Alice entra in scena con un cognome che non si può sussurrare. Di quelli che sollevano aspettative,
che creano equivoci. Tutti si aspettano quel qualcosa. Ma Alice no. Alice non canta De André. Non per
ribellione, né per distanza. É che la voce di Alice non imita, racconta. Non si alza per fare il verso: si
abbassa per farsi ascoltare. C’è una storia - anzi, tante. Un nonno mai conosciuto, canzoni che hanno
segnato i passi, profumi di Sardegna, ricordi rubati. E poi c’è lei, Alice, che prova - con grazia e
un’ironia disarmata - a diventare sé stessa. E’ uno spettacolo dopo De André. Un omaggio rovesciato.
Un modo per dire: sì, mi chiamo così, ma adesso ascolta il resto.