Anni '90, noi c'eravamo: è l'ora di Carmen Consoli

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Carmen Consoli: a febbraio riparte il tour della cantantessa

Partirà da Roma, il primo febbraio 2010, il nuovo tour di Carmen Consoli che seguirà l'uscita dell'album, prevista per il 30 ottobre.
Venerdì 9 ottobre, intanto, sarà trasmesso in tutte le radio il nuovo singolo di Carmen, intitolato Non molto lontano da qui.

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Martedi 6 ottobre 2009

"Ed è forte quello che ho dentro / distante dalla mediocrità / ho rischiato di perdere tutto / per non subirla" (La bellezza delle cose, Confusa e Felice, 1997).

Lo penso anche io: ci vuole un bel po' di presunzione, per scrivere un testo così. Ma lo sguardo storto di Carmen Consoli mi guarda tutte le mattine dal manifesto che rubai per strada nel 2000, e che ho appeso in camera: capirete che mi è sacra come una vacca agli indiani. Le perdono tutto: anche la poca modestia, se penso alla sua storia all'epoca.
Siamo nel 1997: approda a Sanremo con Confusa e Felice (forse la sua unica canzone che parli di un amore fortunato), che darà il titolo all'album uscito dopo il Festival.

Già passata sotto il sacro fuoco della TV l'anno prima a Sanremo Giovani con Quello Che Sento e Amore di Plastica (scritta con Mario Venuti), Carmen arriva, ad appena ventitre anni e già un disco alle spalle, alla prima esperienza senior sul palco dell'Ariston. È snobbata dalle giurie (lo sappiamo, la strada di tanti successi della musica italiana è lastricata dalle pietre tombali di infauste esperienze sanremesi) ma esaltata dal pubblico, letteralmente travolta dal successo, inatteso e sorprendente nei numeri, del singolo nelle radio.
L'LP vende dieci volte il precedente Due Parole (ricordate quando scrivevo di case discografiche che investivano sui giovani?): così nel giro di pochi mesi quella sconosciuta ragazza catanese che cantava soul e blues nei pub di Catania diventa una delle protagoniste della musica nazionale. È forse l'esperienza più emblematica del regionalismo musicale degli anni '90: dietro Carmen c'è la Cyclope di Francesco Virlinzi, produttore catanese che dall'inizio del decennio lavora per promuovere la dinamica scena musicale cittadina.

Confusa e Felice è un disco composito e ibrido, figlio dell'immediatezza con cui fu scritto e registrato, travolto dall'entusiasmo artigiano dei musicisti coinvolti. Carmen redige una tracklist obliqua e un po' urgente, fatta di momenti di delicata intimità, che nella registrazione paiono rubati ad esperienze live, in presa diretta; così come ad alcune incursioni rock, accese e pungenti, che sfondano nel pop degli episodi più "commerciali": è il caso di Confusa e Felice, con quel ritornello troncato che i discografici non digerivano, o Venere, che ascoltata oggi riverbera il rock sound italiano più genuino di quegli anni, da Vasco a Ligabue.

Carmen scrive brani che spesso aggirano la classica struttura musicale pop rock, ingannando l'orecchio dell'ascoltatore che si trova d'improvviso su strade diverse da quelle attese, ma ad essere spesso imprevisti sono anche gli esiti dei testi. La cantantessa si è fatta conoscere fin da subito come l'autrice italiana con la miglior padronanza della lingua italiana, sia a livello di lessico che di capacità di adattarlo alla metrica musicale. Nell'Italia musicale fatta di parole tronche e piane, in cui "amore" finisce a far rima con "cuore", e gli accenti delle parole si incastrano a fatica con quelli del rock, Carmen se la prende larga e comoda, tra passati remoti, verbi riflessivi, avverbi lunghissimi, vocaboli desueti (al volo: scalfirci, sopporterei, sorprenderci, timorosa, circostanza, massacrante, stipati): musica e parole sono al servizio del messaggio e non il contrario.

Predominano i sofferti rapporti d'amore della ventenne, in cui l'emancipazione musicale della donna Carmen si riflette nella descrizione di un archetipo maschile debole ed insicuro (Fidarmi delle Tue Carezze), quando non è contraddittorio e bugiardo (Blunotte, Fino all'ultimo, Venere), ma non solo. Carmen ha anche l'ambizione di portare il proprio discorso musicale fuori dalla sfera intima e personale: è il caso di Un sorso in più, testimonianza di una ebrea deportata dai nazisti, e Per Niente Stanca, denuncia sarcastica dell'indifferenza di fronte alla conclamazione dell'AIDS.

I due brani segnano un passaggio importante: la prima è una ballad dolce e delicata, quasi incongruente con il testo crudo e diretto ("affamati assetati privati dei nostri vestiti / ed era come ingoiare vetro"); invece la seconda (che originò la leggenda metropolitana su una presunta malattia di Carmen), ironica e tagliente nelle parole, si riflette perfettamente nel wall of sound della band, su cui indugia il fraseggio arabeggiante di Massimo Roccaforte e la voce di Carmen si fa dura, urlata, disperata.

Da lì in poi Carmen non si è più fermata, seguendo un percorso che l'ha confermata come una delle artiste musicali (come autrice e come interprete) più importanti della scena musicale nazionale: frutto del suo talento e della sua pervicacia, ma certo anche di un momento speciale della musica italiana.
Perché in fondo, nostalgie a parte, la domanda è una sola: oggi Carmen Consoli arriverebbe ad una vetrina importante come Sanremo? Ditemi la vostra.

Simone Nocentini

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