Scritta da Jean Anouilh nel 1941, durante l’occupazione nazista della Francia, Antigone rilegge il mito sofocleo come una potente riflessione sul conflitto tra legge e coscienza, obbedienza e dissenso.
Nella visione di Roberto Latini, lo scontro tra Antigone e Creonte sul corpo insepolto di Polinice diventa un gioco di riflessi. Oltre l’età, il genere e l’appartenenza, Antigone porta con sé qualcosa di Creonte e Creonte conserva l’ombra di Antigone. La regia esplora questa ambiguità, interrogando il pubblico su una domanda ancora aperta: siamo Antigone o Creonte, o lo siamo stati entrambi in momenti diversi della nostra vita?
Roberto Latini interpreta la protagonista e costruisce un racconto a più voci, in cui i personaggi si specchiano gli uni negli altri, dando forma a una riflessione universale sul senso della giustizia, sul rapporto tra le leggi e la vita e sulle contraddizioni dell’essere umano. Perché, in fondo, il teatro continua a porci la stessa domanda: essere uomini o essere umani?