Una città brucia e le fiamme si riflettono e riverberano nelle acque del mare che ne lambiscono le sponde. Da dove guardiamo i bagliori e i flutti si confondono e il cielo amplifica le luci generate dall’incendio. Raccogliamo le ceneri della combustione e tracciamo le vicende dei corpi attraversati dalle nubi e dall’impeto del fuoco.
Ritroviamo una storia d’amore scolpita dalla furia degli elementi. Riconosciamo il volto della Regina esule di Cartagine e la figura del profugo troiano Enea. Il confronto diretto con il capolavoro barocco di Henry Purcell “Dido and Aeneas” — una delle visioni più cristalline e luminose della tragedia latina — produce una riscrittura
elettroacustica dell’intera partitura e le parole del libretto che evocano avvenimenti naturali come tempeste, nubi e rocce fuse dalla lava, sostengono e alimentano l’apparato coreografico e scenico del lavoro.
Il cielo e il corpo umano sono corrispondenti. Ogni cataclisma custodisce la potenza grezza del sereno e la
possibilità di lacerare, rovesciare ossibilità di lacerare, rovesciare e trasformare radicalmente ogni cosa.
Dewey Dell