Il giorno dopo la sepoltura del padre nel giardino di casa, una famiglia si ritrova per onorarne il ricordo e, tra frasi sospese e gesti accennati, lentamente si solleva il velo sugli antichi conflitti e dissapori, facendo così riaffiorare ferite latenti che la vita ha rimarginato, ma solo in superficie.
Nel succedersi delle scene, il tempo sembra ora dilatarsi ora restringersi come in un flusso di pensiero a fisarmonica, calato dentro un non luogo, dentro uno spazio scenico che potrebbe assomigliare a una camera ardente, o a una casa abitata da fantasmi in cerca di pacificazione, o forse a un luogo liminale sospeso tra vita e morte. I personaggi a poco a poco si fanno specchio di un passato ingombrante, attraversando lo spazio dell’ignoto, si calano nel buio, lo interrogano, lo temono, rincorrono amori impossibili, rimpiangono parole non dette, rivelano segreti impolverati, e si ribellano ai ruoli prefissati perdendo certezze e verità presunte. E così, come in un atto collettivo di rivelazione, infrangono l’ipocrisia delle ‘buone abitudini’ di famiglia, fino alla catarsi.