Figli d'anima in scena al Teatro Gobetti di Torino

ph. Emanuele Basile ph. Emanuele Basile
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DA Martedì21Ottobre2025
A Domenica26Ottobre2025
Evento terminato

Martedì 21 ottobre 2025 alle 19.30 debutta in prima nazionale al Teatro Gobetti Figli danima. Incontri che possono cambiare una vita, scritto e diretto da Simone Schinocca. Lo spettacolo, il cui titolo è ispirato al modo in cui Michela Murgia parlava del suo nucleo familiare scelto, pone al centro il tema dell’affido, esplorando la genitorialità e il legame profondo della filiazione. Il testo propone un viaggio tra famiglie naturali e famiglie “scelte”, nate da incontri che cambiano la vita. In scena Antonella Delli GattiCostanza Maria FrolaMarco Musarella e Michela Paleologo, luci e scene Florinda Lombardi, costumi Agostino Maria Porchietto. Prodotto da Tedacà, in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Fertili Terreni Teatro e con il sostegno di Casa Affido della Città di Torino, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Gobetti fino al 26 ottobre.

Grazie alla collaborazione e al sostegno di Casa Affido della Città di Torino, Simone Schinocca ha realizzato un lavoro di ricerca e scrittura che prende il via da una serie di interviste, condotte con persone che hanno scelto di aprire la propria casa e con ragazze e ragazzi che, arrivando da esperienze di trascuratezza e abbandono, hanno avuto la possibilità di riscoprire e riscrivere il loro concetto di famiglia.

Lo spettacolo prende forma partendo dalla riflessione su due espressioni: “figli dell’anima” e “shamandura”.Figli dell’anima” si riferisce a una pratica diffusa in passato in Sardegna, che consisteva nell’affidare spontaneamente il proprio figlio biologico ad altri adulti, generalmente senza figli, appartenenti alla stessa comunità ma non necessariamente alla propria rete familiare. Questa forma di sostegno comunitario non era regolamentata da carte formali; se ne trova traccia solo nelle testimonianze di chi ha vissuto tale esperienza, o negli atti testamentari in cui i figli dell’anima venivano nominati eredi da chi li aveva accolti come figli propri.
“Shamandura”, invece, è un termine arabo che significa “ormeggio” e indica l'attracco a cui l’imbarcazione deve legarsi quando si trova in mezzo alla barriera corallina, per evitare di rovinarla. Un ancoraggio che offre la possibilità di fermarsi, riposare, passare la notte in un luogo riparato da correnti e mareggiate, ma senza danneggiare nulla di quello che sta intorno. Shamandura, per alcuni pescatori della Sicilia e della Sardegna, è anche quel luogo dove le onde del mare in tempesta si infrangono sulla scogliera e, tornando indietro, si scontrano con le onde in arrivo e creano una superficie di mare più calma.

Orari degli spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.45; domenica ore 16.00

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