Torino, 30/08/2025.
Si può davvero trovare del tartufo a Torino? La risposta è sì, anche se con molte precisazioni. Non serve andare fino alle Langhe o nel Monferrato per imbattersi nelle trifole: i parchi cittadini, in particolare la Pellerina, custodiscono da sempre un patrimonio nascosto che i cercatori più esperti difendono con cura. All’alba, armati di cani dal fiuto infallibile, si aggirano tra roveri, querce e pioppi, tornando spesso a casa con scorzoni o, nei periodi giusti, perfino con esemplari di tartufo bianco.
Quella del tartufo è però un’arte antica tutt’altro che improvvisata. Serve un cane addestrato, conoscenze botaniche e il rispetto di un calendario preciso, che prevede fermi biologici nei mesi di maggio e settembre per proteggere la risorsa naturale. A questo si aggiunge la normativa: per diventare trifulau occorre superare un esame e versare un contributo annuale, che la Regione reinveste in attività di tutela e valorizzazione.
Torino e la sua cintura sono riconosciute aree naturalmente vocate alla produzione di tartufo: dal 2007 sono stati mappati circa 5 mila ettari ad alta attitudine, una superficie destinata ad aumentare grazie alla nuova carta delle potenzialità in corso di elaborazione. E non è un caso se la città, da sola, produce il 15% dei tartufi della provincia, che a sua volta vale un quarto della produzione piemontese.
I numeri raccontano di un tesoro urbano sorprendente, ma anche fragile. La qualità delle trifole torinesi può essere pari a quella delle zone più celebri, ma le condizioni ambientali urbane possono comprometterne la commestibilità. Inoltre, il cambiamento climatico riduce le rese: vent’anni fa i raccolti erano dieci volte più abbondanti. Per questo i cercatori chiedono leggi che proteggano il patrimonio arboreo e garantiscano condizioni favorevoli alla crescita dei funghi ipogei.
Così, nei boschetti cittadini come lungo i corsi d’acqua, il tartufo resta un piccolo segreto di Torino. Non visibile a tutti, non semplice da ottenere, ma ben radicato sotto i nostri piedi. Una presenza che rende unica la città, capace di custodire, accanto ai monumenti e ai mercati, anche l’odore prezioso delle trifole.
Di Giulia De Sanctis