Torino, 08/05/2025.
Il Teatro Regio di Torino continua a essere un punto di riferimento per la città: un luogo simbolico, capace di riflettere e interpretare l’identità torinese. Non solo un teatro, ma uno spazio aperto, dove la musica e lo spettacolo diventano strumenti di confronto, riflessione e bellezza condivisa.
In un momento storico che ci invita a compiere scelte consapevoli, il Regio si propone come guida e riferimento, capace di coniugare radici storiche e sguardo innovativo, promuovendo l’arte anche come veicolo di responsabilità sociale.
La stagione 2025/2026 si apre all’insegna di una visione solida e a lungo termine. A confermarlo è la recente nomina del Maestro Andrea Battistoni a Direttore musicale, scelta che punta su progettualità e qualità. Il cartellone accoglie due grandi nomi della scena internazionale, Roberto Bolle e Riccardo Muti, e propone un programma ampio e articolato, che unisce i titoli del grande repertorio a nuove produzioni, pensate per coinvolgere pubblici diversi.
Il Regio si conferma così uno specchio del nostro tempo, un teatro che affronta le contraddizioni della contemporaneità: le tensioni tra desiderio e potere, tra scelte individuali e destino collettivo, tra intimità e dimensione pubblica. In scena, tragedia e commedia convivono, offrendo chiavi di lettura sul presente.
Al centro di tutto, l’idea di un teatro inclusivo e accessibile, attento alle nuove generazioni, al pubblico affezionato e a chi si avvicina per la prima volta all’opera.
“Il Regio è un patrimonio di tutti, un bene comune da sostenere e condividere”, dichiara Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino e Presidente della Fondazione Teatro Regio. “È un luogo in cui riconoscersi, emozionarsi, crescere. E ogni stagione è il frutto del lavoro e della passione delle persone che ogni giorno rendono possibile questa eccellenza.”
Dieci opere, quattro nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza: sono questi i numeri della prossima stagione del Teatro Regio, che prende forma attorno al tema del Rosso – simbolo di passione, pericolo, ferite e slanci creativi. Un cartellone che intreccia potere e libertà, in risonanza con le tensioni del nostro tempo, e riafferma il teatro come spazio vivo di emozione e riflessione.
A dare il via alla stagione sarà Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, in scena dal 10 al 23 ottobre. L’opera, nata proprio al Regio nel 1914, torna con una nuova regia firmata da Andrea Bernard e con la direzione musicale di Andrea Battistoni. Protagonisti: Roberto Alagna, Barno Ismatullaeva e George Gagnidze. Tratto da un testo di D’Annunzio e ispirato al V canto dell’Inferno, il melodramma affronta l’amore proibito come atto di ribellione.
Dal 8 al 16 novembre sarà la volta de Il ratto dal serraglio, nella versione pensata nel 2024 da Michel Fau per l’Opéra Royal de Versailles. Una lettura teatrale ambientata in un Oriente immaginario e brillante. Sul podio, debutta a Torino Gianluca Capuano, premiato con l’Abbiati 2022. Nel cast: Alasdair Kent, Antony Leon, Olga Pudova, Leonor Bonilla.
La danza conquista un ruolo centrale: dal 27 al 29 novembre Roberto Bolle presenta per la prima volta a Torino Caravaggio, creazione di Mauro Bigonzetti con musiche di Bruno Moretti ispirate a Monteverdi. Segue, dal 5 al 14 dicembre, Romeo e Giulietta di Prokof’ev nella coreografia di John Cranko, con il Balletto del Teatro Nazionale di Praga. Chiude il trittico Il lago dei cigni di Čajkovskij (19-28 dicembre) con l’Opera Nazionale di Riga, nella storica versione coreografata da Petipa e Ivanov.
Il nuovo anno parte il 20 gennaio con La Cenerentola di Rossini, diretta da Antonino Fogliani con la regia di Manu Lalli. Vasilisa Berzhanskaya veste i panni della protagonista, affiancata da Nico Darmanin, Roberto De Candia e Carlo Lepore.
Momento clou della stagione sarà Macbeth di Verdi, dal 24 febbraio al 7 marzo, con Riccardo Muti sul podio e la regia di Chiara Muti. Luca Micheletti nel ruolo del titolo, con Lidia Fridman, Giovanni Sala e Ildebrando D’Arcangelo.
Dal 31 marzo al 12 aprile va in scena per la prima volta al Regio Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc. La regia, firmata da Robert Carsen, riprende l’allestimento ideato per il Dutch National Opera & Ballet. L’opera affronta con forza il tema del sacrificio e della fede nel pieno del Terrore rivoluzionario.
Chiude la stagione un doppio appuntamento con nuove produzioni. I puritani di Bellini, dal 14 al 23 maggio, saranno diretti da Francesco Ivan Ciampa con regia di Pierre-Emmanuel Rousseau. Tra gli interpreti: John Osborn, Gilda Fiume, Simone Del Savio.
Ultimo titolo in programma è Tosca di Puccini (13-25 giugno), in un allestimento visionario curato da Stefano Poda e diretto da Renato Palumbo. Chiara Isotton interpreta la protagonista, con Martin Muehle e Roberto Frontali.