Il Club Fruttero: la Mostra
Dal 24 aprile al 30 maggio 2026 presso il Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino (Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9) è aperta al pubblico l'esposizione Il Club Fruttero: la Mostra, in occasione dei 100 anni dalla nascita di Carlo Fruttero. Ingresso gratuito da lunedì a sabato in orario 9.30-21.00.
Carlo Fruttero è stato uno scrittore, traduttore e consulente editoriale tra i più acuti, divertenti e originali del Novecento italiano. Ma prima di tutto è stato un grande lettore. Ha letto senza gerarchie, per lavoro e per passione: grandi classici, fantascienza e gialli, storie di fantasmi e di guerra, casi di cronaca nera, drammi e fumetti. Ha scritto, annotato e riletto centinaia di pagine di appunti, da cui nasce tutto: i libri con Franco Lucentini, gli articoli per i giornali, gli ultimi libri a sua firma. Nel 2026 Carlo Fruttero avrebbe compiuto cent’anni e per l’occasione, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che conserva il suo archivio personale, non celebra una ricorrenza. La trasforma in un progetto: il Club Fruttero. Ideato con il coinvolgimento diretto delle eredi Maria Carla e Federica Fruttero, e sviluppato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e Università Iulm, il Club Fruttero è un programma culturale diffuso che attraversa luoghi, linguaggi e pubblici diversi.
Il Club Fruttero: la Mostra entra in questo processo. Non racconta una vita, ma rende visibile un modo di lavorare. Il percorso non è cronologico ma tematico. Ogni sala affronta un aspetto del suo lavoro coinvolgendo il visitatore più che guidarlo. L’ingresso è segnato da un portale che introduce al percorso. Lungo le sale, le teche dedicate affiancano ai nuclei principali una serie di aneddoti e materiali che aprono scorci sul suo lavoro. Dal Libro dei nomi di battesimo alle veline delle scatole di scarpe per una campagna promozionale, alle scatolette: ogni oggetto può diventare materia editoriale. Al centro si impone il lavoro a quattro mani con Franco Lucentini. Le bozze e le pagine annotate del dattiloscritto A che punto è la notte sono affiancate da taccuini preparatori, appunti e materiali della campagna promozionale che ha accompagnato l’uscita del libro, con le vetrine dedicate a Milano, Torino e Roma: un processo lungo sette anni, visibile nelle sue stratificazioni. Accanto, carte manoscritte e strumenti raccontano la costruzione condivisa dei testi. Due sezioni sono dedicate al lavoro editoriale: dalla collana Presa diretta, con le sue scelte controcorrente tra gli anni Sessanta e Settanta, all’esperienza di Urania. Pubblicare significa scegliere ed esporsi: non selezionare per confermare, ma per discutere e mettere in discussione.
Tra i materiali emergono anche documenti meno noti. La sua prima traduzione pubblicata: una pièce di Cocteau Les Mariés de la Tour Eiffel per la rivista teatrale Il Dramma nel 1946. Una lettera inedita della fotografa, scrittrice e attivista Carla Cerati che racconta di aver rinunciato a una manifestazione pro-Vietnam per continuare a leggere La donna della domenica: un gesto indicativo della forza che un libro può esercitare. Nella stessa direzione si collocano le lettere di Samuel Beckett a Fruttero, il suo traduttore italiano, che introducono il tema del lavoro invisibile di traduzione, fatto di scelte continue e negoziazioni. Tra taccuini, appunti e manoscritti, il suo lavoro restituisce un rapporto diretto con la scrittura a mano, composto di segni e correzioni, sempre con un Tratto Pen tra le mani: la penna-pennarello che ha accompagnato il suo lavoro quotidiano e ne ha segnato il ritmo.
La mostra non si limita a esporre: invita a intervenire e giocare, votando il proprio incipit preferito e portandolo allo stand della Fondazione Mondadori al Salone Internazionale del Libro di Torino (in programma da giovedì 14 a domenica 18 maggio 226): in cambio, proprio un Tratto Pen. La lettura torna ad essere un atto attivo, non un consumo. Anche la sala dedicata all’esperienza televisiva dell'Arte di non leggere insiste su questo aspetto: parlare di libri come esercizio pubblico di selezione, non come elenco. Il percorso si chiude in una sala che tiene insieme gli estremi. All’inizio, alla fine accosta uno scritto giovanile e il taccuino di La linea di minor resistenza, tra le ultime opere pubblicate: materiali lontani nel tempo che mostrano la stessa pratica, lo stesso modo di lavorare.
La mostra è affiancata da una serie di appuntamenti fino a novembre 2026, che ne ampliano il racconto e ne attivano i contenuti in forma partecipata. il Club è aperto. Si entra, si partecipa, si prende posizione. Ogni evento lascia un segno, un timbro sulla tessera del Club, una traccia di un percorso personale.