Circle Mirror Transformation in scena al Teatro Carignano

Foto della Compagnia ph. Virginia Brown Foto della Compagnia ph. Virginia Brown
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DA Martedì07Aprile2026
A Domenica19Aprile2026

Martedì 7 aprile alle 19.30 debutta in prima nazionale al Teatro Carignano Circle Mirror Transformation della drammaturga americana Annie Baker, vincitrice del Pulitzer nel 2013, nella traduzione di Monica Capuani e Cristina Spina. La regia sarà curata da Valerio Binasco, direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, che sarà in scena insieme a Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta. Le scene sono di Guido Fiorato, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Alessandro Verazzi, il suono di Filippo Conti, video di Simone Rosset. Prodotto dal Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale, lo spettacolo rimarrà in scena al Teatro Carignano fino a domenica 19 aprile 2026 e sarà poi in tournée in diverse città italiane. Circle Mirror Transformation è presentato su licenza speciale della United Talent Agency e per il tramite dell’Agenzia Danesi Tolnay.

In concomitanza col debutto è programmato un incontro col pubblico, nell’ambito di Retroscena, l’8 aprile 2026 alle 17.30. Le repliche dal 14 al 19 aprile saranno accessibili.

Circle Mirror Transformation è una delle opere più celebri di Annie Baker, drammaturga americana acclamata per il suo stile minimalista e l’abilità nel catturare la vita quotidiana con sensibilità e ironia. Cinque sconosciuti si ritrovano in una sala anonima di provincia per un corso di teatro: così inizia la pièce, che racconta con delicatezza e ironia le fragilità e i desideri nascosti dell’animo umano. Attraverso sei settimane di esercizi teatrali, i protagonisti scoprono legami inaspettati, tra momenti comici e toccanti… Un’opera tenera, sorprendente e intensamente vera, che riflette sul teatro, la vita e il tempo che ci attraversa. Con dialoghi realistici e silenzi carichi di significato, Baker esplora i micro-drammi dell’esistenza e le trasformazioni interiori che avvengono anche nei contesti più ordinari. Vincitrice dell’Obie Award e rappresentata in tutto il mondo, quest’opera è un inno sottovoce alle imperfezioni, alla connessione e alla potenza del non detto, temi cardine dell’intero corpus della drammaturga.

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