Matthias Martelli in Mistero buffo, di Dario Fo

Mistero buffo © Giorgio Sottile Mistero buffo © Giorgio Sottile
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DA Giovedì05Marzo2026
A Domenica08Marzo2026

Dal 5 all'8 marzo 2026 (giovedì e sabato ore 19.30; venerdì ore 20.45; domenica ore 16.00) al Teatro Carignano di Torino (piazza Carignano 6) Matthias Martelli porta in scena Mistero buffo di Dario Fo, nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, è inserito nelle celebrazioni per i cento anni di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame. Biglietti da 12 euro (ridotto under 18) a 39 euro (intero, primo settore di platea)

Il verbo delle giullarate torna al pubblico, in questo spettacolo, con una nuova energia, dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con il suo mix esplosivo di comicità, poesia e denuncia sociale. Scritto nel 1969, è considerato il seme del teatro di narrazione: un atto unico composto da monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati attraverso il grammelot, la lingua onomatopeica che rese celebre Fo.

Dario Fo costruì Mistero buffo a partire dalla sua profonda immersione nel teatro popolare, nelle giullarate e nelle tradizioni orali lombarde. L’opera nacque dal desiderio di riportare sulla scena la vitalità irriverente dei giullari medievali, capovolgendo lo sguardo sulle storie sacre e restituendole al pubblico attraverso un linguaggio immediato e anticonvenzionale. Fo intrecciò brani evangelici apocrifi, racconti popolari e testi medievali, rielaborandoli in una «lingua reinventata» - un grammelot modellato sui dialetti padani - capace di trasformare il racconto in un gesto insieme sonoro, comico e politico.

Concepito come un lavoro destinato alla performance del solo attore, lo spettacolo si fonda sull’uso potente del corpo, della gestualità e dell’onomatopea, recuperando la dimensione orale e spettacolare del narrare dal vivo. Capolavoro della drammaturgia del Novecento, Mistero buffo si è arricchito nel tempo di nuove edizioni e materiali, anche grazie al lavoro condiviso con Franca Rame, fino a diventare il testo-simbolo dell’impegno artistico e politico di Fo.

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