Torino, 31/01/2026.
Torino è stata travolta da un sabato di caos e guerriglia urbana che ha trasformato il centro cittadino in un campo di battaglia. Quella che era nata come una mobilitazione di massa contro il governo e lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, è degenerata in una serata di violenze sistematiche, culminata in scontri diretti tra centinaia di antagonisti e forze dell'ordine tra le strade di Vanchiglia e corso Regina Margherita.
La giornata era iniziata sotto una fitta sorveglianza, con circa 20.000 persone radunate in tre punti strategici: le stazioni ferroviarie e la sede universitaria di Palazzo Nuovo. Nonostante la partecipazione di delegazioni internazionali, sindacati e figure del mondo della cultura come Zerocalcare, la prima parte del pomeriggio è defluita senza incidenti, con i manifestanti che rivendicavano il diritto all'esistenza degli spazi sociali e si opponevano alla "repressione" istituzionale.
La frattura è avvenuta intorno alle 18:00. Un gruppo di circa 500 militanti, con volti travisati e attrezzati con scudi di legno e metallo, ha abbandonato il percorso concordato per puntare verso l'ex sede di Askatasuna. Per oltre due ore, corso Regina Margherita è diventato teatro di:
Al termine degli scontri, il sistema sanitario ha registrato almeno sei feriti tra i civili e cinque tra le forze dell'ordine. La Questura, che aveva già effettuato numerosi sequestri di armi e strumenti atti all'offesa prima dell'inizio del corteo, ha proceduto a diversi fermi e all'emissione di fogli di via obbligatori.
Mentre il sindaco Stefano Lo Russo annunciava la costituzione del Comune come parte civile e il governatore Alberto Cirio condannava l'uso di slogan partigiani per coprire atti "delinquenziali", il clima politico nazionale si è infiammato. Da una parte, il governo (Meloni e Salvini) ha invocato pene severissime per i responsabili; dall'altra, esponenti di Alleanza Verdi-Sinistra hanno continuato a sostenere le ragioni della piazza, denunciando a loro volta la chiusura forzata degli spazi di aggregazione sociale.
Di Giulia De Sanctis