Torino, 09/12/2025.
A Vinovo, a pochi km da Torino, il Castello della Rovere ha riaperto le sue porte con un progetto che celebra territorio e tradizione: un bistrot dedicato alla cucina piemontese guidato da Sebastiano Sirica, figura storica della ristorazione nel Monferrato.
Per oltre trent’anni Sirica ha lavorato a Calosso, un borgo di 1300 abitanti immerso tra le vigne, con più di 380 aziende vitivinicole. Dall'esperienza della cantina comunale di Calosso, nasce oggi l'identità gastronomica del Castello, che porta nel torinese l'essenza dell'Astigiano.
Il menu punta sulla semplicità curata: pasta fresca fatta a mano, ricette monferrine e materie prime locali. Tra i grandi classici si trovano vitello tonnato, carne cruda, acciughe al verde, insalata russa, Robiola di Roccaverano, oltre a plin, tajarin, gnocchi al Castelmagno e piatti del giorno come il brasato al Nebbiolo. Non mancano i fuori menù stagionali, frutto della creatività della cucina.
Una proposta fedele alla tradizione ma senza formalità, pensata per essere godibile in ogni occasione. Piatti curati, ingredienti di territorio e porzioni generose rendono il bistrot una scelta ideale anche per un pranzo o una cena informale, con un rapporto qualità-prezzo sorprendentemente equilibrato per una cornice così suggestiva.
Accanto al bistrot, l’enoteca raccoglie una selezione di vini dell’Astigiano e vini di Calosso, raccontati da Sebastiano con la passione di un vero oste. Si può pranzare nelle sale rinascimentali o nel dehors con vista sul castello. Gli spazi del castello sono inoltre disponibili per eventi privati, matrimoni e celebrazioni, gestiti da Pop Up Location Wow.
Il bistrot del Castello della Rovere accoglie gli ospiti per tutto l’arco della settimana, con orari pensati per colazioni, pause pranzo e cene rilassate. È aperto dal martedì alla domenica, con servizio continuato nelle giornate più tranquille e doppio turno a cena il giovedì, il venerdì e il sabato. La domenica resta aperto fino al tardo pomeriggio, mentre il lunedì il castello si prende una pausa.
Di Giulia De Sanctis