Torino, 24/11/2025.
Dicembre porta al Circolo dei lettori di Torino uno dei calendari più ricchi dell’anno, con incontri, festival, omaggi ai grandi autori, dialoghi filosofici e appuntamenti dedicati alla narrativa contemporanea. Una programmazione che attraversa letteratura, attualità, classici, musica e laboratori, coinvolgendo ospiti italiani e internazionali e distribuendosi tra il Circolo, il Politecnico di Torino, la Scuola Holden, l’Accademia delle Scienze, i teatri cittadini e il Cinema Massimo.
Si dice spesso che per capire se una storia è una tragedia o una commedia basti guardare come finisce. Ma quando il finale resta aperto, qualcosa cambia: non è più questione di dare una risposta definitiva, ma di lasciare spazio a ciò che non si conosce ancora. È in questa idea di apertura che si muove anche la programmazione del Circolo: un invito a non chiudere, a non affrettare conclusioni, a restare dentro le domande.
A dicembre il Circolo cammina così, con le tasche vuote di certezze e con la porta socchiusa allo stupore. Lo fa con l’8ª edizione del Festival del Classico, dedicata ai temi di Oikonomia e Plutocrazia, che dall’11 al 14 dicembre intreccia lezioni, dialoghi e letture.
Proseguono le Magnifiche ribelli, dedicate alle autrici che hanno sfidato i finali già scritti: Flannery O’Connor, Toni Morrison, Anne Sexton, raccontate rispettivamente da Gaja Cenciarelli, Espérance Hakuzwimana e Sara De Simone.
Il mese ospita anche due omaggi speciali. Il primo celebra i cento anni de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, il 20 dicembre, tra incontri, un brunch a tema e la proiezione al Cinema Massimo in collaborazione con il Museo del Cinema. Il secondo è dedicato a Jane Austen, con un appuntamento su L’abbazia di Northanger, la presentazione della serie audio Audible di Orgoglio e pregiudizio e l’anticipazione della Maratona Jane Austen del nuovo anno.
E poi molti altri incontri, voci e storie che attraversano le sale del Circolo senza mai mettere un punto definitivo. Perché la programmazione di dicembre non vuole chiudere niente: vuole solo continuare a far nascere domande.