Greta Sofia Pilloni
Dal 27 ottobre all'8 novembre 2026 (martedì, giovedì, venerdì e sabato alle ore 20.00; mercoledì alle ore 20.30; domenica alle ore 17.00) al Teatro della Cooperativa di Milano va in scena lo spettacolo Diva (meglio all'inferno sui tacchi che in paradiso con le ballerine), scritto e diretto da Andrea Ibba Monni e interpretato da Greta Sofia Pilloni.
Diva è un monologo comico, irriverente e profondamente umano che prende la forma di uno spettacolo dentro lo spettacolo. Sul palco arriva Greta Sofia, drag queen dalla lingua affilata e dall'immaginazione senza freni, pronta a conquistare il pubblico con la sicurezza di una diva internazionale e la goffa disperazione di chi, nella vita, ha spesso avuto la sensazione di essere fuori posto.
Tra stand-up comedy, confessione autobiografica e teatro di narrazione, Greta Sofia trascina gli spettatori in un viaggio attraverso la propria esistenza: un'infanzia vissuta in provincia, il rapporto complicato con la famiglia, le aspettative sociali, i primi amori, le delusioni sentimentali, la scoperta della propria identità e il difficile tentativo di trovare un posto nel mondo. Ogni episodio diventa occasione per ridere delle proprie ferite e trasformare il dolore in racconto.
Con un linguaggio diretto, popolare e poetico, Diva affronta temi universali come il bisogno di essere amati, la ricerca di riconoscimento, il corpo, il desiderio, la vergogna e la libertà di essere sé stessi. Attraverso aneddoti esilaranti, provocazioni, invettive e momenti di sorprendente tenerezza, lo spettacolo mette in discussione stereotipi di genere, modelli di successo e convenzioni sociali, senza mai rinunciare alla leggerezza e al divertimento.
Greta Sofia si muove continuamente tra il personaggio e la persona, tra il trucco e la verità, mostrando come ogni identità sia una costruzione fragile e meravigliosa. La sua voce diventa quella di chiunque si sia sentito sbagliato, invisibile o inadeguato almeno una volta nella vita. Diva è un inno alla trasformazione, alla resilienza e al potere liberatorio dell'autoironia. Perché quando il mondo ti assegna una parte marginale, l'unica rivoluzione possibile è salire sul palco e diventare protagonista della propria storia.