Da mercoledì 28 a venerdì 30 ottobre 2026, alle ore 20.30, il Teatro Fontana di Milano (via Boltraffio 21) ospita A cena con Macbeth, spettacolo di prosa tratto dall'opera di William Shakespeare: una riscrittura affilata che non tradisce il testo originale per farne emergere la sostanza più pura, brutale e viscerale.
Lo spettacolo è interpretato da Ludovica Baiardi, Raffaele Barca, Alessandro Bergallo, Pietro Fabbri, Marco Rivolta, Graziano Sirressi e Matteo Traverso. Adattamento e regia sono di Emanuele Conte.
Se il tema politico del potere e della sua cieca bramosia resta spina dorsale della vicenda, la vera forza motrice di questo nuovo lavoro diventa per Emanuele Conte l’esplorazione dell’amore indissolubile e ferocemente romantico che lega Macbeth e Lady Macbeth: due metà di uno stesso essere, un’anima scissa in due corpi in cui i due protagonisti mutano pelle, incarnando a vicenda ora l'ambizione pura e spietata ora la coscienza lacerata e paralizzata dal terrore.
Una simbiotica unione criminale di cui il regista sceglie di svelare la radice più umana e profonda, spesso rimasta nell'ombra della critica shakespeariana: la perdita prematura di un figlio, una ferita intima, un dramma devastante tra le cui maglie si sviluppa la sete cieca e spietata dei due protagonisti, in una folle fusione che li condurrà alla reciproca dissoluzione.
Un viaggio al buio nei recessi della colpa proiettato in un’unica dimensione, convulsa e claustrofobica: la tavola di un banchetto che si trasforma, al contempo, in mensa di stato, ara sacrificale e mattatoio dell’anima. Un'esplorazione brutale della bramosia umana, dove delitti, vendette e tradimenti siedono alla stessa tavola e si consumano all'ombra delle buone maniere. Un convivio di sangue e ossessione, una macabra cena di cui le tre Streghe, perduta ogni aura solenne, diventano cuoche sguaiate, volgari e terragne, che, tra vapori di carne e zolfi da cucina, apparecchiano la tavola, impastano gli inganni, dosano il veleno e cucinano la trama.
La tragedia è stata scritta per onorare Giacomo I, un testo nato per celebrare il potere che alla fine diventa critica del potere stesso, della forza cieca, brutale ed eternamente capace di risorgere, come una fenice, dalle proprie ceneri, sempre uguale e sempre diversa.