Il mondo del teatro come un'onda. Non si arresta. Proteste e proposte - Magazine

Il mondo del teatro come un'onda. Non si arresta. Proteste e proposte

Teatro Magazine Giovedì 29 ottobre 2020

Altre foto

Magazine - Domenica pomeriggio (25 ottobre 2020) eravamo in tante/i a teatro, nelle sale da concerto, al cinema su tutto il territorio Nazionale. Già in coda alla biglietteria ci percorreva un brivido perché il DPCM del 25 ottobre era stato annunciato e di lì a breve sarebbe stato firmato. Quella coda e – per fortuna mia – il tutto esaurito al Teatro della Tosse per Art  (regia Emanuele Conte, interpreti Generazione disagio), hanno rappresentato un momento diverso dai tanti altri simili vissuti in molte altre occasioni. C'è chi, come Giuseppe Liotta era al Teatro Storchi a Modena per La mia infinita fine del mondo, o chi come Claudia Cannella sedeva in sala al Teatro della Cooperativa di Milano per Nessun miracolo a Milano, di e con Massimiliano Speziani. Chi al Teatro Verdi di Gorizia_Nova Gorica, come Roberto Canziani per la prima assoluta di Manbuhsona all'interno del Festival transfrontaliero di Danza Contemporanea Visavì. Altri ancora a Firenze, all'auditorium Rosai, per il concerto di una pianista sedicenne, Vera Cecino.  Una nefasta specie di vigilia dal sapore strano: un misto di paura, amarezza, sgomento, mescolato a una sensazione di privilegio perché ci si trovava lì in quel momento come rapinato a un corso inesorabile degli eventi. Accanto a colleghe e colleghi critici, tanto pubblico, nel pieno rispetto delle misure Covid per queste repliche pomeridiane. Per altro già da qualche giorno circolavano dati incoraggianti: delle oltre 347mila persone andate a teatro, dal 10 giugno al 10 ottobre (dati Agis), solo una persona era fin'ora risultata positiva al Covid su un totale di 2.782 spettacoli andati in scena.

Il mondo del teatro con tutte le sue professionalità era e resta in sofferenza dopo la prima fase del Covid-19 ed entra ora in questa seconda fase in una più spiccata criticità a seguito di questa nuova chiusura: da lunedì 26 ottobre fino al 24 novembre. Teatri chiusi con un messaggio pressoché identico su quasi tutte le pagine web dei Teatri Nazionali – Teatro Biondo di Palermo, Fondazione dello Stabile di Torino, Emilia-Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Genova, Teatro di Roma, Teatro di Napoli, Fondazione Toscana Spettacolo – e di quella del Teatro Piccolo di Milano. 

Questa nuova serrata è un'ulteriore shock per il fragile sistema dello spettacolo dal vivo e per i cinema. L'eco rimbalza dai nuovi ai vecchi media e non si contano appelli e lettere indirizzate al ministro della cultura Dario Franceschini. Nella mattina di domenica (25 ottobre) incalzati dagli eventi e dall'imminente discorso del presidente del consiglio abbiamo in molti/e firmato l'appello Vissi d'arte di culturaitaliae.it: alle ore 12 le firme si aggiravano intorno a 4000, oggi se ne sono accumulate 103,367. Altre campagne e petizioni sono partite quella di AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), quella lanciata dalle pagine di change.org "Non chiudiamo cinema e teatri", e poi inziative virali sui social media, per esempio quella condivisa tra attrici e attori: un riquadro nero con al centro la scritta Questa storia non è più disponibile

Nel frattempo l'Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo (Unita), si è attivata e dopo un incontro con Agis ha definito tre obiettivi principali (una sintesi dell'incontro in video qui):

1) applicazione del comma V dell'art. 19 del CCNL per la prosa, ovvero in caso di sospensione dello spettacolo imposta dall'autorità, è dovuta allo scritturato l'intera paga fino alla fine del contratto a parte i primi 5 giorni che vengono pagati al minimo sindacale;
2) fondo di ristoro a tutela dei lavoratori artisti, tecnici, e maestranze in caso di sospensione dell'attività, ovvero una forma di garanzia a cui attingere solo in caso di sospensione dello spettacolo per far sì che si possono onorare i contratti sia per attori che per tecnici e maestranze;
3) teatri aperti e produttivi (con progetti artistici quali streaming, radiodrammi e prove) anche in assenza di pubblico.
A breve un nuovo incontro per definire, sempre con Agis, i rapporti  economici di artisti e maestranze con teatri pubblici e privati.

Tante voci e diverse si sono alzate con forza, da Riccardo Muti a Nanni Moretti e Paolo Rossi, e ne cito ancora altre a braccio da varie parti d'Italia: Emma Dante (regista e drammaturga) che parla esplicitamente di guerra, da 'cane sciolto' che non ha mai avuto uno spazio nella sua città, ora pensa ad azioni decise perché non si può più tacere. Cristiano Corazzari (assessore regionale alla Cultura in Veneto) scrive al ministro della cultura e molti/e altri/e nella sua posizione lo fanno. Si indigna Beatrice Magnolfi (presidente di Fondazione Toscana Spettacolo, Politeama Teatro di Prato e Toscana FederVivo) perché si demolisce tutto quanto costruito faticosamente per rispettare le stringenti misure anti-Covid. Da Napoli l'attore Lino Musella, ricorda il valore della cultura come luogo in cui trovare l'ispirazione per non desistere per continuare a ricostruire in una società che propone solo macerie ai giovani – anche lui come tante/i altre/i ha interotto le repliche dello spettacolo di cui era protagonista, Tavola, tavola, chiodo, chiodo… dalle lettere di Eduardo De Filippo regia di Roberto Andò. Decide di intervenire, eccezionalmente, su Facebook, mezzo di comunicazione che evita volentieri, Carmelo Rifici, direttore della Scuola del Piccolo Teatro di Milano Luca Ronconi e direttore del Teatro LAC Lugano Arte e Cultura, per lanciare un messaggio di solidarietà ad artisti e maestranze e uno per esprimere affetto al pubblico. Fa circolare alcuni suoi pensieri e un manifesto funebre per teatro, artisti e tecnici l'attrice Monica Nappo che il 27 ottobre su RaiStoria era chiamata a vestire i panni di Adele Faccio, militante del Movimento di Liberazione della Donna e deputata del Partito Radicale della seconda metà degli anni '70. Cito questo lavoro per segnalare contestualmente che è notizia di questi giorni quella della chiusura di questo canale. 

La prima reazione di sconforto e rabbia è stata composta ma nettamente condivisa, perché tutta quella parte del settore che aveva i numeri e i metri quadri per poter ripartire ha agito responsabilmente e adottato tutte le misure necessarie per andare in scena in sicurezza dopo l'emergenza sanitaria.  Senza contare gli sforzi per restare in contatto con il proprio pubblico, diversificati e pervasivi, sfruttando tutti gli strumenti delle nuove e vecchie tecnologie cosa che hanno fanno moltissimi/e anche a livello individuale o di compagnia. Richiamare al senso di responsabilità non funziona, dunque, perché proprio su quello il settore ha fondato la propria lenta ripartenza – senza contare che per le piccole sale non si è configurata neanche questa opzione.

La questione è ampia e tocca prima di tutto un settore professionale, molto vasto e ramificato, in molti casi privo di tutele . Riguarda, però, la società civile tutta perché il "giù il sipario" va a contribuire al senso di smarrimento e all'impoverimento culturale già da tempo in atto. Odioso poi sentir ribadire il concetto di cultura come bene non primario e non necessario, mentre lo shopping resta un'attività lasciata completamente libera, anche là dove si tratti di beni non primari e di affluenze in locali chiusi e scarsamente controllati. Questo articolo è ben lungi da voler sminuire l'emergenza sanitaria, ben lungi da ogni negazionismo, nessuno qui intende mettere in discussione la salute, intendiamoci, ma qualche distinguo occorre farlo e valutazioni più specifiche messe in campo settore per settore.

Puntiamo allora lo sguardo sull'onda che muove dalla volontà di trovare soluzioni, reagire, andare al confronto, formulare proposte. Trovare o inventare nuovi 'spazi' di espressione e performance. Nuovi modi di raggiungere il pubblico. Nuovi modi di intendere o testare i propri percorsi artistici. Tante le teste, tante le anime, ma il tempo di reazione è stato quasi dappertutto millesimale e nessuno/a è ora intenzionato a fermarsi. Nessuno/a accetta l'idea della chiusura e, chi a livello individuale, chi più istituzionale propone soluzioni, manifestazioni, iniziative, altre modalità di produzione e fruizione. Da ogni angolo si chiede a gran voce una revisione di questa serrata, sia per riconoscere appieno le tante categorie di lavoratori/trici coinvolte e tutelarle correttamente, sia per non ridurre la nostra società a un silenzio che sa di disperazione, che genera paure, nutre conflitti e alimenta un crescente e diffuso disagio di fronte a un orizzonte oscurato.

Venerdì 30 ottobre è indetta una manifestazione nazionale, denominata L'assenza spettacolare, convocata da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, per difendere i diritti dei lavoratori/trici dello spettacolo in un presidio dalle ore 10 in molte piazze italiane - da Bologna a Bari, da Tornio a Napoli, da Venezia a Roma, da Perugia a Cagliari. 

Lo streaming, criticato da molti/e del settore, ma diventato per tantissime realtà la soluzione immediata, rodata già nella prima fase Covid la scorsa primavera, è ora un modo per mantenere i contratti di lavoro e il rapporto appena ricostruito con il pubblico. Hanno scelto questa via 12 Fondazioni lirico-sinfoniche italiane aderenti ad ANFOLS: pubblico a casa, artisti sui palcoscenici. Così anche realtà più piccole. A Genova è la soluzione scelta dal Teatro dell'Arca all'interno del Carcere di Marassi (Genova) che porta avanti la stagione appena avviata senza far saltare le date in calendario, in scena dunque Buenos Aires...Mi Amour sabato 31 ottobre (ore 20.30). Niente biglietto ma è ben accetta una donazione – si trova tutto sulla pagina FB del teatro. Comportamento analogo adotta Teatro Pubblico Ligure che non cancella la serata con Giuseppe Cederna, Capitani coraggiosi, al Teatro di Sori, il 29 ottobre, mandandola in diretta via FB (ore 21). Il Teatro Akropolis presenta il 29 ottobre il suo festival Testimonianze ricerca azioni su Zoom e così, sfruttando il mondo digitale, la sua stagione il Teatro dell'Ortica la presenta in una conferenza stampa online il 10 novembre. Nel frattempo Palazzo Ducale di Genova in quanto sede museale che secondo il dpcm del 25 ottobre (art. 1, comma 9, punto r) può restare aperta, ha offerto i propri spazi ad interpreti e artisti perché possano trovare un'altra forma espressiva in questi spazi – allo studio alcune proposte su cui presto ci saranno aggiornamenti.

C'è però anche chi in scena doveva andare. Sì, proprio questa settimana. Dopo due anni e mezzo di lavoro, le fruttuose settimane di residenza e 'una bella prova generale' al Teatro Fabbricone di Prato, Frosini/Timpano dovevano debuttare, eccezionalmente affiancati sul palco da Marco Cavalcoli (dal 1997 con Fanny&Alexander)– proprio il 28 ottobre (ore 21) al Teatro India - Teatro di Roma con Ottantanove. Uno spettacolo che è stato anticipato e arricchito da un'intelligente progetto di servizio teatrale telefonico senza scatti alla risposta via Whatsapp, Aspettando Ottantanove. Articolatosi su 8 appuntamenti domenicali per altrettanti ascolti, registrati e rifiniti dal musicista e sound designer Lorenzo Danesin, il ciclo ha vivacizzato e suscitato attesa intorno allo spettacolo con il contributo di artisti tra cui David Lescot (già collaboratore di Frosini/Timpano per Gli sposi), Michele Pagliaroni (attore, regista e drammaturgo e direttore artistico di Urbino Teatro Urbano e del CTU dell'Università di Urbino), Fabio Fassio (autore, attore, regista e collaboratore di Luciano Nattino / Casa degli Alfieri), Gaetano Ventriglia (compagnia Garbuggino/Ventriglia), Ascanio Celestini, in una felicissima lettura anche Ugogiulio Lurini (attore, orgnizzatore, cantastorie e giullare) impegnato su un truce quanto esilarante poemetto eroicomico, molto pulp, di Agostino Fantastici del 1814, Alessandra Di Lernia (attrice e drammaurga) e Ferdinando Bruni (Teatro dell'Elfo). Dello spettacolo senza debutto si è parlato a Radio3 RAI nella trasmissione Teatri in prova guidato da Laura Palmieri – qui il podcast.

Ho scelto di raccontare questo spettacolo che non è potuto accadere, ma come questo molti altri. Scelto tra gli altri perché testimonia come alla chiusura delle sale è corrisposta una nuova ricerca di 'spazio' dell'attenzione, della performance, del teatro. Il dialogo con il pubblico ha sondato nuove forme di mediazione e nuovi media.

Troppi anche quelli le cui repliche sono state interrotte. E anche sugli spettacoli della cosidetta vigilia, di domenica 25 ottobre, ci si poteva giustamente dilungare. La rapida campionatura c'è da augurasi riesca comunque, in qualche modo, a rispecchiare la varietà del panorama teatrale italiano e i nuovi spazi e le nuove comunità che l'emergenza ha portato a costituire e questa è una buona notizia. Di questo, del buono e del cattivo, si voleva testimoniare.

Fotogallery