Pronte Solaris e Grounded: due nuove produzioni del Teatro Nazionale di Genova

Pronte Solaris e Grounded: due nuove produzioni del Teatro Nazionale di Genova

Teatro Genova Sabato 10 aprile 2021

Uno scatto durante le prove di 'Solaris' al Modena per la regia di Andrea De Rosa
© Matilde Pisani
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Genova - Il Covid-19 e il lockdown non hanno spento lo spettacolo dal vivo.

I teatri, le artiste e gli artisti, le compagnie, lo staff tecnico, chi si occupa di produzione, promozione, amministrazione, le tante figure denominate 'operatori/trici' non si sono mai fermate. Sono nati e stanno nascendo di continuo nuovi spettacoli e progetti, molte le attività in corso d'opera, quelle sui social e in streaming e nuove proposte di intrattenimento anche a pagamento. Proteste. Sì, tante. Tante le discese in piazza per fare luce su un settore variegato e ricordare che arte e cultura sono il risultato di un incredibile numero di professionalità maturate sul campo.

Le porte chiuse degli spazi teatrali non si sono mai davvero chiuse alla sua forza lavoro, a chi abita questi luoghi con la propria progettualità. Anche chi spazi non ha, ha ricavato nicchie di dialogo ed espressività tra social e produzioni che hanno rispettato il proprio calendario. Altri/e grazie a occasioni nate per programmi di Residenze - citerò a memoria quelle che hanno lanciato bandi più recentemente: HeartH - ecosystem of arts and theater ideato da Teatri Associati di Napoli e Interno 5 per realtà escluse dal FUS con il sostegno dal Comune di Napoli; il Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt) con la seconda edizione di Residenze Digitali, in partenariato con l’Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT, la Cooperativa Anghiari Dance Hub, ATCL per Spazio Rossellini, il Teatro della Tosse; L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino e La Corte Ospitale di Rubiera; il LAC di Lugano.

Questa lunga premessa per raccontarvi di due nuove produzioni del Teatro Nazionale di Genova portate, come da programma, alla finitura e pronte per il debutto, appena possibile. Si tratta di Solaris di David Greig, tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem e di Grounded di George Brant, entrambi nelle traduzioni di Monica Capuani.

Solaris, nella regia di Andrea De Rosa, poggia su un cast di 5 interpretati: Federica Rosellini, Giulia Mazzarino, Sandra Toffolatti, Werner Waas e, in video, Umberto Orsini. La produzione è stata pensata per un debutto sul palcoscenico del Teatro Modena in cui si sono svolte tutte le prove. Scritto da George Brant, ex-attore trasformatosi in drammaturgo, Grounded è un monologo andato in scena per la prima volta in Inghilterra nel 2013, per la regia di Christopher Haydon, che ha portato la guerra contemporanea, gestita da droni da migliaia di chilometri di distanza, di fronte al grande pubblico, scioccandolo. Lo spettacolo, intepretato da Linda Gennari e allestito sul palco del Teatro della Corte, è diretto da Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova (nominato a fine ottobre 2019 e in attività dal 1° gennaio 2020). 

Fantascienza e cruda contemporaneità non sono mai state più vicine. Da un lato, in Solaris, troviamo un manipolo di umani, gli scienziati di una stazione aerospaziale dopo un periodo di 700 giorni trascorsi in missione, per studiare il pianeta Solaris e il suo fascinoso quanto tossico oceano, colti nel momento del loro recupero per il rientro sulla terra. Solo due dei tre membri dell'equipaggio esplorativo sono in vita, ma la scoperta traumatica è altro: il pianeta sta rapidamente imparando dall'inconscio di questi 'umani-alieni' e in particolare dai reconditi meandri della loro realtà onirica e attraverso questo sistema interviene sulla loro parte psico-emotiva. Dall'altra parte in Grounded, una pilota di F16, giovane donna appassionata del suo lavoro e abituata a fare la guerra attraversando 'il blu' per migliaia di chilometri per poi gettarsi in picchiata e sparare, dopo una maternità viene sottoposta a un riaddestramento per finire a bordo di un camper a pilotare un drone: un velivolo delle stesse dimensioni del suo aereo, ma che non la porterà mai da nessuna parte, tenendola piuttosto inchiodata a uno schermo grigio per dodici ore al giorno, 7/7, e occasionalmente a puntare le proprie armi contro sagome umane in età da militari, 'i colpevoli'.

In entrambi i casi, emergono intelligenze altre che dominano gli esseri umani, li assoggettano e li indeboliscono, infierendo sul loro equilibrio psico-emotivo. Sia il pianeta con le sue strane manifestazioni (prima oggetti della memoria poi figure dalle sembianze umane) sia il drone e la dinamica di azione in team e non nella solitudine del proprio velivolo, portano i protagonisti verso una dimensione di vita umanamente inafferrabile: ciò che appare, non necessariamente è, ciò che si crede sia. Comprendere appieno è impossibile. Confondere realtà e immaginazione o percezione è quasi inevitabile. Restare fedeli a sé stessi missione altrettanto difficile. Soprattutto quale sia la missione in senso morale, scientifico-tecnico ed etico non è più né chiaro né dato sapere. I mondi nuovi che si è chiamati ad abitare non corrispondono più ai modelli con cui si è cresciuti e quelli nuovi sono in contraddizione profonda con i precedenti. 

In modo controintuitivo l'ampio palcoscenico del Teatro della Corte è quello sui cui è stata misurata la produzione del monologo Grounded, confessione intimistica di una donna pilota; mentre lo spazio del Teatro Modena è stato adattato per portare al centro della struttura ottocentesca un'intera stazione aerospaziale dal cui grande oblò si traguarda sull'oceano di Solaris. Gestito su una piattaforma mobile, che si alza e inclina simulando la dinamica e la prospettiva di un velivolo e dell'attacco operato da consolle, Grounded è una narrazione incalzante, che Linda Gennari gestisce con attenzione articolando le sue varie identità, mantenendo una sofferenza di fondo che tutto avvolge. Tenuta insieme dal percorso metamorfico, questa confessione-diario ci porta di fronte a una donna che scopre l'amore e la tenerezza e, poi, la maternità, ma le si chiede di allontanarsi da un'identità più sportiva e sfidante, predisposta al pericolo, all'avventuroso e al rischio. In entrambe le storie, sono l'amore e i sentimenti più profondi, anche legati alla sessualità e alla maternità, ad attraversare la struttura più interna delle due trame.

In Solaris, con uno svolgimento dialogato e corale, gli interpreti ri-costruiscono il contesto accogliendo la collega arrivata a recuperarli. Ognuno rappresenta una cellula e un modo di interpretare la missione e il la propria relazione con il pianeta. Nessuno è protagonista, ma Federica e Rossellini e Giulia Mazzarino guadagnano spazio e centralità costruendo quasi una sottotrama godibile in sé, nella relazione mancata che si ritrovano a poter vivere. Ogni personaggio è vittima del pianeta, che imparate le rispettive debolezze emotive, vulnerabilità e insicurezze, se ne nutre per generare 'visitatori' o 'mostri' tormentando gli umani: forse nel tentavi di comunicare o forse per scacciarli in quanto alieni.  Sul pianeta, dai giorni rossi e altri blu, non si distingue più tra chi è in vita e chi non lo è, le creature generate dal pianeta sono tangibili e interagenti, sono realtà ma non esistono più, fanno parte del mondo dei morti. Così in Grounded gli obiettivi, 'i colpevoli' e i loro veicoli verso cui sparare sempre di più assomigliano alla vita familiare. Le due si mescolano e non basta il filtro di uno schermo e il grigio per riconoscere l'una dall'altra. Il noi e il loro non trova più confine e l'umano è perduto.  

Sedere in poltrone rosse, entrare nel confortevole buio che anticipa l'avvio della messa in scena, lasciarsi andare agli ingressi e alle uscite, lavorare all'interpretazione dell'articolato linguaggio della scena è un'emozione perduta e ritrovata in fretta. Si vive al contempo un senso di alterità nell'essere spettatrici e spettatori di prove generali oggi, in questi teatri desolati e rimasti 'freddi', in questo nostro tempo troncato: si sente mancanza eppure riverbera ancora pienezza, si vive qualcosa che si è perso e che sembra lontano e irrecuperabile. Eppure è lì ancora a portata di mano. Siamo chiaramente di fronte a una svolta, c'è un urgente bisogno di definire nuovi modelli e modalità, forse addirittura di pensare altri spazi e modi di abitare in modo collettivo. C'è bisogno di spostare l'immaginazione più oltre e prevedere il trauma (una ferita che resta aperta e dolente), proprio come raccontano queste due produzioni nel parlarci di parti monche dell'esistenza che ci chiedono conto all'improvviso, così come questa pandemia e il suo morso stanno lasciando su tutte/i indelebili cicatrici ed esperienze dolorose e dolenti che sarà difficile guarire fino in fondo.

Impedire al pubblico ci accedere a platee, palchi e palchetti (per quanto non si metta in dubbio la gravità della pandemia) sta rendendo la creatività e il fare artistico monco e fragile, togliendo lavoro da un lato e dall'altro spogliando intere generazioni dell'opportunità di crescere. Lo sguardo e i corpi di spettatrici e spettatori sono un complemento essenziale per ogni produzione. Pagare un biglietto per accedere alla cultura significa riconoscere il settore nella sua interezza, come realtà industriale che produce PIL ma che produce anche Gross Domestic Happiness (GDH) - un diverso indice che calcola lo Sviluppo e Benessere Sociale e Sostenibile - perché promuove la crescita di una società, in una forma più profonda, pervasiva e duratura. Come cittadine e cittadini siamo più povere/i ogni giorno che passa perché l'accesso alla cultura dal vivo è negato. La deprivazione sta nutrento un malessere già da tempo florido, sempre più duro da scalfire e pre-esistente il Covid-19. 

Riapriamo i teatri!

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