Fase 2 a Genova: «Una rete ciclabile d'emergenza di 130 km». La proposta Fiab e Confprofessioni

Fase 2 a Genova: «Una rete ciclabile d'emergenza di 130 km». La proposta Fiab e Confprofessioni

Attualità Genova Sabato 2 maggio 2020

© Pixabay

Genova - La bicicletta sarà davvero il mezzo della Fase 2? In questi giorni si è parlato molto di utilizzo della mobilità dolce per risolvere i problemi che si creeranno con il necessario distanziamento sociale sui mezzi pubblici, a Genova e in tutta Italia. Infatti, se con la ripresa delle attività lavorative anche solo il 10% dei 369.000 utenti che ogni giorno usano i mezzi Amt a Genova dovessero decidere di non tornare all’utilizzo dei mezzi pubblici, ci troveremmo improvvisamente per strada 37.000 auto o moto in più oltre a quelle che già “normalmente” affollavano le strade.

Confprofessioni Liguria e Fiab Genova, in attesa di quali saranno le misure del Comune di Genova e della Regione Liguria per la fase 2, hanno presentato una proposta articolata per la realizzazione, in tempi brevi e con impiego di risorse limitate, di una rete ciclabile di emergenza in tutti i Municipi cittadini. Si tratta complessivamente di 130 km di percorrenza lungo la costa e lungo le due valli principali con collegamenti con il centro città. La rete è continua e consente alle persone che vogliono o devono usare la bicicletta (o il monopattino) di spostarsi agevolmente nella maggior parte dei quartieri e sicuramente nella parte bassa e di media collina di tutta l’area urbana. Qui una visione complessiva della rete ciclabile d'emergenza. Per ogni singolo Municipio è stata poi fornita al Comune una carta dettagliata, frutto di sopralluoghi sul territorio da parte dei volontari Fiab, nella quale sono stati indicati gli interventi necessari per rendere sicura la rete.

Ma in cosa consiste una rete ciclabile d’emergenza? Ecco le parole di Romolo Solari, presidente di FIAB Genova: «si tratta di una percorrenza ciclabile realizzata a seguito di interventi “leggeri” sulle strade quali corsie ciclabili disegnate a lato della carreggiata, creazione di zone a 30 km/h, installazione di lanterne semaforiche per biciclette, creazione di attraversamenti ciclabili, case avanzate per bici ai semafori, utilizzo di alcune corsie bus, doppio senso ciclabile in alcuni sensi unici per auto. I principi base, non derogabili, dello studio sono:

  • Lo spazio per la mobilità dolce deve essere creato senza ridurre quello già dedicato ai pedoni e ai mezzi pubblici;
  • La condivisione degli spazi per la mobilità dolce può essere solo tra mezzi omologhi, quindi biciclette muscolari, biciclette elettriche e monopattini. Per ragioni di sicurezza, non si possono far condividere gli stessi spazi ad altri mezzi, sia a motore tradizionale che elettrico, perché nulla cambierebbe in merito a velocità, ingombro, pericolosità e incidentalità di questi ultimi;
  • In moltissimi casi gli interventi sono possibili semplicemente applicando le norme tecniche del codice della strada, in alcuni casi sarà opportuno introdurre i cambiamenti normativi richiesti da ANCI purché garantiscano:
    a) l’inviolabilità degli spazi da parte dei mezzi motorizzati;
    b) la sicurezza di chi usa questi spazi.

Roberto De Lorenzis, presidente di Confprofessioni Liguria, spiega che: «Per le decine di migliaia di professionisti e dei loro collaboratori che operano a Genova è di fondamentale importanza avere un sistema di mobilità che consenta gli spostamenti nella massima sicurezza rispetto ai rischi di contagio da covid-19. Inoltre questa iniziativa è nel solco dell’altra che ha già portato Confprofessioni a donare al Comune di Genova il progetto della Ciclabile Urbana con il fine sia di migliorare la qualità della vita e di lavoro nella nostra città, che di favorire lo sviluppo economico portando Genova a diventare più attrattiva, proprio per l’attenzione alla mobilità alternativa e all’ambiente, nella fase di rilancio del turismo che, superata l’attuale l’emergenza, dovrà diventare uno dei principali elementi della ripresa economica di Genova».

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