Genova, 14/11/2025.
A pochi giorni dalle dichiarazioni in consiglio regionale di Angelo Vaccarezza, consigliere di Forza Italia secondo cui la spedizione della Global Sumud Flotilla è una grande operazione di marketing e di Massimo Nicolò, assessore alla Sanità di Regione Liguria, che considera superata dai fatti la situazione di guerra a Gaza, arriva la risposta di Stefano Rebora di Music for Peace, la ONG che si è occupata e si occupa tutt'ora di raccogliere alimenti, medicinali e aiuti da destinare nelle zone di guerra nel mondo, compresa Gaza. Music for Peace, attualmente ha altri 12 container in partenza, che sta portando via terra a Gaza.
Le vicende legate agli aiuti alla Palestina, in questo autunno 2025, si sono susseguite a ritmo serrato e - oltre alle dichiarazioni citate in apertura - è arrivata anche la bocciatura in consiglio regionale della mozione presentata dalla minoranza a sostegno proprio delle operazioni umanitarie della Global Sumud Flotilla.
Per fare il punto della situazione si è svolto nella sede di Music for Peace l'incontro Gaza: la solidarietà ferma ai confini con Stefano Rebora, in collegamento dalla Giordania, che ha illustrato la situazione attuale, insieme a Valentina Ghio, deputata del Partito Democratico, Selena Candia, consigliera regionale Alleanza Verdi Sinistra, Armando Sanna, consigliere Regionale PD, Stefano Giordano, consigliere Regione Liguria Movimento 5 Stelle, Gianni Pastorino, consigliere Regione Liguria, Linea Condivisa e una delegazione dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).
Risale alla fine di settembre la denucia di Music for Peace che riportava la notizia di trecento tonnellate di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza bloccati per settimane. In particolar modo Jhco (Jordan Hashemite Charity Organization), l'ente che gestisce i passaggi dei convogli in Giordania aveva imposto di eliminare dai pacchi tutto il materiale ad alto contenuto energetico come biscotti, miele, marmellata. Attualmente, a questa situazione si è aggiunto un nuovo tassello. Secondo un report UNOPS, l'Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi e i Progetti a Gaza è vietato l'iingresso di felpe, con una particolare specifica per gli indumenti caldi destinati ai bambini, pigiami, dentifrici, spazzolini da denti e altri materiali come i pannelli solari, proseguendo quindi il processo di disumanizzazione degli aiuti umanitari e di chi li riceve.
«In merito alla dichiarazione del consigliere Vaccarezza, che sostiene che il materiale trasportato dalla Global Sumud Flotilla sia in realtà destinato ad Hamas, voglio sottolineare che a Gaza vivono 2 milioni e 300 mila persone, la maggior parte delle quali non sono certamente terroriste», commenta Stefano Rebora. «Questa guerra ha provocato settantamila morti, di cui ventimila bambini, non dimentichiamocelo. Secondo la maggioranza sarebbe bastato usare i canali convenzionali e i canali di terra per portare gli aiuti. Il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Tajani è convinto che il programma Food for Gaza stia funzionando e che i camion stanno trasportando gli aiuti, ma sarei curioso di sapere dove li stanno portando e perchè le 240 tonnellate di prodotti che che abbiamo nel porto sono stati esclusi da queste operazioni di trasporto».
«In Giordania ci sono magazzini strapieni di materiali e non possono raggiungere la Striscia e alle ONG è impedito di lavorare all'interno di Gaza», continua Rebora. «Le uniche organizzazioni presenti sono le grandi agenzie tipo World Food Program, UNICEF e così via, che sì ricevono il materiale, ma lo smistano alle associazioni locali, non facendo distribuzione diretta».
«La situazione a Gaza è devastante», conclude. «I bombardamenti non sono finiti, la striscia di Gaza non è stata liberata interamente, ma solo al 50%. Per lavorare all'interno di Gaza, inoltre, è richiesta una registrazione che attesti la presenza in Israele di un ufficio. Per fare un esempio pratico, è come se noi andassimo a fare un intervento in Francia e per aiutare i francesi dovessimo chiedere il permesso, ad esempio, alla Germania e avere un ufficio a Berlino. Noi siamo registrati in in Palestina, a Ramallah, abbiamo sempre operato a Gaza, fin dal 2009 quindi non capisco perché oggi siamo costretti ad affidarci a terzi e perché non possiamo entrare all'interno della striscia di Gaza».
«Le notizie del cessate il fuoco sono solo parole vuote», fa eco Valentina Ghio, deputata del Partito Democratico. «Ancora non entrano aiuti umanitari in modo adeguato e la situazione si fa ancora più anomala perchè di fatto l'aggressore, ossia Israele rimane il principale gestore degli aiuti umanitari e le ONG non hanno la possibilità di portare aiuti, siano essi di cibo o di madicinali. Sulla questione della selezione degli aiuti abbiamo posto domande precise, ma le risposte continuano a non pervenire. Per evitare che i nostri quesiti continuino ad essere ignorati abbiamo deciso di mettere tutto nero su bianco non solo con un'interrogazione ma con una lettera ufficiale che abbiamo inviato alla presidente Meloni e al ministro Tajani, firmata da me e dal deputato Arturo Scotto, chiedendo conto della selezione degli alimenti e delle necessità di supporto, su indicazione di Music for Peace, che la Farnesina e le ambasciate devono mettere in pratica per sbloccare la situazione».
Anche la consigliera regionale Alleanza Verdi Sinistra, Selena Candia sottolinea l'importanza dei trasporti degli aiuti umanitari: «La popolazione ne ha bisogno, la pace attualmente non c'è e la narrazione della nostra Regione è semplicemente un liquidare in poche parole una realtà che è ben diversa».
«È necessario sollevare la questione dappertutto, affinchè nessuno si dimentichi di ciò che sta accadendo», sottolinea Gianni Pastorino, consigliere Regione Liguria, Linea Condivisa. «Quello che è successo in consiglio regionale è stato di una violenza assoluta e suggerisco a tutti di visionarlo, per rendersi conto della gravità della situazione».
Duro anche l'attacco di Stefano Giordano, consigliere Regione Liguria Movimento 5 Stelle: «La politica di questa Regione è incapace di rispondere e proprio in risposta all'assessore Nicolò e a quello che ha dichiarato, ossia che l'emergenza è superata, mi sento solo di commentare con una parola. Vergogna».
«Dobbiamo boicottare tutte le merci verso Israele», si unisce al coro Riccardo Rudino, lavoratore portuale di Genova e membro del Calp, mentre Armando Sanna, consigliere Regionale PD commenta: «La linea politica di Regione Liguria è la stessa del nostro governo. I punti che vogliamo portare avanti con grande forza sono la necessità della creazione di patti di cooperazione umanitaria e di un tavolo regionale permanente. Oggi il tema regionale non può essere secondario».
Presenti all'incontro anche alcuni membri della Olp, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con le parole del capo dipartimento per i diritti umani Ali Al Sentrisy: «Siamo qui per ringraziare Genova e i suoi portuali per il grande aiuto. Chiediamo alla comunità internazionale di continuare a sostenerci, a non mollare mai, perchè la guerra non è finita».
Nel frattempo, a Genova, è atteso lo sciopero generale del 28 novembre, a cui parteciperanno anche Francesca Albanese, relatrice delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati e Greta Thunberg, attivista pacifista, conosciuta per il suo impegno nella lotta alla salvaguardia dell'ambiente.
Di Paola Popa