Genova, 11/09/2025.
Facciamo un tuffo nel passato, all’inizio dell’Ottocento, tra frutta candita, gocce di rosolio, cioccolato e confetti, in un luogo fatto di legni pregiati e specchi. Siamo da Romanengo 1780, in via Soziglia 74 -76r, nel cuore del centro storico di Genova, città che per secoli è stata al centro dei commerci tra Mediterraneo e Oriente, diventando patria di numerosi negozi di coloniali.
Al loro interno si trovavano spezie e prodotti che arrivavano da paesi lontani, che nell'Ottocento esercitavano un fascino tutto particolare soprattutto sugli appartenenti della neonata borghesia cittadina, che già sognava mete esotiche, ma anche grandi metropoli europee, come Parigi e le sue confiserie. Molte di queste attività esistono ancora oggi e tra queste troviamo alcune botteghe storiche, un ponte con il passato e la tradizione, ben radicate nel presente cittadino in cui senso estetico, cura dei particolari, arredamenti pregiati e atmosfere retrò esercitano ancora quel fascino che già nell'Ottocento si percepiva tra i caruggi genovesi.
Proprio da Romanengo 1780 iniziamo un percorso alla riscoperta delle botteghe storiche di Genova, che non si limitano ad essere semplici esercizi commerciali nati nei secoli scorsi, ma sono riunite in un vero e proprio albo, quello delle Botteghe Storiche appunto, istituito nel 2011, grazie alla cooperazione tra Soprintendenza, Comune, Camera di Commercio e Associazioni di categoria del commercio e dell'artigianato di Genova al fine di tutelare le unicità di questi luoghi e tramandarla alle generazioni future.
La confetteria si trova in via Soziglia dal 1814, anche se la famiglia Romanengo viveva in città già dal 1780, a seguito del trasferimento dal natio Piemonte, con la prospettiva di aprire un laboratorio dolciario che esiste tutt’oggi. Così come esitono ancora oggi grandi e piccoli gesti antichi, che si ritrovano nella quotidianità della confetteria, come quello della fasciatura delle scatole di legno decorate che contengono caramelle, fondant, confetti e frutta candita. Qui la plastica non viene utilizzata per nessun imballaggio: si fascia la confezione con un velo di carta bianca e con uno di carta blu, che riprende il colore degli antichi sacchi di zucchero. Non si utlizza neppure lo scotch adesivo, si piega la carta con maestria e la si assicura con del sottile spago bianco alla cui estremità viene legata una piccola matita blu. Anche questa è una tradizione che risale all'Ottocento, quando le shopping bag non esistevano, la matita serviva proprio da supporto per trasportare con facilità il pacchetto.
Ma ora veniamo ai prodotti, iconici da oltre due secoli, come la frutta candita. Dietro alla nascita di questo dolcezza c'è una storia interessante: nacque infatti come rimedio contro malattie come raffreddore e scorbuto, disturbo provocato da una carenza di vitamina C, che colpiva particolarmente i naviganti. Lo zucchero veniva utilizzato per conservare la frutta che, una volta candita, poteva essere così consumata dai marinai, che finalmente erano in grado di assumere vitamine e altri nutrienti in essa contenuti. Dietro alle vetrine di Romanengo si trovano albicocche, pesche, nespole, pere e prugne candite e a questo elenco, nel periodo di Natale, si aggiungono i chinotti canditi.
La stagionalità è infatti un elemento molto importante nella tradizione firmata Romanengo: frutta, fiori e altri elementi della Natura sono sempre stati al centro della visione di questa confetteria amata addirittura da Giuseppe Verdi, suo assiduo frequentatore. I Fondant, con la loro freschezza data da un'anima di acido citrico al loro interno, sono sostituiti dai Marron Glacé in autunno, periodo in cui arrivano anche i Dolci dei Santi, a base di pasta di mandorla modellata a forma di castagna, aromatizzata al rum e ricoperta di cioccolato. Subito dopo ci sono le Fave dei Morti, aromatizzate al curaçao, al cioccolato e alla cannella e vaniglia.
Un'ulteriore tesitmonianza della centralità dei prodotti naturali si trova anche negli arredi, soprattuto quelli esterni. Il grande bassorilievo di marmo che si trova tra le due vetrine principali rappresenta infatti elementi naturali, come piante, fiori e frutti, gli ingredienti principali delle specialità Romanengo.

Tra queste anche marmellate, sciroppi, le praline con zucchero e mandorle, cioccolatini e gli immancabili semi confettati. Lo zucchero è protagonista anche della preparazione delle Gelèe alla frutta, dei Fondant e dei Bigné, l’antico nome delle paste di frutta, preparate con polpa di mela Renetta e Cotogna.
Tutti i prodotti sono preparati esattamente con gli stessi metodi utilizzati nell'Ottocento: le marmellate, ad esempio, vengono ancora cotte nei pentoloni e i Fondant vengono tagliati a mano. Il laboratorio si trova in viale Mojon e oltre alla confetteria di via Soziglia, al quale si è aggiunta dal 2025 una sala da thé, denominata La Corte (al 72 r), ne esiste anche una nell'elegante via Roma, aperta nel 1930 e incastonata tra le facciate ottocentesche sulla strada che ospita anche Galleria Mazzini, gioiello in stile Liberty della città di Genova.
A proposito di stile: gli arredi interni della confetteria in via Soziglia sono originali dell'epoca, in pregiato legno di palissandro intarsiato e sul soffitto una decorazione che sembra un affresco, ma in realtà è dipinta su tessuto. La bottega è stata restataurata a metà Ottocento e nel 2011, mettendo in atto azioni conservative che hanno portato questo gioiello di arte e dolcezza a oltrepassare indenne i duecento anni di età.
Anche la città di Milano, seppure in tempi più contemporanei, è stata colonizzata da Romanengo, con l'apertura di una confetteria/sala da thé a due passi dal Duomo, in via Caminadella, avvenuta nel 2023. Lo stile e l'imprenditoria genovesi, per una volta, hanno fatto il percorso inverso a quello che normalmente siamo abituati a conoscere, che parte dalla metropoli meneghina, per arrivare fino a Genova. Città di commerci e innovazioni fin dal Medioevo, passando attraverso il Diciannovesimo secolo, periodo in cui nacque la maggior parte delle botteghe storiche della città e che ancora oggi affascinano e testimoniano l'eleganza di un passato non troppo lontano da noi.
Di Paola Popa