Genova, 18/08/2025.
Le botteghe storiche di Genova si possono definire come un filo diretto con il passato di una città che, fin dai tempi dei Fenici, nel Medioevo e fino al Diciannovesimo secolo è stata il centro degli scambi commerciali del Mediterraneo. I tempi sono cambiati, il Porto di Genova ha assunto nuove forme, ma la nostra città, principalmente nel centro storico, conserva ancora le reminiscenze di quei tempi, con attività che mantengono arredi, marmi e concept, come diremmo noi oggi, risalenti soprattutto all'Ottocento, momenti storico in cui i commercianti facevano il loro ingresso trionfale della neonata borghesia cittadina.
Una di queste botteghe è la confetteria Pietro Romanengo fu Stefano, la cui avventura inizia nel lontano 1780, con l'apertura di un negozio di coloniali in via della Maddalena. Dal 1814 è attiva in piazza Soziglia 74/76 rosso la storica confetteria che, oltrepassato il bel fregio floreale di marmo posto sull'uscio del negozio, al suo interno conserva gli arredi e le ricette di un tempo, come frutti canditi, gocce di rosolio, latte di mandorla, confetti e cioccolato. Anche l'elegante via Roma ospita la sua confetteria Romanengo, al 51 rosso. Ma non è finita, perchè Romanengo si può considerare come uno dei rari esempi di esportazione di idee da Genova a Milano, città che per definizione si colloca ai primi posti della classifica della nascita delle tendenze commerciali e di marketing. Sotto l'ombra del Duomo, in via Caminadella 23, il marchio Romanengo è approdato come confetteria, bottega di té e spezie e Corte.
In un continuo flusso di scambi di idee tra Genova e Milano, la Corte, ossia la sala da té è effettivamente un'idea dai natali meneghini, che ora è arrivata anche in piazza Soziglia, proprio vicino alla confetteria del 1814: «Romanengo è un indirizzo storico che esiste dal 1780, quindi porta con sé ben 245 anni di storia. Abbiamo avuto la fortuna di riuscire a rilevare questo negozio, questo salon de thé proprio di fianco al negozio storico per creare la Corte di Genova», ci racconta Violante Avogadro, amministratore delegato della confetteria Pietro Romanengo fu Stefano.
«L'idea è quella di creare un salon de thé in cui si possano assaporare bontà realizzate secondo ritmi più lenti e naturali, non industriali, ritrovandoci all'interno di un salotto, un po' come se fossimo nel salotto della casa di un'amica, per prenderci il giusto tempo per gustare un prodotto assolutamente d'eccezione. Bere un caffè, magari accompagnato da uno sfogliato, oppure la nostra focaccia, fare una merenda o anche fermarsi all'ora di colazione con una proposta di insalate, quiche e piatti, proprio di fianco a quello che era il negozio storico di Genova».
Entrare in questo salone da té è quasi come fare un tuffo nel passato: antiche ed eleganti credenze di legno con vetrine, lampadari di bronzo dorato e tende di velluto color ottanio. «Ci troviamo all'interno dei locali di quello che nacque come Palazzo Romanengo. Al primo piano, nell'Ottocento c'erano gli uffici e in questo salone venivano ricevuti i clienti più importanti, le personalità politiche, i reali, i grandi attori delle compagnie che si trovavano in città per le loro rappresentazioni. Tutti passavano da questo showroom, compresi i clienti che facevano gli ordini più importanti. Al centro si trovava un tavolo su cui erano esposti i prodotti. Adesso vogliamo riproporre quelle atmosfere, per accogliere nuovamente i clienti vengono di cui cerchiamo di prenderci cura nel modo migliore possibile, mentre assaporano i nostri prodotti, proprio come succedeva nel Diciannovesimo secolo».
Anche noi abbiamo assaggiato le bontà firmate Romanengo e abbiamo sperimentato i piccoli grandi segreti dell'arte del caffè: «Lo serviamo con un piattino che contiene delle bacche di pepe rosa. Genova è sempre stata al centro del commercio delle spezie, che partivano e che arrivavano da tutto il mondo. Portiamo avanti questa tradizione e vi assicuriamo che masticare un granello di pepe rosa dopo il caffè, ne esalta le proprietà aromatiche. Lo stesso accade per la semplice acqua che, bevuta con un seme di anice nel bicchiere, la rende ancora più dissetante. Le spezie e la frutta candita sono protagonisti anche della parte dedicata ai gelati in cui andiamo a ricercare i gusti legati ai nostri prodotti di punta, come il sorbetto alla mandorla, legato alla nostra produzione di biscotti alla mandorla, il sorbetto al cioccolato legato alla nostra tradizione di cioccolatieri, il gelato ai fiori di rosa, che è un po' un omaggio alle nostre rose candite», sottolinea Violante.
Terminiamo la nostra degustazione con un altro grande classico firmato Romanengo, le gocce di rosolio: «Ogni colore ha un gusto diverso. Il blu per l'anice, il viola per la violetta, l'arancione al gusto Curaçao, il verde per il certosino e il bianco per il maraschino».
Gusti antichi, che però attraversano i tempi e sono una celebrazione della storia della nostra città.
Di Paola Popa