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Avremo presto la possibilità di ascoltare il tuo esordio discografico? «Sì, con Simone stiamo lavorando al mio primo disco, che uscirà a novembre. Per l’occasione organizzeremo una serata di presentazione, nella quale suoneremo per la prima volta in full band. Non vedo l’ora! Voglio anche ricordare il duo Missing Barbers (che condivido con la mia amica Francesca Barberis) con cui eseguiamo brani folk, concentrandoci soprattutto sulle armonizzazioni vocali».
Di Irene Manca colpiscono la grande umiltà e la sobrietà nel porsi, ma anche lo sguardo deciso di chi, dietro una chitarra e un microfono, si sente esattamente nel posto giusto. Pienamente a suo agio nel condurre il pubblico in un altrove magico ed esistenzialista.
«La musica mi consente di esprimermi, ma anche di cercare (e talvolta trovare) risposte. I testi dei miei pezzi spesso raccontano momenti di smarrimento, dubbio o sofferenza. Il finale, di solito, mette un punto: dà una risposta che — positiva o negativa — risolve, come si direbbe in armonia. Attraverso la scrittura tiro fuori tutto quello che sento ed è proprio scrivendo che, alla fine, trovo una soluzione ai miei dubbi. Scrivere è parte del mio processo terapeutico. Il disco in uscita, infatti, è interamente composto da composizioni nate proprio in questo modo».
Le canzoni di Irene sono un cocktail di suggestioni che spaziano dal rock al folk, profonde e dai connotati sorprendentemente maturi. Non semplice intrattenimento, ma imbarcazione tra le onde, ragione di vita, viatico per accedere a piani più profondi.
Quali sono i tuoi influssi? «Ci sono artisti che mi accompagnano da sempre. Sicuramente Fabrizio De Andrè e i Pink Floyd fanno parte del mio DNA. I Pink Floyd, in particolare, mi hanno introdotto al mondo del rock progressivo, un genere che ho continuato a esplorare con gruppi italiani come la Premiata Forneria Marconi, ma anche con band inglesi più recenti, come i Tesseract — il mio principale riferimento per quanto riguarda le sonorità — e i Porcupine Tree. Tutte queste influenze, per me, sono profondamente interconnesse. Simone Carbone mi ha aiutata a farle convivere in modo armonico, cogliendo con grande sensibilità i miei principali punti di riferimento nella produzione dei brani».
Irene Manca è la prova che ci sono ancora artisti che concepiscono la musica come linguaggio evolutivo, balsamo per i groppi interiori, ma troppo spesso restano nell’ombra. Eppure, sono proprio queste voci a rendere il mondo un luogo migliore. Un saliscendi per la notorietà? No, sanno evolversi, non perdersi. Il resto è serbato solo per l’emozione. Just like water, you wasted me.
Di Enrico Pietra