Irene Manca, cantautrice genovese: «Attraverso la scrittura tiro fuori tutto quello che sento»

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Genova, 25/06/2025.

«Sono stanca di camminare su questo sentiero senza sapere dove ci condurrà, dove mi porterà», canta (in inglese) in Paralysed. Lei è Irene Manca, trent’anni, cantautrice genovese, un talento puro. Non pensate però a Fabrizio De Andrè (sebbene sia tra le sue maggiori fonti d’ispirazione): Irene, sul palco, ha piuttosto il physique du rôle di una Carmen Consoli eterea, dalla voce tersa, potente e profondamente emozionale. La sua musica su chi scrive ha avuto lo stesso impatto della prima Elisa Toffoli di fine anni '90: uno stupore improvviso e la domanda – come avrebbe detto Lubrano – che sorge spontanea: chi è Irene Manca?

«Sono nata a Genova, nel 1994. Canto da che ho memoria. Oltre a suonare e scrivere, sono laureata in Traduzione e Interpretariato e lavoro a scuola come insegnante di sostegno. In futuro mi vedo come un’insegnante che fa anche musica».

Non a caso, la dizione è perfetta: tutte le sue canzoni sono in inglese. «Ho provato a scrivere anche in italiano – ci confessa – ma ho capito che, almeno per ora, la composizione nella nostra lingua non fa per me. Preferisco concentrarmi su ciò che mi permette di esprimermi al meglio e condividerlo con chi saprà apprezzarlo, anche se questo potrebbe precludermi opportunità professionali importanti».

La musica di Irene sa indossare abiti diversi: nasce voce e chitarra, con un’intimità che parla direttamente al cuore, ma si presta ad arrangiamenti più stratificati, assumendo un respiro autenticamente internazionale.

«La svolta della mia carriera è stato l’incontro con Simone Carbone, produttore di grandissima competenza e dai gusti musicali estremamente affini ai miei. Confrontandomi con lui ho deciso di scrivere un brano essenziale, solo canto e chitarra acustica, lasciandogli poi carta bianca per l’arrangiamento. Paralysed è stato il primo pezzo prodotto insieme (nel 2022), che ha segnato per me la liberazione da un blocco creativo che in quel momento oscurava le intuizioni che avevo sempre avuto su sonorità e arrangiamenti. Da quel lavoro ho tratto ispirazione per la scrittura di altri brani, dando fiato all'idea di un mio progetto solista e recuperando al contempo la capacità di immaginare da subito la veste definitiva delle mie canzoni — canzoni che funzionano tanto in acustico quanto in una forma più articolata, consentendomi di portarle dal vivo in contesti diversi».

Oltre alla già citata Paralysed, Irene ha pubblicato altri due pezzi a suo nome: Just Like Water e 30, strizzando l’occhio anche a sonorità più ruvide, quasi catartiche. La qualità resta sempre elevata: arrangiamenti e produzione sono professionali e la voce di Irene è come una bussola in un mare cangiante, non sempre placido. Anzi.

Di recente l’abbiamo vista dal vivo in trio, formula acustica di grande fascino che conquista l’attenzione fin dalle prime battute: «I miei compagni sul palco sono Lorenzo Maresca, chitarrista, e Giada Bassani, violinista e corista. Con loro abbiamo partecipato al Sofar Sound Genova e ci siamo esibiti in luoghi magici come i Giardini Luzzati. Non riesco a esprimere quanto mi senta fortunata a lavorare con artisti che, oltre ad avere un livello altissimo, sono anche entusiasti e coinvolti. Questo vale per loro, così come per altre figure che ruotano intorno al mio progetto, come Simone Carbone e Marco Fuliano, il batterista che ha curato (e sta continuando a curare) le batterie dei miei pezzi».

Avremo presto la possibilità di ascoltare il tuo esordio discografico? «Sì, con Simone stiamo lavorando al mio primo disco, che uscirà a novembre. Per l’occasione organizzeremo una serata di presentazione, nella quale suoneremo per la prima volta in full band. Non vedo l’ora! Voglio anche ricordare il duo Missing Barbers (che condivido con la mia amica Francesca Barberis) con cui eseguiamo brani folk, concentrandoci soprattutto sulle armonizzazioni vocali».

Di Irene Manca colpiscono la grande umiltà e la sobrietà nel porsi, ma anche lo sguardo deciso di chi, dietro una chitarra e un microfono, si sente esattamente nel posto giusto. Pienamente a suo agio nel condurre il pubblico in un altrove magico ed esistenzialista.

«La musica mi consente di esprimermi, ma anche di cercare (e talvolta trovare) risposte. I testi dei miei pezzi spesso raccontano momenti di smarrimento, dubbio o sofferenza. Il finale, di solito, mette un punto: dà una risposta che — positiva o negativa — risolve, come si direbbe in armonia. Attraverso la scrittura tiro fuori tutto quello che sento ed è proprio scrivendo che, alla fine, trovo una soluzione ai miei dubbi. Scrivere è parte del mio processo terapeutico. Il disco in uscita, infatti, è interamente composto da composizioni nate proprio in questo modo».

 Youtube video Just Like Water, di Irene Manca 

Le canzoni di Irene sono un cocktail di suggestioni che spaziano dal rock al folk, profonde e dai connotati sorprendentemente maturi. Non semplice intrattenimento, ma imbarcazione tra le onde, ragione di vita, viatico per accedere a piani più profondi.

Quali sono i tuoi influssi? «Ci sono artisti che mi accompagnano da sempre. Sicuramente Fabrizio De Andrè e i Pink Floyd fanno parte del mio DNA. I Pink Floyd, in particolare, mi hanno introdotto al mondo del rock progressivo, un genere che ho continuato a esplorare con gruppi italiani come la Premiata Forneria Marconi, ma anche con band inglesi più recenti, come i Tesseract — il mio principale riferimento per quanto riguarda le sonorità — e i Porcupine Tree. Tutte queste influenze, per me, sono profondamente interconnesse. Simone Carbone mi ha aiutata a farle convivere in modo armonico, cogliendo con grande sensibilità i miei principali punti di riferimento nella produzione dei brani».

Irene Manca è la prova che ci sono ancora artisti che concepiscono la musica come linguaggio evolutivo, balsamo per i groppi interiori, ma troppo spesso restano nell’ombra. Eppure, sono proprio queste voci a rendere il mondo un luogo migliore. Un saliscendi per la notorietà? No, sanno evolversi, non perdersi. Il resto è serbato solo per l’emozione. Just like water, you wasted me.

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