Genova adagio, alla scoperta delle edicole votive nel centro storico: le Madonnette da non perdere

Edicola della Madonna della Guardia © mentelocale.it Edicola della Madonna della Guardia © mentelocale.it

Genova, 22/10/2026.

Venerdì 23 ottobre 2026 esce per Enrico Damiani Editore il libro Genova adagio, undicesimo titolo della collana Gli adagi curata da Teresa Monestiroli. Genova adagio è un viaggio dalle origini della città ai giorni nostri, tra mare, caruggi, banchieri, rivolte e rinascite.

L'autrice Alessandra Gennaro accompagna lettrici e lettori alla scoperta di una realtà complessa e stratificata, seguendone le trasformazioni attraverso la sua storia millenaria e mettendo in luce il rapporto tra vocazione commerciale, indipendenza politica e ferite che ne hanno plasmato il volto. Un’identità che si riflette anche nel suo tessuto urbano, perfettamente in armonia con le scelte politiche di una città che mai volle padroni.

Come gli altri volumi della collana, il libro non si rivolge sì a chi non conosce Genova e la vuole visitare, ma anche ai genovesi per cambiare passo, guardare la propria città con occhi nuovi e ritrovare storie, curiosità e angoli ancora da scoprire.

Di seguito pubblichiamo un estratto del libro, il capitolo intitolato Le edicole votive o Madonnette.

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Tanti anni fa, Monsignor Canestri, allora cardinale di Genova, aveva raccontato che, durante uno dei primi giri esplorativi che fece nella sua nuova diocesi, venne fermato da un anziano signore. Si trovava nel cuore della città vecchia, in compagnia di un sacerdote che gli faceva da guida commentando, a voce alta, che sotto sotto, tutte le città di mare si assomigliano. Fu allora che questo passante si fermò per intromettersi garbatamente nella conversazione: si presentò come un ex marittimo, uno che di porti ne aveva visti tanti, e sì, conveniva con loro, tutte le città di mare si assomigliano. «Ma Genova» disse «fa eccezione. Perché quando si sbarca altrove, ci son solo vicoli. Quando si sbarca qui, c’è sempre la Madonna, a darti il benvenuto».

Il riferimento era all’elevato numero di edicole votive che punteggiano il centro storico medievale, ben ottocentosessantadue, in un censimento del 1865: si tratta di piccoli tempietti (edicola da aedes, tempio), quasi tutti di marmo e stucchi, prodotti, per la maggior parte, fra il Seicento e il Settecento, che incorniciano statue o dipinti della Vergine e dei santi più venerati dalla popolazione (san Giovanni Battista e santa Caterina, su tutti). Ma è la Madonna il soggetto più rappresentato, tanto da far meritare a queste edicole il nome popolare di madonnette, divenuto frequente dopo la proclamazione della Madre di Gesù a regina di Genova (25 marzo 1637).

Anche se la loro presenza è attestata sin dal Medioevo, spesso in collegamento con la devozione mariana, da sempre molto sentita, è da allora che questi tabernacoli si diffusero a macchia d’olio, come testimonianza di una fede semplice e schietta. Ne rimase impressionato persino Charles Dickens, al tempo del suo soggiorno a Genova (1845-1846), come leggiamo nel suo Pictures from Italy, laddove parla di una «memoria febbrile e confusa di tabernacoli di Santi e Vergini agli angoli delle strade». Dalle edicole, Maria e i diversi santi volgevano il loro sguardo amorevole sugli abitanti e ben presto furono in molti a voler contribuire alla loro costruzione: c’era chi aveva ricevuto una grazia (tantissime, fra la gente di mare), chi invocava un aiuto dal cielo nel mezzo delle avversità della vita, chi, più prosaicamente, vedeva in questi ossequiosi omaggi una garanzia per la prosperità dei propri affari. Ma tutti, per una ragione o per l’altra, finirono per nutrire un’autentica venerazione per questi piccoli templi, a cui si indirizzavano preghiere frettolose e spontanee: un fenomeno sociale che rispecchia una adorazione quasi identitaria, capace di accomunare ricchi e poveri, giovani e vecchi, avversari e compagni.

Naturalmente, il senso pratico dei genovesi non venne meno neppure in questo caso: oltre alla funzione religiosa, le edicole assolvevano anche a uno scopo più terreno, trasformandosi in veri e propri segnali stradali. Di notte, illuminavano il buio dei carrugi, di giorno servivano come punti di riferimento per gli appuntamenti. Alcuni vicoli, all’epoca ancora anonimi, trassero il loro nome da questi tempietti, conservandone la memoria. Purtroppo, infatti, a causa dello sventramento di numerosi quartieri, successivo ai piani regolatori del tardo Ottocento e dei primi del Novecento, e a causa della spesso scellerata ricostruzione del dopoguerra, molte di queste edicole sono state distrutte. L’incuria a cui vennero abbandonate alcune aree del centro storico, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, fece il resto, esponendo le edicole ora alle offese del tempo, ora a furti e atti vandalici talvolta irrimediabili che, purtroppo, continuano ancora oggi.

La maggior parte delle statue, tuttavia, è stata messa al sicuro nel Museo di Sant’Agostino, e si auspica che in un futuro prossimo tutte le edicole rimaste vuote possano accogliere nuovamente i rispettivi calchi di chi, per secoli, ha vegliato sulla città e sui suoi abitanti.

Le madonnette da non perdere

Qualcuno ogni tanto lo propone, un itinerario nei caruggi alla scoperta delle madonnette più belle, sulle quali sono stati scritti libri, articoli, post sui social, a conferma dell’interesse che ancora suscitano, fra gli stessi genovesi e qualche turista alieno dalle visite mordi e fuggi. Ma se non riuscite a partecipare, non preoccupatevi: basterà alzare gli occhi a ogni crocevia, per imbattervi nelle testimonianze di pietra di una fede semplice ma potente, tale da aver lasciato tracce capillari in quasi ciascun angolo della città. La somiglianza di molte statue deriva sia dall’adesione piena all’iconografia tradizionale, sia dalla forte influenza che alcune statue mariane esercitarono sugli scultori delle edicole: ricordiamo, a tal proposito, la Madonna della Misericordia dello Schiaffino, a Palazzo della Meridiana e la Madonna Immacolata di autore ignoto di Palazzo Lamba Doria.

  • La Madonna della Misericordia, di vico Sotto le Murette. Il nome le deriva dalle braccia aperte, in segno di accoglienza, ed è all’origine della leggenda per cui è anche nota come la Madonna del condannato a morte. Pare infatti che un povero innocente si fosse rivolto a questa statua mentre veniva condotto al patibolo, invocando una giustizia che si palesò in un miracolo: le catene che tenevano prigioniero il condannato si spezzarono e ai magistrati non restò altro da fare che concedergli la grazia, in un tripudio di gioia e di devozione da parte del popolo.
  • Vergine con il Bambino e San Giovanni Battista in piazza delle Cinque Lampadi. Lampadi con la i finale, così come richiede il latino, a ricordare i cinque lumini sempre accesi che illuminavano una delle immagini sacre più venerate in città che oggi si scorge a malapena, dietro l’elaborata grata di ferro che la protegge, collocata nel 1798 a protezione dei tanti ex voto in oro e in argento che ornavano l’immagine. Contemporanei alla grata sono la nicchia marmorea per le elemosine incastonata sotto l’edicola e il baldacchino in lamiera su cui si legge la promessa di un’indulgenza di quaranta giorni «a chi visiterà divotamente questa miracolosa immagine». Per altri, l’origine di questa toponomastica così singolare andrebbe ricercata nella presenza non di una, ma di ben cinque edicole, di cui quella citata è l’unica superstite, ciascuna delle quali era illuminata da un lumino.
  • Vergine con Bambino, San Giovannino e Santa Caterina da Genova, in vico del Filo. Ad angolo con piazza delle Cinque Lampadi, in vico del Filo, incastonato nella pietra scura, si trova un gruppo marmoreo di straordinaria ricchezza. Sebbene le due nicchie inferiori siano state private dei dipinti che ospitavano in origine, il gruppo marmoreo sopravanza a tal punto l’intera composizione da suscitare un’ammirazione sincera. Da notare il dinamismo della scena, con santa Caterina posta all’esterno e colta nell’atto di donare il proprio cuore a Maria.
  • Edicola della Madonna della Guardia, in via San Pietro della Porta. A pochi passi da piazza delle Cinque Lampadi, si trova un’altra edicola che testimonia la potente devozione riservata a Maria dagli abitanti del quartiere. A essere raffigurata, questa volta, è la Madonna della Guardia, venerata nell’omonimo santuario sul Monte Figogna, a una ventina di chilometri dal centro e tradizionalmente invocata dal popolo come protettrice (guardia, appunto) della città. Il gruppo scultoreo rappresenta proprio il momento dell’apparizione della Vergine al pastore Benedetto Pareto, avvenuta il 29 agosto 1490.
  • Edicola della Madonna dell’Assunta, in via Porta Soprana. Un piccolo tempio, il cui architrave è sorretto da due angeli in forma di cariatidi, sovrasta la bellissima statua della Madonna, attribuita nientemeno che allo Schiaffino. Meraviglioso il panneggio della veste di Maria, che sale al cielo su una nuvola sorretta da paffuti cherubini.

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