Dal 3 al 6 dicembre 2026 (giovedì e venerdì ore 20.00; sabato e domenica ore 15.00 e ore 20.00) il Teatro Carlo Felice di Genova torna a ospitare il corpo di ballo dell'Astana Opera, gloriosa istituzione kazaka con cui il teatro genovese ha stabilito da alcuni anni un fruttuoso connubio artistico, che porta in scena il balletto Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
La leggendaria versione coreografica di Yuri Grigorovich è ripresa da Ruslan Pronin. Il corpo di ballo dell’Astana Opera è accompagnato dalle musiche di Orchestra e Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice (direttore Arman Urazgaliev, maestro del coro Gino Tanasini).
Una favola dalla lunga vita, come tutte le favole, d’altronde, che non si limitano a raccontare delle storie, ma vanno a pescare nelle profondità del nostro inconscio, laddove si formano le nostre paure e i nostri sogni più segreti. Nel caso dello Schiaccianoci, le angosce e le speranze sono quelli di una bambina, Clara, che si sogna minacciata da topi spaventosi (i parenti riuniti per il Natale), protetta da un Principe salvatore (il soldatino schiaccianoci che ha ricevuto in regalo) e accolta, alla fine, nel regno dei dolciumi, la terra della felicità nell’immaginario infantile.
La vicenda, intitolata originariamente Lo schiaccianoci e il re dei topi, nacque nel 1816 dalla fantasia di E.T.A. Hoffmann, scrittore-musicista romantico tedesco dalla vena bizzarra, visionaria e delirante. Nel 1844 fu importata in Francia da Alexandre Dumas, che, traducendola, la ripulì dagli aspetti più inquietanti, per renderla una favola adatta ai bambini. E appena un paio di mesi fa è uscito in Italia il film Lo schiaccianoci e i quattro regni, uno sfoggio di colori ed effetti speciali targato Disney. Eterne, le fiabe non si raccontano, si ri-raccontano.
Ma Lo schiaccianoci più famoso e più fortunato (anche più della versione letteraria originale) rimane quello ballettistico di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che debuttò il 5 dicembre 1892 al Teatro Marijinskij di San Pietroburgo. Un successo immediato, dovuto a un Čajkovskij in stato di grazia: le musiche, colorate di timbri fatati, hanno una perfezione, una leggerezza e una trasparenza mozartiane e si imprimono nella memoria al primo ascolto. La danza cinese, quella araba, il valzer dei fiori: sono brani che tutti conoscono, anche senza saperlo.