Princess Isatu Hassan Bangura ©Paola Popa
Genova, 19/03/2026.
Il Teatro Nazionale di Genova si apre sempre di più alla contemporaneità e alla condivisione: già dal claim della stagione 205-2026, il Teatro è tuo, si evince la voglia di intraprendere un viaggio all'insegna della partecipazione e del coinvolgimento che vada al di là della ormai obsoleta visione di un teatro chiuso ed elitario.
A metà della stagione teatrale, inoltre, arriva al Nazionale anche una nuova figura, quella della direttrice artistica junior, che affiancherà quella del direttore Davide Livermore. Si tratta di Princess Isatu Hassan Bangura, artista e performer nata in Sierra Leone nel 1996 e poi trasferitasi in Olanda con la famiglia, a causa della guerra civile proprio nel suo paese di nascita.
Princess non ama definirsi attrice, perché recitare, ossia fingere, non è quello che fa sul palco: «Se devo piangere, ridere o provare rabbia non parto da un'idea o da un pensiero, ma lascio piuttosto che sia il mio corpo a guidarmi, la tensione dei muscoli, il suono della mia voce o della mia risata. Inizio da lì e arrivo a commuovermi oppure a sentire e ad esprimere la collera».
I progetti e le idee che Princess Isatu Hassan Bangura porterà al Teatro Nazionale sono ancora in fase di definizione, ma sicuramente avranno a che fare con gli studenti della scuola di recitazione Mariangela Melato, diretta da Elisabetta Pozzi, tra masterclass e lezioni, ma anche con tutto il mondo under 35 che si vuole avvicinare al mondo teatrale.
Una figura nuova, quindi, che però va esattamente nella direzione che i teatri di tutto il mondo stanno prendendo da qualche tempo: allestimenti di spettacoli, biglietti a prezzi calmierati ed iniziative collaterali, tra dj set, aperitivi e incontri che mirano a parlare ad un mondo in evoluzione e a generazioni che, talvolta erroneamente, si definiscono chiuse o sollecitate solo da stimoli virtuali.
«Siamo molto felici di accogliere Princess nella nostra squadra, perchè attraverso il suo lavoro possiamo aggiungere una ulteriore sfaccettatura al Teatro Nazionale di Genova. Abbiamo la possibilità di entrare appieno nel nostro tempo, di avere una personalità giovane che ci darà l'opportunità di realizzare uno dei nostri desideri principali, ossia quello di creare una comunità più forte, momenti di confronto artistico, ma non di quel genere onanistico e autoreferenziale, che considero come la morte del teatro», dichiara Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova.
«Il teatro deve continuare a fare quello che fa da 2500 anni a questa parte, ossia essere uno specchio, un black mirror di quelli un po' implacabili che tira fuori le criticità del nostro tempo, le amplifica e le rende arte. Solo così diventa capace di parlare al proprio tempo e alla propria comunità», continua Livermore. «È proprio per una personalità come Princess per noi è un grande spinta verso l'internazionalità, verso una società che è molteplice. Questa molteplicità deve essere in qualche modo raccontata e quindi sono molti contento e orgoglioso che il Teatro Nazionale abbia fatto questa scelta».
La scelta di una figura direttiva under 35 è una richiesta specifica del Ministero della Cultura nei confronti dei teatri nazionali: «Ogni teatro nazionale ha fatto le proprie scelte, individuando organizzatori, danzatori, danzatrici, studiosi, scrittori e autori. Individuare la figura di Princess Bangura è stato per noi naturale in un'ottica di internazionalità e apertura, soprattutto dopo averla vista alla Biennale di Venezia con Great Apes of the West Coast e Blinded by Side. Willem Dafoe, il direttore artistico è impazzito per il suo lavoro e anche noi», commenta Andrea Porcheddu, dramaturg di TNG.
Princess Isatu Hassan Bangura racchiude in sé anche la molteplicità intrinseca di una persona che porta nel suo vissuto una parte di Africa e una di Europa, essendo nata in un continente e avendo vissuto ed essendosi formata, artisticamente parlando, nell'altro: «Mi sono diplomata quattro anni fa all'Accademia di Maastricht. Se devo dare una definizione, una descrizione di me stessa, posso dire di essere una performer che ama pensare al teatro a come potrebbe essere piuttosto che a come è. Prendiamo ad esempio Medea. Perché dovremmo rappresentarla come è già stato fatto? Credo sarebbe molto più interessante darle le sembianze di un cane oppure ambientare la sua storia all'interno di un vulcano».
Princess è un fiume in piena, che non si ferma alle mere definizioni: «Chiaramente sono una donna africana, ma sono anche europea e tante altre sfaccettature. Sul palco amo creare nuovi universi, esprimere tutti questi strati che porto dentro di me, ma che tutti noi, in fondo, possediamo. Sì, sono una donna africana, con la pelle scura ma non mi identifico soli in quello, sono molto di più. Tutti noi lo siamo».
Parlando strettamente di teatro e di performance, Princess Isatu Hassan Bangura, unisce fisicità ad una certa passione per tutto ciò che è brutale, nel senso passionale e primordiale del termine: «Se penso al mito di Edipo, l'aspetto che mi ha attrae di più è la sua la cecità, a seguito del gesto estremo di strapparsi gli occhi. In particolare il tema di cecità Vs vista, la capacità di vedere il mondo, di capirlo realmente proprio quando Edipo non poteva più osservarlo. Questo mi fa pensare che molto spesso basiamo le nostre scelte di vita su quello che vediamo piuttosto che su quello che realmente sentiamo».
Questo ragionamento si collega direttamente alla situazione attuale mondiale, di un mondo che sta bruciando, ma anche di opinioni basate più su quello che si sente dire, anziché su quello che veramente si prova: «Siamo stimolati, vogliamo reagire a ogni input che riceviamo, ma prima di reagire dovremmo anche prenderci un momento per cercare di capire, ascoltando il nostro corpo. Credo che tutto provenga da dentro di noi, dalle nostre sensazioni viscerali e su queste dovremmo basarci anche per formulare le nostre idee, opinioni e posizioni».
Passione, impulsi, ma anche riflessioni sono il mix che forma una delle tante sfaccettature di Princess: «Tendo a rimuginare molto, pensando sempre a quello che potrebbe andare storto. Quando mi è stato proposto il ruolo di direttore artistico junior del Teatro Nazionale ho subito pensato a come avrei potuto incasinare tutto! Analizzo tanto, forse un po' troppo, il mio terzo occhio è sempre aperto e quando mi accorgo che qualcosa non va piango, scarico la tensione e poi ricomincio daccapo e riprendo il polso della situazione. Sono così, sono troppo. Me lo dicevano sempre i professori a scuola, ma poi ho iniziato a pensare che forse le persone che ti vedono così, troppo, sono in realtà poco».
Una descrizione perfetta, questa, di una generazione Z che non ha più paura di parlare di emozioni, reazioni, riflessioni e posizioni, riuscendo però a mantenere un focus sul progetti concreti: «In questo momento sono una spugna, assorbo idee, stimoli da questa città, Genova, che sto conoscendo, compresa la sua ottima cucina. Dopo aver assorbito mi strizzerò e lascerò fuoriscire tutte le idee che voglio mettere in pratica, con TNG, gli studenti della scuola di recitazione e il pubblico».
Di P.P