I riti tribali usano da sempre il corpo per comunicare tra il visibile e l’invisibile; la danza diventa così un
atto d’iniziazione e trascendenza,un legame profondo tra chi danza e chi osserva.
In un mondo dominato
dalla razionalità, la negazione della spiritualità genera un disordine interiore e sociale. L’opera di Euripide
si rivela perciò straordinariamente attuale: attraverso Dioniso, dio dell’estasi e della follia sacra, si riattiva
un archetipo che sfida le convenzioni.
Il culto dionisiaco, tra danze sfrenate e stati di trance, esprime un
caos creativo che distrugge il vecchio ordine per rigenerarlo.
Le Baccanti incarnano questa forza selvag-
gia, dando voce alla natura e all’inconscio nel mondo civilizzato, interrogandoci su cosa abbiamo perso
rinunciando al mistero.
Il rito si fa soglia: attraverso il movimento, il corpo esprime l’inesprimibile e porta
alla luce l’ombra.
Gli interpreti creano un’esperienza estatica, trasformando il gesto fisico in un ponte tra
terreno e divino.