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Italian Folktales: John Turturro mette in scena le fiabe di Calvino |
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| L'attore americano sul palco insieme alla moglie e al figlio per raccontare un'Italia mitica e perduta. Al Piccolo Teatro Strehler dal 9 al 14 febbraio. Di Giorgio Viaro |
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di Giorgio Viaro
MILANO, 8 FEBBRAIO 2010 |
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Con quella faccia spezzata in due, sotto i riccioli corti e crespi, e le sue origini italiane - ma anche con il filotto di recenti partecipazioni a blockbuster hollywoodiani, compresi i due Transformers - John Turturro può davvero essere considerato l'anello di congiunzione tra Peppino De Filippo e George Clooney. E delle sue origini italiane non sembra avere intenzione di svestirsi, se è vero che negli ultimi quattro anni ha dapprima diretto e interpretato un allestimento di Questi Fantasmi! di Eduardo (2006), quindi presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2009 Prove per una tragedia siciliana. Il film, cronaca di un lungo soggiorno tra Palermo ed Aragona alla ricerca delle proprie radici culturali, è in particolare la testimonianza più esplicita di una vocazione al dramma teatrale che affonda la sua ispirazione nella tradizione dei Pupi (le storiche marionette siciliane).
Per chi dunque già conosce Turturro nella sua veste di commediante da palcoscenico, ma anche per chi lo vuole scoprire ora, l'occasione sono le sei repliche di Italian Folktales, in programma al Piccolo Teatro Strehler dal 9 al 14 febbraio. Ispirato alle Fiabe italiane di Italo Calvino, Italian Folktales nasce da uno spunto autobiografico: il libro di Calvino fu infatti il primo regalo che la moglie Katherine Borowitz fece a John all'inizio degli anni '80, quando si erano appena conosciuti. Da allora rimase uno dei cardini della sua passione per la letteratura italiana (Turturro ha dichiarato più volte che «leggere Calvino è un'esperienza culturale e artistica straordinaria. Mi ha aperto il cuore e il cervello»), acquisendo così un valore seminale-sentimentale e artistico al contempo.
Una duplicità che rimane perfettamente integra nell'allestimento in scena in Italia in questi giorni, prima del trasferimento oltreoceano a New York, se è vero che sul palco, accanto all'attore feticcio dei fratelli Coen (con cui ha lavorato in Crocevia della morte, Barton Fink, Il grande Lebowsky e Fratello dove sei?) ci sono proprio la moglie Katherine, ma anche la cugina Aida Turturro (la sorella di Tony Soprano nell'omonimo serial) e il figlio Diego di nove anni. Scritto da Turturro e dalla Borowitz con Carl Capotorto e Max Casella, l'adattamento si concentra attorno ad otto dei racconti popolari riuniti da Calvino nel suo libro (Il Fiorentino, La storia dello spirito maligno, La scuola della Salamanca, Pelle di vecchia o La vecchia dell’orto, Lo sciocco senza paura, Il re degli animali, Salta nel mio sacco!, La tacchina), ciascuno con una differente origine e connotazione geografica, frantumandoli l'uno sull'altro fino ad ottenere un panorama meaestoso e un po' spaventevole di un'Italia mitica e perduta.
Una cornice bucolica che oscilla fra trivialità e misticismo popolare raccogliendo, almeno nelle intenzioni, il meglio dei nostri canovacci per teatranti di strada. E, in questo senso, abbracciando simbolicamente l'altro spettacolo proposto dal Piccolo in questi giorni di Carnevale, sul palco del Teatro Grassi dal 10 febbraio al 21 marzo: l'Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, nello storico allestimento di Giorgio Strehler e con protagonista il più famoso e instancabile Arlecchino della recente storia teatrale d'Italia: Ferruccio Soleri.
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Nella foto sopra: un primissimo piano di John Turturro
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Nella foto sotto: un momento dell'allestimento di 'Italian Folktales'
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