Non si guardi al Patalogo (Il Patalogo trentuno. Nueva Hispanidad, Milano, Ubulibri, 2009, pp. 447, euro 59,00) soltanto come a un completo Annuario documentato e cattivante. L'ultima edizione (Stagione 2007/08) contiene un regesto di notizie e un esauriente rapporto sugli avvenimenti di spettacolo in Italia lungo un anno, suscettibile d'essere letto con mediazioni che ne rivelino strutture informative molto curiose e interessanti.
La crescita del numero delle pagine segue la quantità del fenomeno e passa dalle 368 del 2007 alle 447 del 2008. Le Sezioni e le Rubriche sono le già note: Repertorio, Vetrina, Festival e Speciale. Il Repertorio fa sfilare gli spettacoli con un criterio atto a stabilire un giudizio di valore; nel senso che sottolineature, enfasi od omissioni derivano dai due elementi-base, la “quantità” dei programmi e delle recensioni citati e le fotografie. Ne risulta un mosaico foltissimo che acquista pregnanza nei rapporti – soprattutto quantitativi come si diceva – e comunica prospettive insolite e curiose. Sta al lettore scegliere le proprie, superando il richiamo dei grandi Enti, più rappresentativi perché più produttivi e soffermarsi su iniziative meno vistose ma davvero positive. Vengono queste da piccoli Gruppi o Compagnie “minori” o da singoli artisti, capaci di un'espressione originale. La citazione di alcuni, non esclude necessariamente i molti altri, meritevoli d'apprezzamento, come ad esempio I Fratellini (con Mein Kampf), Gli Ipocriti (con Madre Coraggio, regia di Cristina Pezzoli), Centro Teatrale Bresciano, guidato da Cesare Lievi. Del resto le maggiori Istituzioni sono adeguatamente illustrate negli indirizzi, nei programmi e nei risultati. La Vetrina è ancor più esaustiva, nei numerosi Convegni, Libri, Mostre e Premi registrati. I Festival consentono un apprezzamento internazionale, considerati gli eventi stranieri presentati in Italia e quelli visti all'origine, quali le Rassegne di Belgrado (Bitef), Edimburgo, Avignone (dove spicca Romeo Castellucci), Madrid, il Theater der Welt (Germania).
L'attribuzione dei Premi Ubu è un altro aspetto di portata extra-documentaria poiché rivela un “itinerario” di riflessione critica e rivela l'atteggiamento, la cultura e il gusto, fino a tracciare una rete di ipotesi problematiche attorno all'arte dello spettacolo dal vivo. Nel resoconto dei Premi appare infatti un “itinerario” di riflessione critica decantato nel referendum, espressione delle preferenze da parte dei 55 critici votanti. L'attraversamento delle discordanze, più che delle consonanze, dà riprova di un esercizio critico stimolante, ogni anno rinnovato, attorno al mondo della scena.
Lo Speciale è dedicato alla Nueva Hispanidad, a cura di Davide Carnevale e Manuela Cherubini; raduna una serie di testimonianze e analisi, con varie angolature d'approccio, su un panorama attuale della drammaturgia, dell'estetica e della “civiltà” dell'area spagnola. Sono innanzitutto i personaggi, spesso sconosciuti da noi, a imporre le loro presenze incongrue per la nostra mentalità corrente, per le nostre scene affascinate dall'ovvio o dall'esotico e cieche per quanto accade in prossimità. I contributi che ci sollecitano comprendono, in proposte ancora un po' generiche, le teorie di José S. Sinisterra (Valencia, 1940) di cui si conosceva La scena senza limiti (Trad. di A. Caron, Perugia, Ed. Corsare, 2003). Dalla sua visione semiologica e sociologica, si passa ai paradossi dell'Arte Teatrale secondo Javier Daulte (Buenos Aires, 1963) e a varie esperienze del teatro basco, con centro in Barcellona. Un giovane talento cileno è Manuela Infante (n. 1980); Federico Léon si presenta come “l'equlibrista del teatro argentino”. Cile, Cuba e Messico si accostano all'Argentina e alla Spagna per testimoniare il rifiuto dell'ovvietà e della censura, alla conquista di una novità artistica e civile, fondata sulla libertà espressiva.