Ma dov'eravate ieri sera?
Sì certo il freddo la nevischiata, ma alla Tosse è arrivato Neville Tranter, uno straordinario attore, capace di prodursi in una composta quanto efficace interpretazione del servitore di Adolf Hitler, Heinz Linge, e contemporaneamente dare voce e espressività ad altri 6 personaggi in Schicklgruber, alias Adolf Hitler - in scena alla Tosse fino a domenica 14; giovedì 11 alle 19.30.
Un solo attore in scena.
Un monologo? Ma no.
Cosa allora? Un teatro della meraviglia dove un solo interprete sul palco dà letteralmente vita, espressione e presenza scenica al manipolo di straordinari pupazzi da lui stesso creati (Tranter è uno dei più grandi animatori di burattini) per il ruolo di Fräulein Braun, la fidanzata di Hitler, Heiner Goebbels, il figlioletto di lui Helmut, e poi Göring a cui si aggiunge una straordinaria maschera beffarda avvolta in un giallo sfolgorante: la morte.
Non vi fidate della vostra idea dei pupazzi in scena sarebbe comunque una pallida immagine di fronte alla trasfigurazione e umanizzazione che queste maschere apparentemente fisse subiscono. Virtuosamente la mano sapiente di Tranter orchestra i movimenti dei pupazzi e contemporaneamente innesca il dialogo tra lui - servitore - e loro in uno scarto impercettibile della recitazione tra la sua e le altre parti, per effetto di una rapidissima trasmutazione vocale (sostenuta finemente dai tecnici del suono Ferdinand Bakker e Kim Haworth). Così Tranter ci tiene incollati alla poltrona - nonostante lo spettacolo sia in lingua inglese, con sopratitoli in italiano - ingaggiando dialoghi avvincenti, pieni di tensione, ironia, rabbia e follia.
Siamo proiettati nell'incuboso epilogo della Seconda Guerra Mondiale, rinchiusi nell'atmosfera asfittica, grigia e fumosa del bunker in cui si è rifugiato il Grande Dittatore Adolf, o Wolfi come lo chiama la sua Eva (Eva Braun, ndr), in attesa di festeggiare il suo 56esimo compleanno. All'atmosfera da romanzo gotico, tra il macabro e il terrificante, il testo (di Jan Veldman) aggiunge l'assurdo e la tensione drammatica di un dramma psicologico cecoviano, conducendoci tra le pieghe di un'attesa disperante: fatto personale, ma anche condizione di un gruppo estremamente solidale, unito in una faccenda interiore in cui si contendono fedeltà alla causa, assenza di via di fuga e onore. L'isolamento di ognuno dei personaggi è una questione che trasuda a livello epidermico anche in assenza di pelle umana in scena. E se per Eva c'è ancora il fremito dell'amore e della passione, l'illusione di poter ancora ballare e amoreggiare con il suo Wolfi; per Goebbels, non c'è che la reclusione, che lo porta a ripetere come un orologio rotto: un bel discorso del Führer al popolo determinerebbe senz'altro la svolta; mentre per il fedele servitore, Linge, di certo il più umano di tutti questi folli e feroci personaggi - quindi non solo perché fisicamente incarnato da Tranter - la tensione vibrante è tutta volta a fornire un po' di semplice conforto domestico, salvo poi trovarsi smarrito perché le carote del suo padrone sono finite.
Adolf è invece chiuso in se stesso, nella sua pochezza che gli fa saltare i nervi di fronte all'unica candelina per i suoi 56 anni, che lui legge come un truce scherzo; chiuso in una incapacità comunicativa e di relazione; teso verso il vuoto, verso l'inesorabile sconfitta e lo spettro della morte, per cui come in trans ripete giallo, giallo, mentre da lontano giungono i suoni dei bombardamenti degli Alleati.
I pupazzi? Se non fosse per l'aspetto tecnico di alzarli e animarli, se per esempio entrassero da dietro le quinte già animati, non vi accorgereste neppure che sono fantocci. Tranter - che ne è anche l'artigiano sapiente - è talmente abile nel trasferirgli espressività che più di una volta vi chiederete: ma ora ha chiuso gli occhi? ha inarcato le ciglia? Le stanno luccicando gli occhi come se stesse piangendo, possibile? O, ancora, ma quello mostra un guizzo di follia adesso, mentre prima sembrava solo assorto, ho visto male?
No, non avete visto male, è un'impareggiabile illusione frutto di manuale sapienza e credo molto esercizio, che vi farà vedere dei volti completi di tutta la paletta espressiva. Certo come per ogni degna illusione c'è l'inganno percettivo o meglio il trucco: una delle strategie è aver dotato i pupazzi di occhi che sono sfere tagliate a diamante - quindi sfaccettate - e se opportunamente illuminate (un personale ringraziamento a Desirée Van Gelderen, che cura le luci come un acrobata) trasformano la fissità in espressione e il pupazzo in vero e proprio interprete.
Imperdibile.