Sono complici nella vita - «la nostra prima collaborazione è stata sentimentale», dice Simona Guarino - come nel teatro, Simona Guarino e Mauro Bozzini (attore che ha lavorato con Claudio Lizza) hanno costruito uno spettacolo a metà fra teatro d'attore e burattini (di Bruno Cereseto). Il fagiolo, titolo suggerito tra il faceto e l'imperioso da Tonino Conte che l'ha ospitato nel suo Agriteatro, «è nato dall'idea - afferma Guarino - di raccontare storie tratte dalla cronaca su temi sociali e familiari in una sorta di teatrino criminale dove raccontare azioni un po' perverse». Sconce? «Ma no, perverse perché relazioni che si trasformano in modo anomalo». E i burattini? «Si prestano perfettamente alle schematizzazioni e agli stereotipi e quindi ci permettono di affrontare tematiche quotidiane in modo non convenzionale, raccontare storie di vite malate con ghigno sottostante». Lo spettacolo va in scena al Teatro Piccolo Sipario Strappato di Arenzano, sabato 8 e domenica 9 novembre 2008 - ore 21.
In scena 4 episodi che, dickensianamente, propongono dei bambini come protagonisti all'interno di vicende familiari di cui andranno a pagare le conseguenze. Perché con le migliori intenzioni qualcuno li seduce e abusa di loro; li rende odiosi agli altri conducendo operazioni immorali per costruirgli un futuro; li fa vivere segregati per proteggerli; non riesce a farli nascere perché sopravvive curando chi sta morendo. Abbiamo così l'avvocato che abusa della bambina; i nonni che di mestiere fanno i ricattatori e quindi in paese tutti lo odiano; la mamma e la nonna che, lavorando tutto il giorno, non possono occuparsi della bimba, obbligata a casa da sola a dosi di Valium e Marsala; e, infine, la badante rumena, al capezzale di una signora all'ultimo stato dell'Alzheimer, che deve rinunciare alla sua gravidanza perché occupata a tempo pieno con la 'nonnina' a un passo dalla bara. «Non c'è nessuno di realmente malvagio in modo gratuito tra i personaggi - continua Guarino - tutti compiono nefandezze in modo quasi inconsapevole o almeno non consci di assumere comportamenti che si riveleranno traumatici per i bambini, che graveranno sulla condizione futura e sul destino dell'infanzia».
Il fagiolo del titolo esce fuori dall'ultimo dei quattro episodi. «Ognuno ha un suo titolo: Chocolate, Gommose, Sugar, Cetriolini e Pepsi Cola - interviene Bozzini - perché ognuno è legato a un cibo particolare che emerge in modo chiaro nell'episodio. Il fagiolo dell'ultimo episodio è il modo in cui la badante Coca chiama il piccolo feto nel suo ventre a cui ha già deciso che non darà la possibilità di vivere». Pronta Simona aggiunge: «Non ha niente a che fare però con il Movimento per la vita. Perché Coca, la badante, è proprio impossibilitata a portare avanti la gravidanza perché non ha una casa sua, non ha un compagno, non ha una situazione economica stabile, ma non ha neanche tempo per badare a qualcun altro che non sia la vecchia signora lasciata alle sue cure». Tornando al titolo, continua Bozzini: «quando abbiamo presentato il lavoro a Tonino Conte all'interno del suo Agriteatro, non avevamo ancora un titolo e lui l'ha proposto».
Come mai avete scelto queste tematiche? «Per un interesse che ci accomuna sul sociale, fra l'altro Simona è psicologa, e in vari momenti ha vissuto situazioni simili. Inizialmente l'abbiamo scritto per attori, semplicemente per costruire insieme un testo, poi di fronte all'opportunità di una messa in scena l'abbiamo adattato ai burattini». In scena Guarino e Bozzini sono seduti a un tavolo e muovono i burattini - un po' come succede negli spettacoli del Teatrino Giullare - è un «micro-teatro pensato anche per spazi non necessariamente teatrali - prosegue Bozzini - Noi stessi non indossiamo un costume vero e proprio ma di volta in volta entriamo nei nostri personaggi attraverso piccoli elementi: occhiali, parrucca, cappelli, colletti, ecc.».