Soltanto chi osa fare il passo più lungo della gamba può capire l'emozione che ti assale quando ti rendi conto che - immancabilmente - quello che sembrava, fino ad un secondo prima, destinato al disastro finisce con il funzionare alla perfezione. E' la storia delle feste del Pride gay, lesbico, trans genovese. E più che mai è la storia della festa Pride di quest'anno. Ideata con pochissimi mezzi, con esposizioni economiche personali, realizzata a forza di braccia e mente di un ristretto nugolo di uomini e donne (genetici o transessuali, per noi non fa differenza) che "ci crede" al di là di ogni ragionevole buon senso.
La festa inizia ufficialmente alle 20.30, arriviamo intorno alle 20 con la speranza che tutto sia pronto e con addosso l'immancabile domanda: "quanta gente verrà?"
Quando arriviamo ci rendiamo subito conto che siamo troppo pochi per tenere sotto controllo tutta la situazione e capiamo immediatamente che dovremo far rapido esercizio del dono non umano dell'ubiquità per "reggere" il tutto. La festa è su due piani: sotto, lo spazio concerti/spettacoli/disco e lo spazio bar (gestito dagli amici dello Zapata), sopra, lo spazio per il dibattito, il mercatino e i nostri banchetti informativi. Arriva un po' di gente e noi siamo ancora alle prese con qualche problema tecnico di audio, con i gruppi che fanno le prove e il dibattito sul tema "World Pride, un anno dopo: cosa è cambiato", tutto da "inventare".
Io, Luca, di Liberi.Tutti e Enzo di CGIL Nuovi Diritti riusciamo a iniziare il dibattito: pochi i partecipanti. Finiamo di corsa. Giù di sotto c'è bisogno di noi.
Che ore si sono fatte? Le 22.30... La gente arriva a "piccole dosi". Mi guardo intorno, i pensieri si susseguono in una spirale sempre più tetra: ecco, i gay preferiscono andare nelle disco... abbiamo fatto poca pubblicità... i manifesti si leggevano poco... e via delirando, fino a rendermi degna di una novella Cassandra-trans del 2000.
Saranno state, credo, le 22, quando i "Baddas" hanno aperto ufficialmente l'evento con il loro concerto ed ancora lo Zapata stentava a riempirsi. Non più di cento persone: decisamente troppo poche per consentirci di andare in pareggio con i costi...
E invece a mezzanotte la sala è piena: raggiungeremo alla fine le 400 presenze, davvero un buon risultato numerico... Ma quel che conta di più è che, smaltite le preoccupazioni, mi rendo conto del livello di gradimento della nostra festa: è davvero molto alto. Le persone si divertono e parecchio.
Nel frattempo mi accorgo che il mio abito lungo rosso fuoco di puro lino, brilla per solitudine nel mare di jeans e magliette unisex che coprono uniformemente ragazzi e ragazze: "ecco.. la solita figura da "trans stereotipata" mi dico impietosamente. In più le mie scarpe con i tacchi fanno a pugni con il pavimento non proprio piano dello Zapata.
Inizia il concerto della "Barbara Vulso band" e la sua voce calda e forte, il suo repertorio "rock-blues" appassiona tutti i presenti. Quando (per la prima volta) salta l'impianto elettrico, Barbara ci regalerà uno dei momenti più intensi della festa. Nel buio solo la sua voce calda e avvolgente, la batteria e il ritmico battere le mani del pubblico. Più d'uno ha avuto i brividi.
Intorno alla mezzanotte stare alla porta diventa problematico.. .la gente arriva ad ondate sempre più grandi. Incrocio una ragazza dello Zapata e le chiedo: "allora? Cosa ne pensi? Come ti pare la festa?" e lei, con un sorriso: "non ho mai visto lo Zapata così bello".
Intanto lo spettacolo prosegue con le divertenti performances en travestì di Kitsch Lorraine e di Billy Drag e poi la lunga ed ironica "Trash fashion parade", una sfilata di "moda" fatta di soli abiti usati. All'ultimo momento arrivano Matteo e Davide con il "tabboulè" per tutti, un cous cous freddo e rigorosamente vegetariano. Di nuovo sul palco per invitare la gente a servirsi.. Fa un caldo pazzesco ma il mio calore interno si confonde con quello dovuto all'eccitazione del momento.
All'una di notte, finalmente, arriva la persona che aspettavo con più trepidazione: la mia ragazza... (oddio.. e adesso a chi lo spiego che io, nata uomo e "on the road" per diventare donna, sono attratta anche dalle femmine? "Ma se ti piacciono le donne, allora perché non sei rimasta uomo?" Quante volte mi sono sentita porre questa domanda? Tutte le volte che ho detto che sto con una ragazza...). Sono felice ma anche stravolta. Quando alle due inizia la disco, vado in carenza totale di forze... Il "mio" Pride, lo sento, sta per finire... Vorrei salutare tutti i miei compagni di ventura ma è impossibile. Chissà dove sono ora ed il muro di persone che occupa la sala della disco è invalicabile. Lascio la festa in pieno svolgimento e, solo in quel momento, mi rendo conto che.. anche quest'anno ce l'abbiamo fatta.
Mirella IzzoSe vuoi leggere su Crisalide-arcitrans:
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