Sociologo, politico, scrittore, docente universitario alla Statale di Milano, coordinatore delle Politiche di Promozione del Comune di Genova. Nando Dalla Chiesa è tutto questo, ma i suoi ideali si possono riassumere in una parola sola: onestà.
Da un mese è uscito il suo ultimo libro, Album di Famiglia (Einaudi, 194 pp., 17 Eu): 35 racconti, una serie di istantanee di vita quotidiana che scorrono via attraverso gli affetti e gli amori, i piccoli momenti di gioia e quelli di dolore. Più di un secolo di storia visto attraverso gli occhi di un uomo che dialoga con i suoi famigliari, dai nonni ai genitori, dalle sorelle ai figli piccoli (e poi grandi). Ovviamente abbondano i riferimenti al padre Carlo Alberto - ucciso in un agguato mafioso il 3 settembre 1982 - e all'idea di giustizia - che trapela da ogni singola pagina.
Ci sediamo a parlare del libro, e il mio sguardo cade meccanicamente sul luccichìo dell'anello che porta all'anulare sinistro. Conosco la sua storia, è raccontata all'inizio del libro: un tempo apparteneva a suo padre e cingeva il suo dito nel momento in cui l'ammazzarono. Dopo quella sera aveva cambiato colore. Era diventato rossobruno, impregnato di sangue. Fu poi Emilia, la moglie di Nando Dalla Chiesa, a lavarlo. Lui non ne ebbe il coraggio.
È da allora che lo indossa. Cerco di non farmi vedere mentre lo osservo, ma tanto lui lo sa. Me l'hanno guardato in tanti, scrive nel libro, deve avere una sua forza magnetica.
Album di Famiglia è la storia di una vita. Parole lievi, a tratti. Altre volte struggenti. Tanti piccoli aneddoti che formano una grande storia. E sullo sfondo la Storia con la esse maiuscola, quella della lotta al terrorismo e alla mafia. «Rita (la sorella conduttrice televisiva, ndr) mi ha detto che un libro del genere non sarebbe interessato a nessuno», sorride: «io invece ho voluto ricostruire una storia bella in un momento in cui non si raccontano storie belle di famiglia». E spiega: «i tempi cambiano ma non i valori. Dai miei nonni ai miei figli i principi sono rimasti gli stessi. E chissà quante altre famiglie ci sono in giro che hanno come primo obiettivo quello di crescere dei figli onesti».
«Il ruolo della mia famiglia è stato fondamentale» prosegue: «sono cresciuto nell'amore, non nella bambagia. Con le mie sorelle, ho dovuto affrontare molte prove, dal liceo ogni anno in città diverse all'educazione a non avere mai orari fissi. Era il '73/'74 quando mio padre iniziò a dirci che questi uccidevano sul serio».
Parla pacatamente, Dalla Chiesa, ma non cela la propria delusione verso la casa editrice. Il libro che Einaudi nasconde come la Rai nasconde i suoi programmi scomodi, così ha recentemente definito Album di Famiglia sul suo blog: «è il quarto libro che pubblico con Einaudi» afferma Dalla Chiesa, «e trovo incomprensibile la scarsa pubblicità». Poche anticipazioni sui giornali, l'assenza del titolo tra le nuove uscite editoriali sul sito della casa editrice, «anche le presentazioni del libro le devo pensare io» aggiunge. «Album di Famiglia tocca aspetti che possono dare fastidio, ma non credo che sia questo il problema. Il problema è il non capire i libri».
Oggi Nando Dalla Chiesa vive «tra Milano, Genova, treni e aeroporti». Da circa un anno è coordinatore delle Politiche di Promozione del Comune di Genova. Chiamato da Marta Vincenzi dopo il caso mensopoli (ve lo ricordate?), ha subito accettato: «il sindaco aveva visto in tv la Messa Rock del Mantova Musica Festival (rassegna ideata nel 2004 da Dalla Chiesa e dalla scrittrice Lidia Ravera, ndr)» racconta, «e allora mi propose di ringiovanire la città, creando progetti di qualità che interessino ai giovani».
«Questo è successo» continua, «anche grazie alla mostra su De Andrè». Ma la scommessa vera, a Genova, è un'altra: «creare un'economia della moda, del cinema e della TV».
Tra i prossimi eventi, il Tendone Letterario in piazza Matteotti dal 16 maggio all'11 giugno, dove sono stati invitati tanti scrittori emergenti («uno degli autori, Cristiano Cavina, dopo la nostra scelta è stato candidato al Premio Strega 2009»); dal 26 al 31 maggio è la volta della seconda edizione della rassegna musicale Antichi cortili, giovani talenti per le vie del centro storico («l'anno scorso, quando ho sentito dire dai jazzisti di Sassari e dai sassofonisti di Verona che suonavano per la prima volta fuori dalla loro regione, mi è sembrata già una buona cosa»).
Dopo 12 mesi di Genova, dunque, il bilancio è positivo: «sono molto contento del mio lavoro. Genova è una bellissima città, anche se ha bisogno di qualche strattone. E i genovesi, nonostante il mugugno, non sono ringhiosi: il ringhio si è fatto strada in Pianura Padana».