Lunedì 19 gennaio 2009 sul webmagazine Visionpost è apparso uno scritto inedito di Franco Carlini. Il circolo della conoscenza - testo chiaro, sintetico e lucido come quelli a cui il creatore di Totem ci aveva abituato - condensa in dieci punti una riflessione sul valore e ruolo della conoscenza nella società contemporanea. Si parla sempre più spesso di knowledge society e knowledge economy, e raramente si ha la sensazione di capire veramente di cosa si tratta. Quando si legge il pensiero di Carlini tutto appare più chiaro.
Il giornalista, docente, saggista, imprenditore (chi più ne ha…) negli ultimi tempi si era appassionato al tema del dono. “Il dono è sfacciato. Il dono è dissipazione. Il dono è sovversivo. Il dono dimostra che l'uomo possiede delle facoltà superiori alla razionalità”, scriveva nel testo citato qui sopra. Di fronte ai tentativi del potere economico di mettere le mani sulle potenzialità del sapere, Franco auspicava l'avvento di una conoscenza “come dono, non divino ma dell'umanità a se stessa. Alcuni fatti e tendenze permettono di crederlo”. Non è un caso perciò che il convegno organizzato da Totem martedì 20 gennaio 2009, presso l'Università di Genova, e dedicato alla memoria del suo mentore, si intitolasse Politica condivisa: altruismo e democrazia nella rete. Parole e idee dedicate a Franco Carlini.
Società e rete stanno sempre più diventando una cosa sola. Carlo Formenti - giornalista e docente all’Università di Lecce -, dice che la rete riflette tutti i progetti, i conflitti e le contraddizioni del mondo reale. Vedi, tra le altre cose, i social network - Facebook in primis - vedi il progetto Città digitale con cui il comune di Genova (presente al convegno con l'assessore Andrea Ranieri) cerca di andare incontro alle nuove generazioni sul loro territorio. I fenomeni legati al web vedono una moltiplicazione facile e istantanea rispetto ai vecchi di mezzi di comunicazione. Così mentre le vecchie aule assembleari si svuotano, le stanze cibernetiche vedono un surplus di partecipazione.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Come dice Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore - è difficile distinguere cause serie dal passatempo puro e semplice: «il web doveva essere il veicolo di una strategia dell’attenzione, ma sta andando verso una strategia della disattenzione». E c’è persino chi dice, come Formenti, che il boom dei social network sia l'ultima zampata di un capitalismo rampante e avanguardistico - i cui attori si chiamano Google, Youtube, Facebook, etc etc - che incanala emozioni, sentimenti e passioni degli utenti per creare un business che non ha più neanche bisogno di diritti d’autore.
Si è parlato anche di giornalismo al convegno. L'intervento di Anna Masera, responsabile della versione web de La Stampa, ha reso chiare le difficoltà di chi cerca di innovare l'informazione nel nostro paese. «Internet porta verso un giornalismo trasversale, non più gerarchico ma democratico - ha detto - Questo nonostante gli investimenti a lungo termine nel web siano pari a zero». E nonostante anche un’organizzazione che non apre al rinnovamento. «Noi non possiamo pubblicare gli interventi dei lettori sul sito (perché devono avere il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti ndr) - dice ancora Masera - per permettergli di dire la propria ho dovuto aprire dei blog». Un problema che non hanno le redazioni nate nella rete, come mentelocale.it.