Giornata uggiosissima. Sabina Guzzanti è attesa in serata al Politeama Genovese, dove terrà il suo show Vilipendio tour (mercoledì 19 è alla Spezia). Ma mentre la aspettiamo non siamo in un teatro, bensì sotto una tensostruttura, un campo da tennis. È l’improvvisato auditorium in cui si sono dati appuntamento centinaia di studenti, nel bel mezzo della protesta contro la riforma del sistema dell'istruzione. L'autrice, che ha già incontrato gli studenti in altre città italiane, ha deciso di sostenere le loro iniziative anche a Genova, poche ore prima di salire sul palco. Un supporto morale, a volte anche critico, come è nel suo stile.
Parla soprattutto di temi che la toccano da vicino: satira, informazione, giornalismo, comunicazione. Ma anche di università e di scuola.
Fin dalle prime battute sulla satira, Sabina non va per mezze misure: «voi non immaginate neanche quanta censura ci sia in Italia», dice. «A ogni piè sospinto – prosegue – si fanno programmi e talk show per capire se la satira è viva o è morta. Ma il punto non è questo: il problema è l’informazione». Già, quell’informazione che, secondo la Guzzanti, è uno dei più grandi nodi irrisolti del nostro paese, anzi: «quella che c’è in Italia - afferma - non ha nulla a che vedere con l'informazione vera».
E prosegue: «altrove i politici li intervistano nei talk show per fargli il culo, non semplicemente per dargli la parola. In altri paesi si discute veramente, si propone un punto di vista critico». In Italia, invece: «la categoria dei giornalisti è quella che ha più paura ed è meno libera. Ma allo stesso tempo è responsabile di come vanno i media». Più tardi qualcuno le chiederà cosa farebbe per l’informazione se ne avesse la possibilità: «porterei più democrazia nelle redazioni», risponde.
In seguito Sabina Guzzanti invita i ragazzi a studiare il ’68: «oggi è oggetto di una revisione incredibile. Del ’68 si dice o che è stato l’anticamera del terrorismo, o che è servito solo per dare un po’ di sedie nei giornali a chi vi ha partecipato. Non è così, studiatelo bene, capirete che tante delle belle cose che la nostra società ha conquistato partono da lì, che se le donne e i poveri possono studiare, lo si deve a quel movimento».
A chi le chiede consigli su come comunicare le proprie idee, su come far breccia nel sistema dell’informazione, lei dà una risposta secca: «non preoccupatevi troppo di comunicare - dice - se le idee ci sono e sono buone, prima o dopo vengono fuori». Invita piuttosto i giovani: «a parlare con i vostri coetanei, magari quelli che nella vita aspirano a partecipare ad un reality. Ce ne sono parecchi. Tutte le volte che si è cambiato realmente qualche cosa nella società, lo si è fatto parlando alla gente».
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