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Anche a Genova arrivano 'Le Pupotte' |
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Rappresentano vari tipi di figure femminile. Dalla ricercatrice alla pensionata, dal medico alla studentessa. Iniziativa a difesa della 194 |
di Marina Seveso
GENOVA, 10 MARZO 2008 |
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Dopo l'irruzione della polizia al Policlinico di Napoli mentre, nel pieno rispetto della legalità, si era appena effettuato un aborto terapeutico su una donna a cui erano state riscontrate gravi malformazioni fetali, il dibattito sulla Legge 194 è tornato di grande attualità.
Ne abbiamo parlato anche su mentelocale.it: leggi gli articoli Legge 194: leggiamola prima di tutto, Rete 194: siamo stufe di essere zittite e Aborto: solo un problema di coscienza? .
Poi, la lettera di una giovane che, mentre è in atto la discussione, ha deciso di abortire. A lei, hanno risposto Andrea e Serena, che si augurano di avere un figlio e sostengono che la vita è un diritto, e l'aborto non può essere usato come contraccettivo. Poi l'ulteriore replica della giovane, che domanda: «Nessuno pensa al diritto alla vita della madre?».
Infine la voce fuori dal coro di Maria Assunta Cucinella.
Oggi pubbliamo un articolo su 'Le Pupotte', iniziativa a difesa della legge 194 del Comitato 8 marzo tutto l'anno.
Vuoi dire la tua su questo argomento? Scrivi a redazione@mentelocale.it |
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Le Pupotte sono arrivate anche qui, visibili dai genovesi soprattutto in via Gramsci, sui pilastri della sopraelevata, ma anche in altri punti della città. Sono grandi "donne di carta" che rappresentano vari tipi di figure femminile, dalla ricercatrice alla pensionata, dal medico alla studentessa, e tutte invitano alla difesa della legge 194. Come dice il comunicato del Comitato 8 marzo tutto l'anno che ha rivendicato le Pupotte, I diritti delle donne sono un pilastro della democrazia e per questo i piloni della sopraelevata sono diventati luogo ironicamente simbolico per i fumetti con cui le donne di carta rivendicano la libertà di scelta e la maternità consapevole, diritti minacciati da chi mette in discussione la sostanza della legge 194.
Le Pupotte arrivano, viaggiando nella rete da Bologna dove sono state protagoniste delle campagna Adotta un consultorio e anche quelle genovesi sottolineano, con scritte anche in lingua spagnola, l'importanza di difendere questi spazi di assistenza gratuita alle donne - fondamentali, per esempio, per le immigrate e le minorenni che spesso non sanno a chi rivolgersi. Obiettori di comodo, non di coscienza è infatti uno degli slogan apparsi accanto alle Pupotte nel centro storico, che denuncia come spesso l'obiezione di coscienza non sia motivata da reale convincimento ma da pressioni esterne o perfino dal timore di lavorare di più accettando gli oneri che la 194 fa ricadere sui medici di ospedali e, appunto consultori. Come le donne reali, le Pupotte di carta mettono l'accento sui temi fondamentali dei diritti delle donne, evidenziando come l'impegno a difenderli debba vedere come momento importante il giorno della Festa delle donne, recuperato nel suo valore di giorno di memoria e incontro tra donne e per le donne, come sottolinea il comunicato.
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