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Capisci di stare invecchiando quando l'entusiasmo per le cose, scema. Non è che uno si può attivare subito per un nonnulla, sarebbe chiaramente un caso clinico; ma la diminuzione netta dei salti sulla sedia che una volta ti coglievano quando leggevi notizie stimolanti o intravedevi barlumi di cambiamento su cui sperare, fa pensare inevitabilmente alla stanchezza e all'allungamento dei tempi di recupero. Addirittura alla mancanza di questi tempi, un meccanismo ormai ben oliato e radicato che ti consente di risparmiare energie per occasioni a tuo dire più importanti. O per evitare coinvolgimenti emotivi dispendiosi.
Ma quando vedo o leggo negli altri quella fiamma che ho ancora dentro ma che ogni tanto stenta a prendere, la curiosità riesce a vincere la pigrizia e ritorno più o meno la gritta da cugge di sempre. E mi chiedo il perché di tanto entusiasmo. Perché tanto entusiasmo per un detergente intimo che pubblicizza il rispetto per tutte le donne, ma lo fa alla fine, come uno sgambetto, dopo aver snocciolato teneri e crudi dati sulla morbidità, sulla fragilità, sulla violenza subita del mondo femminile. Mi chiedo quanto di sentito e di immediato ci sia nell'intimo (non vaginale, ma spirituale) di chi ha commissionato lo spot ai creativi, o se piuttosto non ci sia stato un passaggio in più a monte, il tassello scientifico, marketiano e politicamente corretto con cui la GSK (GlaxoSmithKline, la multinazionale che produce il Lactacyd) si colloca strategicamente nella nicchia dell'impegno sociale perché lo impongono le proiezioni e gli studi dell'area Commerciale.
Mi chiedo se tutto questo non sia qualcosa di più elaborato ma concettualmente analogo al "tu" con cui ci si rivolge agli stranieri per strada o sul bus, (altri soggetti socialmente "poco inclusi" o scarsamente rappresentati) di qualsiasi età siano, che con la cesoia di queste due lettere, separa nettamente il desiderio superficiale di apparire mentalmente aperti e la dotazione effettiva e concreta di tolleranza e rispetto.
Mi chiedo, molto prosaicamente, quante donne ci siano nel CdA della GSK (ma questo è un po' come sparare sulla Croce Rossa), quante di queste riescano ad esprimere, al tavolo delle riunioni, la loro femminilità più genuina e sincera e quante invece non si siano già da tempo piegate a quelle fregnacce anni Ottanta della donna in carriera che legge l'arte della guerra di Lao-Tze perché o lo fai tu o lo farà qualcuno al posto tuo. Tipicamente poco conservativo. Tipicamente da gorilla zuppo di testosterone.
Una società (nel senso di Spa, Srl e simili), una firm, un brand, un come diavolo lo si vuole chiamare, ha un solo scopo: sopravvivere e, se possibile, ingrassare. E l'unico modo per sopravvivere, o addirittura ingrassare, attualmente è quello di vendere. Quindi, facendo un sillogismo banalissimo, lo scopo di una società (nel senso di Spa, Srl e simili), una firm, un brand, un come diavolo lo si vuole chiamare, è vendere.
La crosta magari sarà dorata, infiocchettata e socialmente responsabile ma, se la GSK non ha rivoluzionato le norme di redazione dei bilanci, credo che gliene freghi poco delle 9 donne su 100 che sono violentate (non si sa bene con che frequenza), a meno che non siano loro dipendenti che saltano per questo motivo delle ore-lavoro. Nel momento in cui una qualsiasi multinazionale farmaceutica con oltre centomila dipendenti (centomila: le città di Savona ed Imperia messe insieme), un fatturato vicino ai 32 miliardi di euro e una quota di mercato del 6%, a livello mondiale, riuscirà a mettere come voce di bilancio non monetizzabile ma valutabile in maniera diversa dalla pecunia (e i metodi ci sono, purtroppo) il rispetto non solo della femminilità ma dell'essere umano neutro e a tutto tondo, imponendosi come modello per altre realtà analoghe e utilizzando tale parametro come uno strumento economico vero e proprio e non come un belletto da mignotta sciatta, ecco, allora credo che guarderò la pubblicità del Lactacyd in maniera diversa e più ottimistica.
Al momento, tolgo il volume, faccio zapping e mi tengo il mio anziano entusiasmo per cose diverse dall'educazione civica che provano ad ammannirci gli istigatori al consumo.
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