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Liberovici e Gitlis
© foto: S. Ouzounoff

Liberovici: in politica da acrobata

Il regista e compositore vede una Genova più aperta, che modifica il suo carattere. Dai feudi teatrali al dialogo. E con l'Iit le factory
di Laura Santini
GENOVA, 23 MAGGIO 2007
E l'acrobazia continua: 15 giorni Andrea li ha passati in Canada per adattare una composizione audio-video dedicata al violinista Ivry Gitlis, da lui creata nel 2003, e ora da trasformare in una versione orchestrale per Le nouvelle ensemble moderne (NEM) di Montreal.
A Firenze è passato per lavorare a un grande evento fashion della Free Soul (casa di jeans italiana) per il lancio della nuova collezione in uno spazio di 1000mq, per cui Andrea avendo carta bianca, si ispira un po' al lavoro fatto da Bob Wilson con Armani -a partire dal titolo On the surface of things.
Intanto stasera, mercoledì 23 maggio 2007, è a Roma all'Accademia dei Lincei per presentare con Edoardo Sanguineti Sonetto, nell'ambito delle giornate dedicate a W. Shakespeare. Mentre a Milano segue, insieme a Ottavia Fusco e Piero Chiambretti il progetto per un Cd - nato a partire dall'esclusione della Fusco e della sua canzone Habanera dal Festival - dal titolo Vuoi essere trombato al prossimo festival di Sanremo?, che coinvolge diversi scrittori (tra cui Franco Grillini, Edoardo Sanguineti, Aldo Nove, Dacia Maraini e altri) sull'elaborazione di canzoni di cui in due o tre casi io curerò la parte musicale».
Come si fa in venti giorni a saltare sul treno in corsa della politica? Andrea Liberovici, regista e musicista, candidato di bandiera - come ama ripetere - nelle file della lista La nuova stagione, a sostegno della candidatura a prima cittadina di Genova di Marta Vincenzi, confessa che la sua agenda è cambiata di poco, dati i molti progetti in cantiere tra Canada, Firenze, Roma e Milano, grazie a qualche acrobazia (vedi a lato).
Un'adesione entusiasta e immediata, perché «se bandiera deve essere, che sia rossa», ironizza.
«Quello che vorrei per il futuro di Genova - afferma Liberovici - dal punto di vista culturale è già tutto contenuto nel programma di Marta Vincenzi. È bastato leggerlo per capire che la pensavamo esattamente allo stesso modo, senza neppure esserci parlati prima. Ci aspetta credo, più di ogni altra cosa, un salto di carattere, un mutamento antropologico che guarda all'apertura».

Della situazione attuale, rispetto ai teatri in particolare, Liberovici ha una visione tecno-medievale: «Siamo di fronte a una divisione in tanti feudi, più o meno ricchi, tutti assolutamente straordinari nelle loro specificità, ma spesso con il ponte levatoio alzato. Diventeranno tecno quando lo tireranno giù e si metteranno in rete. E così per gli altri settori della vita culturale della nostra città». La rete dei musei però sta funzionando già da qualche tempo, no? «Questa è la città dalla lunga storia, ma dalla memoria corta. Sì, certo che funziona e credo di aver contribuito al sistema museale che viviamo oggi anch'io con il progetto Anime e Azioni: una stagione triennale che vedeva coinvolti vari scrittori, da Tiziano Scarpa a Aldo Nove, nella scrittura di monologhi a partire da alcune opere artistiche, conservate nei vari musei cittadini. Tutti i musei furono coinvolti in questo cartellone unico di eventi che rimandava a un'identità aggregante: mi piace pensarlo come un piccolo germoglio che poi è sbocciato».

I teatri, i musei, ma quali sono le altre realtà che potrebbero mettere a frutto le loro competenze in modo virtuoso per tutti? È l'ambito musicale, della ricerca e della produzione, l'altro nodo che sta a cuore al Liberovici compositore: «È stata aperta la Casa della Musica e salutata come grande novità, bene. C'è poi Casa Paganini, dove si è insediato il team di Antonio Camurri, all'avanguardia su progetti che sfruttano la tecnologia applicata alla musica, al teatro e alla danza. E ancora è arrivato a Genova quello studio di registrazione, Studio Mulinetti (prima con sede a Mulinetti oggi in città e sotto il nome Logicalbox) che in gran silenzio ha portato a Genova Eric Clapton, Paolo Conte e le Spice Girls. Poi c'era l'idea della factory a Voltri, che per varie ragioni non è andata in porto e forse per certi aspetti è stato anche giusto così. Anche se una certa paura che diventasse un altro teatro non l'ho mai compresa, lungi da me quell'idea».

Nella testa di Liberovici queste realtà devono parlarsi e mettere in condivisione le competenze, sul modello diffuso in Europa della cosiddetta factory: un centro multifunzione, aggregante e produttivo, formativo e a sostegno della progettualità degli artisti.
Dei tanti conosciuti e frequentati tre sono quelli che non scorda mai di menzionare: lo STEIM di Amsterdam, il GRM - INA di Parigi e il GMEM di Marsiglia. «Non sono luoghi dagli spazi enormi, sono edifici con spazi assolutamente tradizionali, organizzati in tanti piccoli studio dotati di tutta la tecnologia che serve per elaborare immagini e suoni. Corsi e laboratori sono gratuiti perché finanziati dallo stato e volti a costruire nuove professionalità. E qui mi viene da pensare che più di una volta è successo in una situazione produttiva in trasferta a Genova che poi in loco non trovava il personale tecnico specializzato e quindi andava a pescare il montatore di turno su Milano per esempio, un peccato. Dentro queste factory vengono anche commissionati o sostenuti progetti artistici specifici che trovano poi ospitalità e una chance di confronto con il pubblico nei festival che ognuna di queste realtà ogni anno organizza. Infine, all'interno di ognuno ci sono tutta una serie di Camurri che sviluppano elaborano software che poi producono e vendono.
Mi piacerebbe ci fosse anche a Genova la possibilità di un percorso tanto accurato e aggregante nella misura in cui la progettualità interna sfrutta tutto il serbatoio delle eccellenze locali».

E qui l'aspetto artistico e culturale nella prospettiva di Liberovici va a connettersi con lo sviluppo del settore tecnologico e con il progetto dell'IIT. «Il progetto della città digitale di Marta Vincenzi mi convince molto e anche l'IIT promette bene, specie se si cominciasse a pensare allo sviluppo della città in generale, sfruttando la cittadella per sperimentare le nuove tecnologie applicate all'arte.
In un'ottica di vera e non episodica connessione, facciamo un esempio concreto: mettiamo che Nanni Moretti venga al Genova Film Festival, sarebbe interessante se poi passasse anche alla Scuola di Recitazione dello Stabile, incontrasse gli studenti del DAMS di Imperia e tenesse un incontro con i giovani che seguono i laboratori alla nuova factory».
Recuperando ancora una volta sulla memoria corta genovese, si tratterebbe più o meno di ripercorrere la strada intrapresa con il decentramento culturale degli anni '70, che diffondeva e moltiplicava le opportunità nelle varie circoscrizioni e centri aggregativi di zona.
«È necessario cominciare a frequentarsi e dialogare cercando di costruire un'identità generale di questa città da esportare».

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Nella foto sopra: Andrea Liberovici con il violinista Ivry Gitlis



Andrea Liberovici - at mente


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