Donne all'opera. Donne che si occupano di altre donne o di se stesse in prima fila per una politica con più donne. Questo è
Emilyguria, neonata associazione fondata il 19 giugno 2006. Emilyguria si aggancia a un network nazionale nato nel '98 e organizzatosi intorno all'onda lunga dei risultati raggiunti dalla prima rete americana
Emily's List, fondata nel 1985,
per promuovere un ruolo attivo delle donne nella realtà sociale e politica.
A raccontare questa impresa in erba sono due donne sorridenti, piene di entusiasmo:
Michela Tassistro (vicepresidente) e
Alessandra Pozzolini (webmaster) che come le altre quaranta, capitanate dalla presidente
Roberta Pinotti e coadiuvate da
Anna Castellano (advisor) si sono raccolte in modo istintuale. Ci siamo «fiutate - dice proprio Michela- su un'idea di Roberta Pinotti.
Lo spunto è stato la voglia di parlare e confrontarsi sulla politica riscontrata da Pinotti nelle ultime campagne elettorali e il crescente scontento per la scarsità di figure femminili di riferimento nei posti chiave della politica.
Abbiamo cominciato a vederci in modo informale in bar o spazi pubblici e l'idea dell'associazione è sorta spontanea».
Motivate, già impegnate, qualcuna già mamma, queste donne, più e meno giovani, con un solido gruppo di brillanti quarantenni, ha subito puntato in alto, pensando che, se doveva nascere, l'associazione doveva avere respiro nazionale.
«Cercavamo un nome -continua Michela- e abbiamo trovato Alessandra e così attraverso il passaparola e il web stiamo crescendo in modo impressionante e tra noi ci sono già anche degli uomini».
Ma chi sono Michela e Alessandra?
Michela Tassistro, podista convinta che si rammarica dei tre minuti cronometrati ultimamente, oggi gestisce la ricerca all'INFM, monitorando le opportunità di finanziamento tra pubblico e privato, ma ricorda volentieri il suo anno a fisica sull'onda dell'entusiasmo giovanile da diplomata allo scientifico che ancora la smuove. Parla in fretta, con brio e vivacità, ha un fare amichevole che più di una volta nella nostra conversazione mi aiuta a sperare nella
solidarietà fra donne, campo ancora ignoto a molte.
Alessandra Pozzolini, più riflessiva, ma altrettanto a suo agio, lavora all'Elsag e si occupa di sistemi di bigliettazione nell'area dei trasporti, ha due bimbe e la più piccola le ha già chiesto: «Mamma poi me la insegni anche a me la politica?».
Alessandra confessa: «mi sono incuriosita subito, ma all'inizio ero perplessa, non sapevo se ce l'avrei fatta». E qui interviene Michela: «Sì perché le donne a differenza dei maschi, vogliono sempre sapere se le loro capacità consentono loro di mettersi in gioco». Per questo Emilyguria è partita puntando molto sulla formazione e su una serie di interviste per stabilire dall'inizio un
Bilancio delle competenze individuali che permettano alle partecipanti di valutare in autonomia se e come proseguire il percorso di formazione che seguirà: 16 incontri, due volte la settimana dalle 18 alle 21 (info
info@emilyguria.it oppure
www.emilyguria.it).
Un'altra regola d'oro quando si parla di donne per Michela è ben espressa dalle parole di
Roberto Weber, presidente dell'istituto demoscopico Swg, che afferma: «le donne si mettono in gioco solo quando le regole sono chiare», una massima che Michela trova applicabile alle diverse attività intraprese con successo dalle donne -e buona anche per il suo gruppo podistico.
Emily in Italia è diffuso un po' dappertutto, ma in particolare al sud, in Sicilia, Calabria dove ci sono addirittura due associazioni e poi a Napoli, ma è presente anche a Roma, Bologna, Reggio Emilia e Torino.
È assente in Toscana, strano? «No -affermano quasi coralmente Alessandra e Michela- perché lì le donne hanno più spazio, mentre
Emily si diffonde là dove le donne si sentono più isolate e sole».
A proposito di solitudine Michela mi segnala che nel gruppo ligure sono presenti anche due donne che ricoprono già una carica politica: l'assessore di Arenzano Anni Valle e il sindaco di Carrodano (SP) Roberta Moretti. «Loro si sono rivolte a noi perché
più di altre vivono la solitudine in politica e noi proprio su questo isolamento vorremmo lavorare, cercando di
creare una lobby in senso positivo, cosìcché non ci sia più solo una lista di incravattati da cui attingere, ma anche una di donne preparate che possano ricoprire incarichi politici».
Cosa possono e vogliono fare le future aspiranti alla politica? «Fare rete, trasmettersi quel sapere che per ora è sotto un'egemonia maschile e omertosa, di difficile accesso. Poi nel concreto battersi per le quote rosa o addirittura puntare a soluzioni come quelle norvegesi dove, per le aziende per esempio, vale il fifty/fifty per legge nei consigli di amministrazione e chi non lo rispetta chiude. E poi più a lungo termine:
mettersi a guardare al mondo nei panni delle donne per modificare per esempio
modelli ormai obsoleti del tempo di lavoro, ma anche dare una revisionatina a quelli dei servizi, andando incontro alle esigenze delle donne di oggi, dinamiche e con famiglia», spiega Alessandra e conclude: «e poi in futuro coinvolgere al dibattito anche le donne extracomunitarie, perché per ogni donna che lavora ce n'è una che l'aiuta a casa», ma per ora la rete viaggia
solo online e certi progetti con punti d'ascolto o di incontro fisso sono ancora fantascienza.
Info: email
info@emilyguria.it -
www.emilyguria.it