Ieri si è iniziato con andamento lento e il problema principale stava nel solista, che non era il grandissimo Tullio De Piscopo (uno che ha lavorato con Severino Gazzelloni, Gerry Mulligan e, a una vècchia edizione di Sanremo Jazz, addirittura con Woody Shaw: qualcuno si ricorda di quel concerto, che è di 20 anni fa giusti?), ma Giorgio Panariello. Fate voi.
Del Day 1 restano in mente:
1) Marta Cecchetto, fidanzata di un giocatore di fòlber e titolare di una ragguardevole Tête de femme haricot rouge che non sarebbe spiaciuta a Modigliani come non è spiaciuta ai giornalisti presenti;
2) lo chicchissimo tubino grigio sfoggiato, con totale nonchalance, da Margherita Ferrandino, inviata per Rai3;
3) l'agnizione con Angela Calvini dell'Avvenire, con cui da giovani s'andava alle feste delle medie.
Il core business della giornata aveva però la sua location in Apricale, dove ho assistito per voi all'unica rappresentazione della commedia in molti atti dal titolo provvisorio: Nel Castello della Lucertola, davanti a uno sceltissimo pubblico, si presentano libri di streghe scritti da un noto gallerista d'arte milanese e, alla fine, si prende parte a un cospicuo rinfresco allestito dalla locale Pro Loco (mi hanno detto dalla produzione che, quando la commedia sarà replicata, forse le scorceranno un po' il titolo).
Qualche doveroso cenno sui protagonisti e interpreti:
1) Il gallerista, cioè Ippolito Edmondo Ferrario, che ha scritto fra l'altro l'eccellente Triora, anno Domini 1587, veloce ma non corriva e anzi gustosissima storia della stregoneria in questo estremo lembo etc., piena di documenti de paura.
Il ragazzo non ha 30 anni, ma in curriculum vanta mostre dello Zandomeneghi e ha in uscita un notevole noir di cui non vi dico ancora nulla, se non che è sul serio spaventevolissimo;
2)I Sindaci: Roberto Pizzio, di , borgo fra i più belli d'Italia e fornito altresì di bandiera arancione del TCI, elegante padrone di casa e spettacolare guida al Castello della Lucertola, che se lo dovesse mai vedere Michele Soavi tornerebbe ai mai dimenticati fasti di Dellamorte dellamore e abbandonerebbe in fretta gli Alessiboni di turno, pesci lessi buoni per le pischelle innamorate e poco altro (and here's to you, miss Giusi: Boni è uno che dice di amare perché L'Ammòre completa la formazione di un uomo. Sè, la formazione per mercoledì sera contro la Germania, proprio. Ma pensa te) e Lorenzo Lanteri Gaglio della Briga, linguista squisito (maneggia con disinvoltura pure l'arabo, e tanto basti) e sindaco di Triora.
4)La capanna de baci, che vuol dire la conclusione che tutti voi aspettate: cioè la cena. Amici miei: una roba non descrivibile con semplici parole. Vi faccio solo un elenchino di cosa ho preso io, seguendo i consigli del maître de rang:
- zuppetta di funghi e patate profumata di tartufo bianco d'Alba.
- stinco di camùfalo reale in crosta con salsa verde (spettacolo!) e patate novelle (questo link ve lo cercate voi, cortesemente. Tanto non c'è).
- zabaglione caldo e/o freddo al caffè con pansarole, che parlavano tant'erano fragranti.
Tutto ciò annaffiato da un Rossese di Dolceacqua dal profumo intenso ma a gradazione contenuta (12 gradi e mezzo, preside Silva: va bene, no?).
Il Festival di Sanremo che mi interessa, quello cioè del , l'ha già vinto Carlo Fava, amico e grande autore, di una schiatta che va perdendosi: ma voialtri, fatevi un piacere, andate ad Apricale, il paese dell'amore, del Castello e degli innamorati (non quelli come Alessio Boni, neh).