Attualità Magazine Mercoledì 30 maggio 2018

Ruolo e funzione della sinistra, Musso: «Quella strategia necessaria per uscire dall'immobilismo»

Magazine - È opinione corrente che la distinzione fra destra e sinistra abbia perso di significato, ma questa convinzione nasce dalla confusione tra disfunzioni evolutive e necessità dell’evoluzione. È vero infatti che la sinistra non ha più una strategia coerente con gli obbiettivi prefissati, per cui si differenzia dalla destra principalmente per le dichiarazioni di principio, mentre segue prassi equivalenti se non peggiori.Si tratta di un problema comune, anche se meno accentuato, a tutti i paesi democratici che sta compromettendo i valori fondanti della nostra stessa civiltà, per cui sarà necessario chiederci la ragione di questa metamorfosi che ha trasformato la sinistra da positiva forza evolutiva in immobilismo reazionario.

La sinistra ha (o dovrebbe avere), l’obbiettivo di aumentare il benessere della collettività e ridurre le sperequazioni sociali. Marx ci insegna però, che le risorse economiche si ripartiscono fra i vari soggetti in funzione del loro livello di potere: di conseguenza, correttamente, la sinistra fino all’ultimo quarto del secolo scorso ha operato per dare più voce al proletariato, aumentandone i diritti. Sinistra e sindacato hanno così contribuito a far crescere lo spazio di partecipazione democratica: esso è (o dovrebbe essere) l’identità stessa della sinistra e il suo affermarsi ha permesso il più alto livello di benessere diffuso, diritti ed equità distributiva raggiunto dalla società umana.

In questa fase evolutiva il proletariato, soggetto debole da difendere, è stato giustamente identificato con il lavoratore, perché fino al raggiungimento dell’attuale livello democratico l’identità proletario-lavoratore era quasi totale. Alla fine del secolo scorso l’equilibrio si è rotto: il lavoratore infatti non si era più identificato con il proletario/soggetto debole e soprattutto fruiva come lavoratore di molti più diritti di quelli che disponeva come consumatore di beni e servizi. In aggiunta l’evoluzione economico/sociale aveva reso determinante la gestione del territorio che, specie in prospettiva, è destinata ad assorbire il 70 per cento delle risorse economiche e a condizionare lo sviluppo produttivo, la qualità della vita e l’uguaglianza sociale: basta pensare come la disponibilità di efficienti e parzialmente gratuiti servizi pubblici sia diventata determinante per il benessere reale. Questa attività è però fondamentalmente pubblica, perché riguarda sia funzioni regolamentatrici, sia servizi offerti in regime di monopolio naturale, privi perciò del controllo del mercato e di conseguenza non affidabili alla gestione dei privati. In tutti questi settori su cui non si può esercitare un controllo reale, la difesa del lavoratore, sostenuta da sinistra e sindacato, ostacola una corretta erogazione dei servizi dovuti.

La difesa dei lavorati (privilegiati), oggettivamente in contrasto con le necessità della collettività utente (debole), rappresenta di conseguenza una politica di destra che sta smontando progressivamente lo stato sociale, compromettendo sanità, istruzione, trasporti urbani, sicurezza e molti altri diritti faticosamente raggiunti. In quest’ottica si spiegano facilmente il successo della destra e le paure delle collettività deboli che, rifiutando la retorica di sinistra, alimentano le forze populiste.

Che fare per uscire da questo circolo vizioso? La strada obbligata consiste nel ricostruire la struttura pubblica, attualmente in sfacelo, e far crescere il livello democratico, perché le diseguaglianze sociali non sono originate in azienda, secondo la logica marxista, ma a livello politico dalla diversità di diritti riconosciuti: il servo della gleba non doveva la sua miseria alla cattiveria del padrone, ma alla mancanza di qualsiasi diritto sociale. L’attuale crescita delle diseguaglianze sottolinea la crisi della nostra democrazia.

Il problema è di difficile soluzione, perché coinvolge il meccanismo conoscitivo della collettività; però questo non ci esime dal cercare possibili vie d’uscita: per ciò che direttamente mi riguarda, studiando questi argomenti ormai da vent’anni, ho cercato di delineare un’ipotesi nell‘ultimo libro Cercando la democrazia, che uscirà a giugno. Non credo di aver trovato la soluzione, però, ho forse il merito di aver affrontato il problema, perché non sarà possibile fare il salto qualitativo necessario fino a quando considereremo risolutiva la sostituzione del segretario del Pd o l’autorizzazione della UE a sforare il tetto di spesa.

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