Libri Magazine - Martedì 4 luglio 2017

Lavennder, una vacanza paradisiaca nel nuovo fumetto di Giacomo Bevilacqua

di Francesco Cascione
© Sergio Bonelli Editore

Magazine - Lavennder, lo speciale estivo della collana Le Storie (Sergio Bonelli Editore), in uscita il 12 luglio, scritto e disegnato da Giacomo Bevilacqua, è esempio concreto della capacità del suo autore di raccontare storie e del suo talento nel disegnarle.

Giacomo, che ha saputo divertire con le strisce ironiche, spassose e anche poetiche, con protagonista il suo A Panda Piace e che ha letteralmente sorpreso con Il suono del Mondo a Memoria, edito da Bao, una Novel di cui innamorarsi ogni volta che passa per le mani e che è arrivata, a meno di un anno dal debutto, ad una meritata seconda ristampa, parte da quanto fatto come fosse non un punto di arrivo ma solo il campo base, rilancia e offre al lettore, una volta di più, qualcosa di nuovo.

Per prima cosa, Giacomo sa raccontare i personaggi che mette in scena disegnandoli, non solo letteralmente, ma sapendo costruire il loro background in pochi tratti decisi e definiti. Incontrarli è come riconoscerli attraverso una polaroid scattata alla fine di una vacanza, o di un’avventura.

Se ne Il suono del Mondo a Memoria i due protagonisti si trovano come isole che vanno alla deriva a New York, in Lavennder Gwen ed Aaron – i due protagonisti - l’isola l’hanno attorno, loro sono invece saldi una nelle mani dell’altro. Si amano e la prospettiva di una vacanza con tutto il mondo fuori è quanto di più bello possano desiderare.

Se il Paradiso è rivivere il momento nel quale si è stati felici, l’Isola è decisamente il loro. Subito dopo i personaggi, come per un ospite invitato ad entrare nella casa di due amici, viene il contesto, la scena su cui su muovono Gwen e Aaron.

L’isola deserta, che resta senza nome, è dettagliata magnificamente.

Ha colori, spazi e suoni che colpiscono. Il cambio di telecamera, il campo lungo che annuncia ma non mostra, ha il potere di immergere completamente, ma allo stesso tempo diffonde nel lettore il senso di angoscia che è parte stessa di una bella vacanza all’aperto.

L’atteggiamento delle persone verso un bosco le identifica in due categorie: chi ne resta affascinato e spaventato, e chi, invece, affascinato, fa finta di non subirne la suggestione. A questo segue una notevole capacità di saper prendere per mano il lettore e farlo accomodare al centro della storia, divendone parte attiva.

Conosciamo Aaron e Gwen all’inizio di una vacanza da sogno; soli, naufraghi volontari, per un all in su un’isola tutta per loro: liberi e spensierati come i ragazzi di Laguna Blu, un classico quando si parla di sensualità e isola deserta.

Se lo studio dei colori del Suono del Mondo a Memoria aveva avuto il grande merito di trasportare su carta il cielo di New York – Giacomo ha un talento unico nel raccontare i colori – in Lavennder è il mare ad essere protagonista assieme ai colori di un cielo da paradiso e la vegetazione lussureggiante che abita l’Isola.

Molto facile per il lettore cercare nel racconto i rimandi a classici contemporanei come The Beach, vero, ma ogni volta ci si appoggia al noto come fosse un appiglio sicuro, come se il rimando fosse stato utilizzato come scorciatoia narrativa, arriva improvviso il cambio di passo, la svolta che disorienta e diverte. Tutto questo conferisce all’albo un ritmo serrato, un crescendo costante che porta all’epilogo.

Le pagine scorrono veloci, e se non fosse per l’animo del turista in vacanza che afferra e costringe il lettore a fermarsi a guardare le trasparenze del cielo e a luce dell’acqua, si correrebbe il rischio di veder scorrere i fatti veloci come il paesaggio attraverso la finestra di un treno. Lavennder ha una struttura tale da renderla storia ideale perché sia raccontata attorno al fuoco durante un campeggio.

Giacomo è narratore capace di portare la storia al pubblico, e che si diverte un mondo a produrre un legame empatico tra lettore e protagonisti. Aaron e Gwen sono due ragazzi nei quali è facile ritrovarsi; hanno passione, bagagli ingombranti lasciati a casa, e dubbi, fobie e coraggio che è semplice riconoscere come propri.

I due sono una trappola narrativa perfetta nel quale il lettore cade di gusto per poi farsi sorprendere dal narratore. Trama, disegno, colore e protagonisti fanno di Lavennder una piacevole sorpresa dalla prima all’ultima tavola, un’ottima occasione di lettura estiva di quello che sotto molti aspetti sa collocarsi tra le storie meglio riuscite di una collana dalla qualità generalmente decisamente sopra la sufficienza.

Una storia che sa colpire per tutti gli elementi messi in scena. Una storia, che se si desidera parlarne, è bene dimenticare dopo la parola fine, anche perché, se la si ri-inizia dopo avere recuperato la verginità del lettore, diventa inevitabile cogliere i dettagli, la profondità di un albo che unisce una spensieratezza da vacanza al senso di angoscia che cresce fino alle ultime, imprevedibili tavole.

Il finale arriva esattamente un momento prima l'aver finito di raccogliere e collegare gli indizi disseminati in giro per l’isola, comunque troppo tardi per non esserne travolti.

Giacomo gioca a nascondersi e si fa stanare un attimo dopo aver colpito, con il risultato di lasciare un segno indelebile ed un gusto per quello che si è letto che diverte davvero.

Un albo, insomma, per cui vale la pena aspettare il 12 luglio – data di uscita – come fosse il 1982 e aspettassimo Italia – Germania e che come tale va atteso, acquistato, annusato, sfogliato e, ovviamente, divorato, meglio se in riva al mare.

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