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Cinema Magazine - Giovedì 15 giugno 2017

Sognare è vivere: Natalie Portman porta al cinema Amos Oz

di Barbara Cosimo

Magazine - Natalie Portman è al cinema con il triplo ruolo di attrice, sceneggiatrice e regista esordiente con il film Sognare è vivere (titolo originale ebraico Sipur Al Ahava Ve Chosech), un film struggente e nostalgico tratto dal bestseller dei primi anni 2000 Una storia di amore e di tenebra, dello scrittore israeliano Amos Oz.

Girato a Gerusalemme tra il 2014 e il 2015, il film ha avuto un periodo di gestazione di otto anni, durante il quale Portman ne ha perfezionato la sceneggiatura perché fosse all’altezza del romanzo. Si tratta dell’autobiografia dello stesso Amos Oz, raccontando attraverso i suoi occhi di bambino le doppie vicende di una famiglia e di un intero popolo. Trasferitasi in Palestina per fuggire alle persecuzioni naziste degli anni ’30-’40, la famiglia di Amos Oz si ritrova catapultata in una realtà non facile da interpretare, in cui la lotta politica per l’indipendenza e quella fisica, portata dalla guerra civile, si scontrano con le vicende personali.

Poliglotti, intellettuali ed estremamente colti, Arieh (Gilad Kahana) e Fania (Natalie Portman) Klausner, i genitori di Amos, vivono in modo diverso non solo le tragiche vicende politiche, ma anche la stessa vita quotidiana. Così, mentre il padre guarda con ottimismo al futuro, la bellissima e tormentata madre Fania si chiude dietro un muro di rimpianti e desiderio di evasione, che sfoga con la scrittura di racconti e poesie che condivide con il figlio.

Se Natalie Portman si conferma per l’ennesima volta un’attrice sublime, capace di dipingere con delicata fierezza le passioni, le ossessioni e il conseguente declino psicologico di una donna, la sua regia si dimostra, al contrario, un po’ acerba. Lo si coglie nei continui, e spesso eccessivi, salti tra i flashback sulla sua infanzia e giovinezza e i racconti quasi onirici con i quali coinvolge il figlio, ma anche nella volontà di lasciar prevalere le piccole vicende familiari rispetto agli aspetti storici della vicenda. Il film rimane comunque un tenero e poetico esempio di quelle storie dolci e amare capaci di commuovere e conquistare, oltre che di un cinema sofisticato e ben fatto.

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