Attualità Magazine - Martedì 23 maggio 2017

Macron e Trump, due vittorie a confonto

© Flickr/ Jeso Carneiro

Magazine - La vittoria di Macron ha permesso di tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo; si è anche dedotto che l’Europa reagiva bene e dimostrava maggiore resistenza al populismo dell’America dove Trump aveva vinto, mentre in Francia Le Pen era stata battuta. Qualcuno ipotizza già il superamento del populismo.

Non è così semplice e conviene evitare questi errori di valutazione. Innanzi tutto il populismo non nasce dall’immaturità della popolazione incapace di capire i propri interessi, ma al contrario dal buon senso collettivo che, pur senza un’adeguata spiegazione logico/culturale, rileva che non regge più l’attuale meccanismo democratico. Il popolo “sovrano” viene infatti spogliato dei suoi diritti, mentre i governanti, senza più controlli, difendendo solo i propri interessi, alimentano la crisi economica.

Prevale così il totale rifiuto del potere politico; non può certo rappresentare una scelta alternativa ma è comunque una fase necessaria per ricercare una diversa soluzione. Nessuno crede all’alternativa utopica dell’anarchia e ci si limita a dare fiducia a chi promette una politica senza politici: contraddizione in termini perché, ricordando Marx, l’inadeguatezza del politico non deriva da un fatto esistenziale ma dal suo attuale ruolo.

Nella U.E., in particolare in Italia, i politici, per difendersi dalla crescente impopolarità, scaricano la responsabilità della crisi sui diktat della U.E. che, limitando la capacità di spesa, impedisce la ripresa economica. Sappiamo che le richieste italiane – normalmente un decina di miliardi – insignificanti rispetto all’obbiettivo dichiarato, servono solo per coprire il maggior costo della struttura pubblica che aumenta regolarmente, nonostante la crisi, di circa un 3% all’anno - pari appunto a una decina di miliardi.

Da questo inganno nasce la differenza con gli U.S.A. Infatti tutte le contestazioni populiste puntano sull’uscita dalla U.E. per ritrovare la “libertà” operativa e il “benessere” del passato. Protestare contro l’inaccettabile presente è però ben diverso dal sognare un ritorno al passato e credere che l’Italia con la lira possa ancora resistere nel moderno villaggio globale quando per il caos finanziario i soggetti speculativi sono capaci di fare saltare qualsiasi moneta debole. L’esperienza della Brexit, nata come normale protesta e trasformatasi in un’ipoteca sul futuro dell’Inghilterra, non spinge a ripetere l’esperienza. Pare che anche Le Pen fosse spaventata dall’eventualità di vincere.

Negli U.S.A., mancando questo condizionamento, la vittoria di Trump si è nutrita della disperata speranza di un possibile cambiamento; analogamente è successo in Italia con il Comune di Roma. Macron in Francia è risultato vincente proprio perché ha contestato solo i politici (d'altronde difficilmente difendibili), ma lo ha fatto in nome dei valori della nostra società di cui la U.E. è uno degli elementi principali. Forse anche in Italia dovremmo capire che la U.E. frena l’accentuarsi della crisi, così combatterla è come tagliare il ramo su cui siamo seduti.

Oggi al cinema

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