I poteri di Leviatan
A questo punto, forse, vi starete ponendo dei quesiti sulla misteriosa empatia passiva. Nel mio ruolo di narratore, ho il dovere di illustrarvi il funzionamento dei poteri di Leviatan.
Ci sono poteri utili, poteri inutili, poteri dannosi. Leviatan li aveva tutti.
Immaginate un potere, uno qualunque. Leviatan ce l’aveva.
A parte forse il sudore corrosivo, i superacidi gastrici e le lumache divoratrici nell’intestino, tutti gli altri poteri erano codificati nel suo dna. Poteri utili, la superforza. Inutili, il superventroloquismo. Dannosi, l’empatia passiva.
Solo, Leviatan aveva due poteri per volta. Che si ricombinavano ogni dodici ore. Alle sette, e alle diciannove.
Se dalle sette alle diciannove era un supereroe telepatico in grado di volare, dalle diciannove alle sette del mattino dopo poteva correre alla velocità del suono e parlare con le piante.
Due volte in una giornata, automaticamente, i poteri mutavano. Leviatan faceva colazione con la telecinesi e la vista calorifica, andava a cena con il superudito e il fattore rigenerante.
Due volte al giorno.
Ogni giorno della sua vita.
I suoi poteri –e qui stava il problema primario- si mescolavano in modo casuale. Alle diciotto e cinquantanove di ogni sera e alle sei e cinquantanove di ogni mattina, Daniel/Leviatan chiudeva gli occhi e si preparava a un evento imprevedibile.
Sessanta secondo dopo, il suo dna si ricombinava.
Immaginate lo stress di questa strana condizione.
Immaginate Leviatan in volo, invulnerabile, mille metri sopra le montagne Rocciose, alle sette meno un minuto. Sessanta secondi dopo, Leviatan si ritrova con la precognizione e la vista microscopica. Tutto quello che può fare è prevedere un fatale schianto sulle rocce. Delle quali può studiare la struttura subatomica, mentre si avvicinano veloci alla sua faccia.
C’era una combinazione di poteri particolarmente disgraziata, la peggiore in assoluto, che Leviatan chiamava la Luna Nera. La Luna Nera era il superventriloquismo accoppiato alla vetrificazione della carne, il potere cioè, di trasformarsi in vetro.
Mai, nella sua lunga carriera, Leviatan aveva tratto giovamento dal superventroloquismo. Ma, soprattutto, mai e poi mai aveva desiderato per qualsivoglia motivo di trasformarsi in vetro. Non c’è un motivo al mondo per cui un supereroe dovrebbe volersi trasformare in vetro.
Ogni giorno, alla sera e alla mattina, Leviatan chiudeva gli occhi temendo l’arrivo della Luna Nera. O delle altre novantotto combinazioni classificabili come particolarmente disgraziate.
© Casa editrice Guanda
Prima pubblicazione in 'Narratori della Fenice' gennaio 2009