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Nicla Vassallo
© foto: Gianni Ansaldi

Come fai a saperlo? Il saggio di Nicla Vassallo

La pensatrice genovese alle prese con Matrix, un film che si presta a riflessioni sullo scetticismo. Il suo intevento nella raccolta 'Stramaledettamente logico. Esercizi di filosofia su pellicola'
di Nicla Vassallo
GENOVA, 7 OTTOBRE 2009
Quanto segue è tratto dal saggio di Nicla Vassallo (Università degli Studi di Genova), Come fai a saperlo?, uscito da poco in Stramaledettamente logico. Esercizi di filosofia su pellicola, a cura di Armando Massarenti (Laterza, Roma-Bari, 2009). Con una prefazione e una postfazione di Massarenti stesso, al volume hanno contributo, oltre a Nicla Vassallo, Claudia Bianchi (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), Roberto Casati (CNRS Institut Nicod di Parigi) e Achille Varzi (Columbia University di New York). Il proposito: mostrare che si può trattare seriamente di cinema e filosofia, evitando di cedere alle "cattive" tentazioni della cosiddetta "pop philosophy"

Stradamaledettamente logico. Esercizi di filosofia su pellicola
È andata a finire così. La filosofia viva, vitale, è fuggita dai libri accademici e si è rifugiata al cinema.
Chi non si è chiesto se Neo in Matrix abbia fatto bene a prendere la pillola rossa, o non avrebbe invece dovuto prendere quella blu. Chi non si è domandato se Terminator può veramente cambiare il presente saltando dal suo futuro al nostro passato. Oltre il giardino, uno dei classici del ventesimo secolo, ci ricorda con elegante violenza che non siamo padroni delle nostre parole o del nostro destino. Vorreste davvero diventare Presidenti per caso? In Ricomincio da capo un uomo è intrappolato in un presente eternamente ripetuto: solo l'amore potrà liberarlo, ma come imparare ad amare nel mondo dell'eterno ritorno? Cinque filosofi italiani - Armando Massarenti, Achille C. Varzi, Roberto Casati, Nicla Vassallo, Claudia Bianchi - affrontano alcune tra le più complesse e intriganti domande filosofiche, a partire da altrettante sceneggiature per il cinema: come fai a sapere quanto credi di sapere e che non stai invece sognando? In che modo interpreti le parole e i comportamenti degli altri e come fai a essere sicuro di aver capito cosa intendono dire davvero? È possibile cambiare il presente intervenendo sul passato? L'onniscienza renderebbe Dio un essere migliore degli uomini? I lettori sono tutti invitati ad acquistare un biglietto per una proiezione ad alta tensione mentale e accomodarsi in poltrona.

Volendo valutarlo dal punto di vista di una possibile soluzione del problema dello scetticismo, Matrix ci offre in realtà poco: non vi si trova nessun serio tentativo filosofico [...] e per di più vi si commette l'errore di lasciare intendere che la "sconfitta" dell'ipotesi scettica possa venirci garantita dalla pillola rossa. [...] Neo ingerisce la pillola rossa all'interno della Matrice e di conseguenza nulla assicura che non stia sognando di ingerire la pillola, o che non sia ingannato in modo tale da credere falsamente di ingerirla.

Tuttavia, è innegabile che Matrix sollevi nell'epistemologo di professione il problema dello scetticismo, insieme alle sue varie possibili soluzioni; dato che è sempre importante aver presenti le ipotesi scettiche, il solo fatto che ci ricordi queste ipotesi rende Matrix un film degno di una speciale attenzione epistemologica, anche se non è certo l'unico film a meritarla. D'altra parte, non si può dimenticare che l'epistemologo di professione si avventura spesso in scenari scettici, senza aver bisogno di ricorrere ad alcun film; anzi preferisce magari film che, parafrasando Hume, lo curino dalla tristezza e dal delirio filosofico dello scetticismo, gli consentano di svagarsi e di mandare in fuga tutte le chimere scettiche. Qualche avventura scettica preziosa Matrix però la garantisce a ogni spettatore, anche a chi è del tutto digiuno di filosofia, e risiede forse in ciò il valore aggiunto del film.

Fino alla scena della pillola rossa versus pillola blu, lo spettatore è convinto che Neo viva in un mondo reale; solo in seguito si rende conto che Neo conduceva in precedenza un'esistenza virtuale in un mondo fittizio, mondo in cui le macchine ingannano sistematicamente gli esseri umani dal punto di vista epistemico. Indotto in tal modo a sperimentare l'ipotesi scettica del demone, o del cervello in una vasca, lo spettatore si domanderà come è possibile sapere di non essere intrappolati in situazioni simili. L'ipotesi del sogno, inoltre, è ben presente in alcune affermazioni e domande di Morpheus, ma soprattutto in una sequenza precisa: quando Neo viene arrestato e interrogato, alcuni agenti gli iniettano una cimice nell'ombelico; poco dopo però egli si sveglia da un incubo, cosicché lo spettatore si convince che Neo abbia solo sognato la brutta vicenda della cimice. E tuttavia questa convinzione viene smentita nella scena in cui, prima di essere condotto da Morpheus, Neo subisce l'aspirazione della cimice: lo spettatore si chiederà a questo punto come possiamo sapere di non stare sognando. Queste due avventure introducono, o addirittura costringono, lo spettatore a una "sensazione del vero", che richiama alla mente le proiezioni dei dieci brevissimi film dei fratelli Lumière: era il 28 dicembre 1895, Parigi, al Grand Café des Capucines, e in uno tra i "corti" un treno entrava in una stazione, provocando nello spettatore la sensazione di venire travolto da esso.

Matrix pone lo spettatore in situazioni epistemiche specifiche, dandogli l'opportunità di sperimentare "su di sé" due avventure scettiche classiche, con una grande capacità di rendere manifesti a tutti (non solo all'epistemologo di professione) precisi problemi filosofici, tramite una trama ben escogitata. Difatti, se la trama si fosse dipanata in modo diverso, poteva non esserci alcuna avventura scettica interessante da sperimentare. Per esempio, se fosse stato da subito chiaro che il mondo in cui Neo si trovava era un mondo fittizio creato ad hoc dalle macchine, allo scopo di illudere gli esseri umani, lo spettatore non sarebbe stato portato a interrogarsi sulla natura epistemica dei mondi (reale o fittizio?) né a sollevare domande scettiche; solo l'epistemologo avrebbe colto la somiglianza tra il mondo fittizio e l'ipotesi scettica. È chiaro che lo stesso discorso sulla trama vale nel caso dell'ipotesi del sogno.

In altre parole, Matrix sprona ogni spettatore a filosofare e, più in particolare, a fare epistemologia attraverso le domande fondamentali dello scetticismo globale. Utilizzando quale "tecnica", oltre a quella scontatamente filmica? Vi sono in sostanza pochi modi per filosofare bene: attraverso buone tesi, argomentazioni rigorose, esperimenti mentali efficaci. Se, da una parte, in Matrix non si trovano né buone tesi, né grandi argomentazioni, d'altra parte vi sono, invece, rappresentati apprezzabili esperimenti mentali, quali le ipotesi scettiche del sogno, del demone e del cervello in una vasca.

[...] un esperimento mentale ci porta a vagliare una possibilità, al fine di comprendere cosa da essa segue: gli esperimenti mentali che compaiono nel film assolvono a questa funzione. Per la maggior parte, Matrix ce li propone tramite immagini visive, e non tramite affermazioni, domande o conversazioni [...]. Ed è opportuno che sia così: un film è composto basilarmente di immagini, non di argomentazioni, altrimenti non si tratterrebbe di un film, bensì di un saggio filosofico (o di un saggio d'altro genere), e, ad ogni buon conto, non si potrebbero catalogare tra i film quelli muti, che hanno invece dato origine alle prime pellicole cinematografiche. Se è vero che nel filosofare si impiega principalmente il discorso argomentato (parlato e/o scritto), è altrettanto vero che una delle sue tecniche (gli esperimenti mentali) può trovare una fruttuosa espressione nelle immagini, come Matrix ben ci attesta.

 


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Nella foto: Nicla Vassallo



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