Certo che creare un personaggio come un avvocato scrittore è un bel colpo. Non è banale come si potrebbe pensare. Pensate, che so, a Fred Uhlman, quello de L'amico ritrovato. Così ci capiamo subito.
Uno che scrive, ma intanto deve continuare a lavorare per sbarcare il lunario. Poi ti arriva un libro che parte dal basso, dalla Liguria più stretta e sale fino all'inevitabile Milano. E da avvocato degli zanza diventi subito un autore di culto, uno scrittore che fa deragliare i lettori dentro le librerie. A comando visivo dietro le vetrine dove i libri vengono impilati.
Questo è l'incipit furbo, sotto pelle e dentro la pancia de La forgia del diavolo, l'ultima fatica di Maurizio Lanteri e Lilli Luini (Fratelli Frilli 2009, pag. 321, 12,90 Eu).
Questo avvocato solitario, nel senso che lavora proprio da solo, senza manco un praticante, si ritrova davanti ad un bel vuoto creativo. Di lì una mail che gli arriva come cacio sui maccheroni e l'offerta sconosciuta di scrivere un libro a quattro mani. Magica perversione del web, dove ti può arrivare un'offerta preziosa tra la notte ed il giorno. Storia d'amore o thriller, oppure noir che fa anche un po' male? Il segreto di questo libro sta in questo. Nel male puro. E nel dolore.
Prima di tutto i due autori devono aver piantato nelle pagine le esperienze di una vita. I viaggi, le sensazioni, le letture. Ci sono tutte, nessuno escluso. Poi ci sono tanti fantasmi.
La descrizione dell'amore tra il corso, che diventerà un perfetto criminale, e la sua donna, presa nel fiore dei primi anni post adolescenza, è una storia fredda come metallo sulla faccia.
Sembra quasi che uno degli autori abbia una partecipazione emotiva nella vita di questa donna, che viene violata da tutti gli uomini che si prendono le donne bambine. Per poi maltrattarle e perderle in un abisso sempre uguale, fatto di botte, gelosia, cattiveria.
Così come il male scende lungo gli anelli di una schiena bifida. Il fratello della protagonista è nato così, con una voglia spasmodica di camminare e correre come gli altri bambini.
Il libro stupisce per un'altra cosa.
La paura non esiste se non nella realtà. Prenderla e renderla fisica, farla sentire anche se da lontano, come un odore forte, un afrore di sudore che ti allaga le narici, questo è il colpo da novanta scudi. L'ala del gabbiano che cala sul mare come un aereo con comandi in folle.
Essere avvocati e fare la professione non è semplice. Qui il ritratto di un mestiere è secco, senza un solo complimento.
Ci deve essere stata una ricerca anche in questo senso. Solo che il libro, che ti ha portato in una direzione da cui ti aspetti qualcosa di conseguente, scarta all'improvviso e finisce in cortocircuito. Non c'è un cazzo da fare quando la fantasia viene superata dalla realtà. Finisce che ti bruci a vedere quanto è amara. Che fine terribile. Maledetta epopea del male quanto fa divertire. A volte, un bagno all'inferno può far davvero bene. Vi ricordate Oscar Wilde? «Sono contento di finire in paradiso per il clima, ma so già che mi annoierei mortalmente per la compagnia». Portatevi questo libro in paradiso. Almeno potrete fare a meno della compagnia.