Del
Merlo indiano si è già parlato sul web e
altrove. Mentelocale vi aveva già annunciato, amici miei e non della ventura, la presentazione di questo
gioiellino, avvisando a mo' di minaccia che, oltre alla spettacolare
Wanda Valli ci sarebbe stato il
vòster-sèmper-vòster, cioè a dirsi io.
In realtà, egli doveva essere altrove, cioè a
Verges,
en la Diputaciò de Girona, per il concerto di congedo del
màs grànde, cioè
Lluis Llach. Ci sarei stato in compagnia grandiosa, cioè per esempio con
doña Gràciela Gambeggi y su compañero, el tupamaro de Montevideo, Uruguay Roberto Che Coggiola. Ma a
Daniela Rossi non si resiste.
La location è di ultraclasse: la
Libreria del Porto Antico, del libraio ottimo
Andrea Guglielmino.
Andrea è il primo che conosco, ma segue a lui
Anna,
windy smile, in a
flowered gone ed è già come essere a mezza via tra una canzone dei Beatles e una lirica di
D. H. Lawrence. Dopo di che, il libro.
Daniela Rossi racconta un amore perso a Sanremo, a Sanremo né d'estate né d'inverno - e oltre a quello altri amori, nessuno casuale, tutti situati nei paraggi della città d'o
Festivàl. Lo fa con lingua tagliente e morbida, di donna e madre, non dimentica di
Edipo né della spesso oblìata, a tutti noi carissima,
Elettra. Siccome questo dà però l'idea di una discreta pàlla, non temiate, voi che mi leggete e siete a me più cari della collezione di 45 di
Fred Bongusto, questo libro fa anche ridere.
Daniela Rossi ha letto e conosce l'umorismo acre di una
Dorothy Parker e, presente la capa
Laura Guglielmi, fascinosa come non mai in calze voilée e gonna non corta abbastanza, in compagnia del grandioso
Cesare Viel, ne fa sfoggio.
La presentazione va che è una bomba, la platea è
Alta Di Gamma, per cui le mie
Pollini vintage sono tollerabili solo con sprezzatura genovese.
Finito il business, e conosciuto
Marco Traverso, editore coraggioso e onesto, non che padrino di uno dei più memorabili esordi italiani di quest'anno, cioè
Fabrizia Pinna di cui tutto sapete, si va a mangiare.
Anche lì, platea sceltissima:
Armando Besio, intenditore d'arte e giornalista d'antan, il di lui padre
Riccardo, umorista alla
Woodehouse, il figlio
Marco, mio ospite in una favolosa palazzina in stile
Coppedè,
Eugenia, obiettivo dei miei consueti
versi a memoria e altri che ora dimentico.
La location della cena era a livello di tutto il resto: il wine bar e ristorante
I tre merli, di cui almeno segnalo con 3 cappelli e 55 calici le ostie dorate d'acciughe su riso selvatico nero, il delicatissimo stoccafisso tagliato in umido alla Mario, annaffiati da un notevole, per me sempre sorprendente
Vermentino D.O.C. Golfo del Tigullio. Qualcuno avrà notato che manca un titolo:
miss-presentazione-del-libro-di-Daniela-2007. È che stavolta sono intimidito nell'incoronare,
hic donec aliter provideatur, la superba
Giulia Grondona. Da qui in avanti, è lei la mia
Genova per noi.