Beware of the Blob, it creeps!
Amici miei e non della ventura, ricordate questa fantastica canzoncina dei
Five Blobs, ma scritta addirittura da
Burt Bacharach, su testo inarrivabile del fido Hal David, colonna sonora del favoloso film
The blob e oggi colonna sonora dell'unico programma guardabile in chiaro sulle tivù italiane, cioè appunto
Blob?
Spero che sì, accidèmpoli. Ecco, ora fate un veloce cambio di consonante finale e arrivate a
Beware of the blog, it creeps , che è un mònito peloso ma non del tutto infondato.
I
blog sono un fenomeno, una realtà, una pandemìa. Tutti ne parlano, quasi tutti ne hanno uno (eccetto il vostro fido cronista mondano e il suo eterno implicit reader, l'amico preside
Antonio Silva; il quale però mi confidava, una di ste sere, di volerne aprire uno, scritto in
sanscrito e
Mittelhochdeutsch, con accesso limitato ai soci del Club Tenco pur che dotati di tessera da almeno 3 anni).
Tutti hanno un blog, ma i blog interessanti sono pochi. Tra i più notevoli, e ringrazio l'amico
Paolo Melpunk per avermelo indicato, c'è quello di
Scrivana.
Non è un blog raccontabile con parole: primo perché dispone di un lay out grafico micidiale, secondo perché usa le parole con una parsimonia intelligente a me, come noto, ignota.
Leggendo questo blog, l'editore
Untitl Ed sceglie, oltre a quelli di
Demetrio Paolin (da cui il libro
Il pasto grigio) e di
Alessandra Galetta, quello di Alessandra D'Agostino, che è appunto la Scrivana.
Il risultato è questo notevolissimo
Voice Recorder, di cui si può dire senz'altro che:
1) è un libro
2) ha dimensioni ragionevoli (120 pagine)
3) vanta il migliore aspetto grafico dai tempi del lavoro di
Munari (identico per i 3 volumi finora pubblicati: tascabile in 16mo, fondo grigio con similbigliettino in centro, recante il solo titolo alla seconda riga di 9 numerate. Fa-vo-lo-so!)
4) contiene
fabulae e intrecci in numero enorme, da leggersi con l'aiuto di
nonno Vladi Propp
5) pronuncia con dolcezza evasiva le parole che tutti vogliono ascoltare e non sanno dire: fuga, paura, amore, riso, morte, nascondimento (altre più belle ancora a vostra scelta, amici)
5.1) queste parole, le costruisce con la semplicità del
Tractatus di Wittgenstein (esempio a caso, però mirabile, sul serio:
Sono pronta ad averti qui.
Tu, ma io non so.
Vieni qui.
Dove?
Tra le mie braccia)
6) all'autrice sta cosa potrà interessare come no, ma questi testi di romanzo o poesia o altro o tutt'insieme potrebbero musicarsi soltanto da un gigante come il mio amico
Joan Isaac.
7) alla fine, riesce a raccontare un'unica, più grande storia: che è quella della passione tra chi legge per la cosa che legge (questo è un concetto che pare strano, se non lo spiega
Jean Starobinski, mio maestro inconsapevole).
Fatevi un bel regalino per l'inizio dell'anno: comprate
Voice Recorder e poi, dal
2 al 5 febbraio prossimi, fate un salto a
In-Edita: ci sarà Alessandra, con gli altri autori di Untitle Ed e tutto il resto della fiera. Da non perdere, e per una volta non capita nel consueto, rutilante, estremo
lembo del Ponente etc.